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Pensioni: 2 su 3 sotto soglia di povertà
Per le donne -40% rispetto agli uomini

ANCONA – L'allarme della Cgil sui dati Inps della provincia. Sarti: «i lavoratori possono accedere a questo diritto in età sempre più avanzata. Occorre rimettere mano ad una vera riforma della previdenza»
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Dal 2017, il numero delle pensioni  erogate nella provincia è diminuito del 3,9%, pari a circa 7 mila prestazioni in meno. Nello stesso periodo si è innalzata l’età media dei percettori delle pensioni di vecchiaia. Ciò è particolarmente evidente per coloro che sono stati lavoratori dipendenti: i pensionati con meno di 65 anni di età sono appena il 9,4% del totale, mentre coloro che hanno oltre 80 anni sono passati in cinque anni dal 40% al 44,5%. È quanto emerge dai dati dell’Inps sulle pensioni vigenti nel 2021 (escluse le gestioni dei lavoratori pubblici), elaborati dall’Ires Cgil Marche. Secondo Domenico Sarti, segretario generale Spi Cgil Ancona, «i dati dell’Inps confermano che i lavoratori possono accedere al diritto alla pensione sempre con età più avanzata. Occorre rimettere mano ad una vera riforma della  previdenza che garantisca la possibilità di andare in pensione a 62 anni o con 41 anni contributi come sosteniamo con la piattaforma unitaria Cgl, Cisl e Uil». L’importo medio delle pensioni nella provincia di Ancona è di 788 euro lordi, con valori medi che variano dai 1.006 euro delle pensioni di vecchiaia ai 447 euro delle pensioni e assegni sociali. L’importo medio delle pensioni di vecchiaia nella provincia è in linea con quello delle Marche (-29 euro mensili rispetto alla media regionale) ma inferiore a quello nazionale (-241 euro lordi). Dopo Fermo, Ancona è la provincia in cui questo importo risulta più basso. Significativa è la differenza tra uomini e donne relativamente all’importo della pensione di vecchiaia: se i primi percepiscono 1.235 euro lordi, le donne arrivano a 721 euro, pertanto queste ricevono mediamente 514 euro in meno ogni mese (-41,6% rispetto agli uomini). «Questo dato – spiega Sarti – è legato alla differenza salariale a svantaggio  per le lavoratrici e da carriere di lavoro più discontinue». Nella provincia di Ancona, 118 mila prestazioni pensionistiche, pari al 64,5% del totale, sono inferiori a 750 euro al mese: dunque, 2 pensionati su 3 percepiscono un importo che non consente loro di superare la soglia della povertà. Anche da questo punto di vista si confermano notevoli differenze di genere: gli uomini con pensioni fino a 750 euro sono il 48,2% del totale mentre per le donne tale percentuale sale al 76,4%. «Dato che conferma le difficoltà di migliaia di pensionati della provincia, che fanno i conti con pensioni troppo basse – il commento del segretario –. Pertanto, occorre intervenire su un duplice piano: da una parte prevedere un incremento per le pensioni basse con un sistema di rivalutazione più reale  all’andamento del costo della vita, dall’altra parte una riforma fiscale che allinei la differenza fiscale con il lavoro dipendente. Inoltre, occorre abbassare il carico fiscale in Italia per tutti i redditi da lavoro dipendente e da pensione che oggi garantiscono oltre l’80% del totale gettito da Irpef». Sono 183 mila le prestazioni pensionistiche e assistenziali attualmente erogate dall’INPS nella provincia di Ancona, e di queste 105 mila sono le pensioni di vecchiaia (pari al 57,6% del totale), 7 mila sono le pensioni di invalidità (4,1%), 43 mila le pensioni ai superstiti (23,8%), 3 mila le pensioni/assegni sociali (1,9%) e 23 mila sono le prestazioni a invalidi civili (12,5%).

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