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«Soldi pubblici buttati
nei cassoni dei rifiuti»

CASTELFIDARDO - Solidarietà Popolare, lista civica di minoranza, critica i costi sostenuti dall'Amministrazione comunale per spostare il contenitore della raccolta differenziata, impropriamente posizionato in via Battisti, incaricando la ditta che l'aveva fornito invece di impegnare il personale del Comune
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I cassoni dei rifiuti davanti alle mura in via Battisti a Castelfidardo

 

 

«E io pago…9.200 euro di soldi pubblici buttati nei cassoni dei rifiuti. Con determina numero 5/28 del 25 febbraio scorso il Comune di Castelfidardo ha affidato direttamente il servizio di smontaggio box in legno destinato alla raccolta dei rifiuti sito in Via Ceseare Battisti, alla stessa ditta che nel 2019 aveva eseguito la fornitura e installazione di tutti i 5 cassoni dislocati per la città al costo di 35.916 euro. E’ stata la Soprintendenza che, su segnalazione dei nostri consiglieri, ha richiesto la rimozione del cassone posizionato a ridosso delle mura storiche». A segnalare il documento è la lista civica di minoranza Solidarietà Popolare che sul tema aveva presentato anche un’interrogazione discussa nel corso del Consiglio comunale del 26 maggio 2020. «Oggi apprendiamo – prosegue la nota di Sp – che non solo a nostro giudizio sono stati sprecati i soldi per l’acquisto del cassone posizionato impropriamente lungo via Battisti, 7.200 euro circa, ma, anziché impegnare personale del Comune, per lo smontaggio si chiama la stessa ditta che ha fornito i cassoni al costo di 2.000 euro giustificando l’affidamento diretto in quanto, si legge nella delibera, la ditta stessa sarebbe “a conoscenza delle modalità costitutive e realizzative del medesimo”. Vedendo la struttura non sembra nasconda particolari segreti tecnici tali da giustitficare la spesa o l’intervento di tecnici specialisti, sembrano più un banale assemblamento di pochi pannelli in legno e tenuti insieme da 4 viti. Insomma, facendo i conti, l’Amministrazione pentastellata ha letteralmente “gettato nei cassonetti” circa 9.200 euro di soldi pubblici (7.200 prima e 2.000 poi) che potevano trovare impiego più dignitoso».

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