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Protocollo contro le mafie nelle Marche,
De Raho: «Così ne blocchiamo l’ingresso»
Ultimo atto del procuratore Sottani

GIUSTIZIA - I vertici della magistratura nazionale e regionale riuniti ad Ancona per la sottoscrizione di un accordo che consentirà un collegamento più efficace e veloce tra procure ordinarie e distrettuali. Presente il procuratore nazionale antimafia. Il Pg dalla prossima settimana lavorerà a Perugia
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di Nunzia Eleuteri

Un protocollo unitario per la prevenzione dei reati di criminalità organizzata con l’intento di velocizzare e rendere tempestiva la comunicazione tra procure in merito alle indagini antimafia e antiterrorismo. Un progetto a cui la Procura generale di Ancona stava lavorando da tempo e che oggi è stato sottoscritto dal procuratore nazionale antimafia, Federico De Raho, dal procuratore generale della Corte d’Appello di Ancona, Sergio Sottani, e dai procuratori della Repubblica del distretto marchigiano riunitisi nell’aula 1 “Mario Amato” del Tribunale di Ancona.

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Il protocollo è uno degli ultimi atti in terra marchigiana per il procuratore generale Sergio Sottani che dalla prossima settimana sarà alla guida della procura generale presso la Corte di Appello di Perugia (procura generale tra le più prestigiose d’Italia). Due momenti importanti, dunque, concentrati nella mattinata di oggi al Palazzo di Giustizia del capoluogo di regione: la firma del protocollo e il saluto del procuratore generale di Ancona.

«Non una coincidenza – ha sottolineato il procuratore distrettuale Monica Garulli – perché l’obiettivo di questo protocollo è anche quello di individuare un metodo di lavoro che, nei fatti, grazie al procuratore Sergio Sottani, è già stato sperimentato tutte le volte che c’è stato bisogno di un confronto o di collaborazione. Rendere formale questo metodo consentirà quella circolarità di informazioni importante per innescare un circolo virtuoso nel sistema investigativo. L’azione di contrasto alla criminalità diventa ora ancor più concreta».

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Il procuratore capo di Ancona, Monica Garulli

Parole che, in parte, hanno ricalcato il saluto iniziale del presidente della Corte d’Appello di Ancona che ha sottolineato, come questi ultimi anni siano stati difficili per la magistratura delle Marche e come i risultati raggiunti siano merito proprio di una sinergia tra istituzioni, intese nel senso più ampio. Un ringraziamento particolare lo ha rivolto, proprio il procuratore Sergio Sottani a tutti gli intervenuti, in special modo a Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia, per la sensibilità dimostrata partecipando personalmente alla firma del protocollo che rappresenta, non una formalità ma un segnale forte in un territorio che ha bisogno di protezione.

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Il procuratore Sergio Sottani

Ringraziamento che lo stesso procuratore antimafia ha ricambiato a Sergio Sottani mettendo in risalto l’amore che ha dimostrato al territorio in cui ha operato in questi anni: «Oggi si associano due momenti importanti – ha detto De Raho -: la firma del protocollo e il saluto al procuratore generale, certamente contento per il ruolo che andrà a svolgere a Perugia ma dispiaciuto perché lascia una terra che ama e che ha tanto bisogno di attenzione. La firma di questo protocollo ne è la testimonianza perché comporterà sinergia e coordinamento tra i procuratori distrettuali e circondariali, un modo per contrastare tutte le illegalità, le mafie e il terrorismo in particolare. Non dobbiamo consentire alle mafie di entrare neanche con un euro nelle attività economiche presenti – ha detto ancora De Raho -. Le Marche sono un territorio apparentemente sereno ma in cui mafie possono avere interesse a reinvestire ricchezze. In un momento difficile come l’attuale la condivisione delle conoscenze, un intervento coordinato, sono lo strumento migliore per impedire alle mafie di fagocitare attività economiche in difficoltà».

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Il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho

Un pensiero particolare è stato rivolto al pericolo concreto che la regione sta correndo alle prese con la ricostruzione post sisma: «Le mafie sanno che le indagini che stiamo portando avanti sono volte a monitorare le variazioni societarie, i cambi di titolarità e proprio per questo cercano di far mantenere le titolarità controllando in altri modi le società. Questo si può contrastare soltanto attraverso la condivisione delle conoscenze tra procure, persino dei sospetti. E’ questo il compito che compete a noi tutti: impedire che, attraverso l’usura, le mafie si approprino delle attività economiche».

“Vado via contento – ha detto il procuratore generale Sottani – perché vado a lavorare nella mia città, ma mi dispiace lasciare questa regione, dove si vive bene. Il protocollo firmato oggi significa molto: è l’attenzione che tutti riserviamo verso le Marche affinché non peggiori i suoi livelli di vita». Il protocollo e la condivisione di informazioni consentiranno di «capire quali sono le forme più viscide e più pericolose delle infiltrazioni mafiose: non sono solo quelle visibili con l’occupazione del territorio, per cui in questa regione ci sono dei segnali, ma non particolarmente significativi, ma quelle che si esprimono con il riciclaggio». 

 

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A sin: il presidente della Corte d’Appello Luigi Catelli; a destra il presidente del tribunale Silvia Corinaldesi

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In primo piano Giovanna Lebboroni, procuratore capo dei minori

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