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Uil, allarme paghe:
«Quasi 258 milioni in meno
ai lavoratori marchigiani»

IL REPORT - Tra riduzione dello stipendio e mancati ratei di tredicesima e quattordicesima sono stati calcolati tagli nel 2020 dal 9,6% al 39%, a seconda delle ore di cassa integrazione
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Claudia Mazzucchelli

 

Nelle tasche dei lavoratori marchigiani mancano all’appello quasi 258 milioni di euro. È il conto salato che è stato sottratto in busta paga, al netto dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali, a causa della casse integrazione nell’anno del Covid. Lo rivela un’analisi condotta dal Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil su dati Inps. Tra riduzione dello stipendio e mancati ratei di tredicesima e quattordicesima un vero e proprio salasso per le famiglie, diretta conseguenza delle oltre 128mila ore di cassa integrazione autorizzate nelle Marche tra cig ordinaria, in deroga, Fis e fondi bilaterali. Il risultato? Per la Uil «tra riduzione dello stipendio e mancati ratei di tredicesima e quattordicesima sono stati calcolati tagli dal mediamente dal 9,6% al 39%, a seconda delle ore di cassa integrazione». Il report Uil stima quasi 63mila lavoratori in cassa integrazione a zero ore. Per costoro la Uil ha stimato, ipotizzando un reddito lordo annuo di 20.980, perdite di 1.611 euro l’anno per tre mesi di cig, 3.229 euro per sei mesi, mentre con nove mesi di cassa integrazione la riduzione ammonterebbe a 4.898 euro netti annui. Infine, con dodici mesi la riduzione sarebbe pari a 6.611 euro annui. «Il minor potere di acquisto delle famiglie non danneggia solo i lavoratori dipendenti ma ha ricadute negative su tutta l’economia – spiega la segretaria generale della Uil Marche, Claudia Mazzucchelli – avere minore capacità di consumo significa incidere anche sulle attività commerciali, sulla ristorazione e sugli autonomi già fortemente provati dalla crisi economica innescata dalla pandemia. E’ evidente che auspichiamo la riapertura delle attività, in sicurezza nel rispetto del bene primario che è salute, ma è altrettanto necessaria, per far tornare a girare l’ economia, una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali che preveda l’aumento dei massimali e la loro rivalutazione, ancorata agli aumenti contrattuali e non soltanto al tasso di inflazione annua che, come noto, negli ultimi anni ha registrato indici molto vicini allo zero».

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