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Sciopero del trasporto pubblico locale
con sit-in davanti alla Prefettura

ANCONA - Per tutta la giornata di domani incroceranno le braccia i lavoratori aderenti a Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl Fna per il mancato rinnovo del contratto scaduto da tre anni. Nel capoluogo di regione una delegazione protesterà in piazza del Plebiscito
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Sciopero di un’intera giornata del Tpl (trasporto pubblico locale) domani, martedì 1 giugno. La protesta è a firma di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl Fna ed è stata decisa per il mancato rinnovo del contratto, scaduto da tre anni. Nelle Marche sono interessati circa 1600 addetti. «Per l’occasione, si terrà un presidio dalle 10 alle 12, martedì 1 giugno, davanti alla Prefettura di Ancona, piazza del Plebiscito. – fanno sapere le sigle sindacali – Saranno garantite, come previsto dalla legge, le due fasce orarie: 5.30-8.30 e 17.30-20.30. Quanto alle modalità, gli uffici resteranno chiusi per l’intero turno, sarà garantita la presenza di un addetto nelle officine durante le fasce di svolgimento del servizio per le prestazioni minime, gli impianti sciopereranno l’intera giornata e sarà garantita la presenza di un addetto per i servizi minimi. Infine, verranno garantiti i servizi per i portatori di handicap, scuole materne ed elementari».

In una lettera aperta i lavoratori del Trasporto Pubblico Locale spiegano che «a tre anni dalla scadenza del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, le legittime richieste di miglioramento delle condizioni lavorative, sia normative che salariali, continuano a non ricevere risposte. Spiegare le ragioni delle nostre proteste ci sembra un atto doveroso, soprattutto nei confronti di chi, per i propri spostamenti, utilizza i mezzi pubblici anche in questo momento storico di estrema difficoltà per tutti. Sin dai primi giorni dell’emergenza sanitaria, le lavoratrici e i lavoratori del Trasporto Pubblico Locale hanno dimostrato coraggio e alto senso di responsabilità, attraverso l’espletamento di un servizio che ha permesso alla cittadinanza di utilizzare il mezzo pubblico anche nei momenti più bui della pandemia. Il diritto costituzionale alla mobilità, anche nei giorni di lockdown, è stato garantito a tutti i cittadini, nonostante il rischio di contagio fosse elevato malgrado i Protocolli condivisi, finalizzati a contenere la diffusione del Covid sui mezzi pubblici; soprattutto nei primi giorni di emergenza, le lavoratrici e i lavoratori hanno spesso operato in condizioni di sicurezza precaria a causa della carenza di sufficienti dispositivi di protezione, mascherine, gel, disinfezione del posto di lavoro. Ma non si sono mai tirati indietro»

Malgrado sforzi e sacrifici del personale e nonostante la disponibilità di più di 2 miliardi di euro stanziati dal Governo e destinati al settore, le organizzazioni sindacali continuano però a ricevere dalle rappresentanze datoriali proposte inaccettabili sul rinnovo del contratto.«Le aziende non possono continuare ad ignorare le esigenze dei loro dipendenti e preoccuparsi esclusivamente di incrementare gli utili dei loro bilanci, che forse nei prossimi mesi appariranno meno catastrofici di quanto ci si aspetti. Di contro, molte lavoratrici e lavoratori che, pur continuando a fornire il loro indispensabile contributo, sono stati sospesi dal lavoro e posti in cassa integrazione vedendo, come molti altri lavoratori nel Paese, drasticamente ridotto il proprio reddito. Una ragione in più, non la principale, perché si superi l’inaccettabile diktat delle aziende del settore, che vorrebbero azzerare le perdite salariali nel triennio 2018/2020 e negare gli aumenti contrattuali, perpetuando una perdita di potere di acquisito di stipendi quasi congelati dopo anni di stasi contrattuale». Se l’atteggiamento delle aziende non cambierà,«la protesta – annunciano i lavoratori del trasporto pubblico aderenti a Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl Fna proseguirà con maggiore forza e convinzione, attraverso tutte le azioni consentite nella consapevolezza che, purtroppo, il disagio maggiore, oltre che sui lavoratori del settore, per il sacrificio economico che esse comportano, si ripercuoterà come sempre sulla cittadinanza, che ne soffrirà l’impatto sulla libertà di movimento, libertà tanto attesa dopo tante restrizioni subite».

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