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«Il futuro non si chiude,
serve una data per ripartire»
La protesta del commercio (Foto)

ANCONA - Questa mattina in via Totti il presidio dei rappresentanti del settore terziario per chiedere al governo di riaprire le attività. Lo chef Moreno Cedroni: «Abbiamo dimostrato che non siamo noi i portatori del contagio». Marcello Nicolini, titolare del Laghetto di Portonovo: «Vogliamo attivarci anche per il pranzo, la ripartenza deve essere totale»
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Manifestazione alla Confcommercio

di Alberto Bignami (foto di Giusy Marinelli)

«#Ilfuturononsichiude». All’insegna di questo hashtag, si è tenuta anche ad Ancona la manifestazione nazionale che ha visto questa mattina, nel piazzale antistante la sede della Confcommercio Marche alla Baraccola, i commercianti di ogni settore che – pur di far sentire la loro voce –  hanno sfidato anche la pioggia che si è accanita proprio poco dopo le 11.

Marcello Nicolini

«C’è la voglia di ripartire – ha detto Marcello Nicolini, titolare de ‘Il Laghetto’ di Portonovo – e una data può darci, almeno mentalmente, un po’ di forza in più. Chiaro che la data passa attraverso i dati, i vaccini ma vorremmo una speranza in più. La riapertura sarebbe auspicabile anche alla sera – spiega – perché a pranzo non è sufficiente per le strutture che abbiamo noi. Se deve essere apertura, deve essere totale». Ma quanto è palpabile questa speranza di poter aprire? «Ho voglia di ripartire e sento tanto rumore intorno ma penso che dobbiamo ancora attendere – riflette Nicolini  -. Non penso che il primo maggio sia una data decisiva. Me lo auguro per noi, ma anche fosse metà maggio andrebbe bene ugualmente. L’importante  è che si riapra». Presente anche Moreno Cedroni, chef e patron dei locali Madonnina del pescatore di Senigallia, il Clandestino di Portonovo e di Anikò di Senigallia. «Quella di maggio (il primo, ndr) – dice – è una data sia credibile che rassicurante.  Ci siamo, ma se andiamo oltre  sarà preoccupante. Abbiamo dimostrato che non siamo noi i portatori di contagi. Però si è visto in tutta Europa e nel mondo che purtroppo l’aumento dei contagi genera grandi problematiche negli ospedali: noi eravamo un anello di congiunzione di una catena di convivialità delle persone e quindi – spiega – hanno dovuto staccare anche il nostro anello; ma abbiamo dimostrato che non siamo noi i portatori di contagio».

Moreno Cedroni

Alessandro Filippetti, presidente del Consorzio Falcomar, ha fatto un quadro del settore riguardante gli stabilimenti balneari. «Come Falconara Marittima, siamo già a buon punto e ci faremo trovare pronti – dice – per una eventuale apertura, ufficializzata per il primo maggio. Chiaramente, tutte le attività di ristorazione, hanno bisogno di programmazione. Per quanto riguarda gli stabilimenti balneari, noi abbiamo l’esperienza dell’anno precedente quando fu anche per noi una cosa nuova. Dovevamo approcciare ad un percorso per stare in sicurezza mentre quest’anno abbiamo già i protocolli gestionali e le linee guida del 2020. Se queste rimangono – aggiunge – siamo già preparati. L’anno scorso ha funzionato e quest’anno, forse, potrebbero esserci dei ritocchi comunque migliorativi. Possiamo tornare a lavorare, seguendo sempre un protocollo molto preciso, facendo ripartire il sistema produttivo del sistema balneare. L’anno scorso siamo partiti il 29 di maggio. Adesso seguiamo la campagna vaccinale, che è fondamentale, e siamo tutti fiduciosi che questa curva cali. Poi seguiremo semplicemente le regole che ci verranno imposte». Per quanto riguarda le prenotazioni: «Non lavoriamo  con il turismo nazionale ed estero anche se storicamente abbiamo clienti da alcune regioni italiane. Lavoriamo con clientela locale e l’anno scorso lo si è fatto abbastanza bene. Prenotazioni, al momento – continua – dunque non ve ne sono, ma sembra comunque che ci sia una forte voglia di tornare al mare e gli auspici sono buoni: speriamo – conclude – nel calo della curva, che ci faccia tornare in una zona bianca per lavorare in sicurezza e tranquillità oltre, ovviamente, che nel bel tempo».

Alessandro Filippetti

Tra i settori più martoriati, quelli dei locali da ballo. Francesco Sabbatini Rossetti, rappresentante del Sindacato Italiano Locali da Ballo e gestore di Mamamia di Senigallia, il Miami di Monsano e il Noir di Jesi: «Due dei tre sono chiusi da 15 mesi ormai – dice – mentre il Mamamia nel 2020 è riuscito a fare 9 serate nella scorsa estate e quindi siamo chiusi da 10 mesi. Questa è la nostra situazione drammatica perché ormai abbiamo finito anche la voce, oltre che i soldi. Abbiamo poi continuato a pagare la Tari, con i locali chiusi. Siamo inoltre stati completamente esclusi dal decreto ristori di dicembre – aggiunge – quindi il nostro settore è stato completamente dimenticato e abbandonato. Chiediamo una riapertura ovviamente nella massima sicurezza, per la prossima estate e almeno per i locali all’aperto. Ripeto e sottolineo “nella massima sicurezza”, rispettando quelli che sono i protocolli di legge però – chiosa – abbiamo bisogno assolutamente di lavorare per il lato economico e dunque i posti di lavoro che ci sono nel nostro settore e l’economia in generale; poi – spiega – perché siamo una componente fondamentale del turismo. La nostra regione, sia nella zona mare che nell’entroterra, sicuramente ha bisogno di questo complemento per l’attività turistica. E infine – conclude – perché svolgiamo una funzione sociale: la gente ha bisogno di incontrarsi, di divertirsi, di svagarsi».

Massimiliano Polacco

Dati alla mano, secondo l’Ufficio Studi Confcommercio Marche, «nel 2020 sono stati persi 4miliardi e 700mila euro, con una flessione del -12% del Pil. Solo il comparto ristorazione  ha perso 1 miliardo di euro di Pil. Il crollo dell’occupazione nel territorio è di 65mila unità di cui 38mila nel settore Turismo e Ristorazione (anno 2020). Per i primi 3 mesi del 2021, si ipotizza una perdita di 2 miliardi di euro (per il settore Terziario) nel territorio marchigiano. La ristorazione nelle Marche ha perso oltre 450milioni di euro solo tra gennaio e marzo». Per la Confcommercio è dunque «ormai necessario far ripartire l’intero comparto del Terziario, definendo e programmando le aperture in maniera chiara e definitiva». Alla manifestazione, oltre al direttore Confcommercio Massimiliano Polacco, anche la sindaca di Ancona Valeria Mancinelli e il vice presidente regionale Mirco Carloni.

A sinistra il sindaco Mancinelli

L’assessore Carloni

 

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