Aborto, l’ospedale di Jesi tra i 15 italiani
con ginecologi tutti obiettori

L'ALLARME lanciato dall'associazione 'Luca Coscioni' con l’indagine “Mai dati” ancora in corso, presentata al Congresso nazionale. La criticità, sollevata da numerose proteste nel corso degli anni, è stata ‘tamponata’ con l’arrivo nel polo ospedaliero di un medico esterno una volta a settimana

 

Nell’ultima relazione annuale del ministero della Salute trasmessa a luglio al Parlamento, l’ospedale di Jesi figura tra i 15 italiani che non applicano la legge 194/78 sull’aborto perché il 100% dei ginecologi, anestesisti e personale non medico è obiettore. Una criticità nota da quasi un decennio, ora messa di nuovo in luce dall’indagine “Mai dati” presentata lo scorso 6 ottobre al Congresso nazionale dell’Associazione Luca Coscioni sui dati ministeriali relativi al 2019. Il problema è stato  ‘tamponato’ dall’Azienda sanitaria con l’arrivo di un medico esterno una volta a settimana nel complesso ospedaliero jesino.

E’ ancora in corso lo studio portato avanti per l’associazione Coscioni da Chiara Lalli, docente di Storia della Medicina e da Sonia Montegiove, informatica e giornalista, aggiornato fino al mese di settembre anche con la richiesta di accesso agli atti alle singole realtà regionali, come è in evoluzione la composizione della mappa geografica dell’obiezione di coscienza. Gli altri 14 poli ospedalieri, rilevati dal report ministeriale con i dati di 2 anni fa, si trovano in Lombardia a Busto Arsizio, nell’Area distrettuale Saronno, al Polo Ospedaliero Saronno e al presidio di Montichiari; in Liguria all’Irccs Azienda ospedali riutniti San Martino; in Piemonte agli Ospedali Riuniti Ciriè-Lanzo; in Toscana all’Ospedale di Lunigiana, in Umbria a Castiglione del Lago, nella struttura di Gubbio e Gualdo Tadino e in Campania a Battipaglia.

Le legge – ricorda l’associazione Luca Coscioni – permette ai singoli medici per motivi personali di sottrarsi dalla pratica dell’interruzione volontaria di gravidanza ma non esonera le strutture sanitarie dall’assicurare gli interventi di Igv. Il ‘caso Jesi’  con 10 medici su 10 obiettori è stato oggetto di ripetute proteste, nel corso degli anni. Il 29 settembre scorso il movimento “Non una di meno – Marche”, manifestando davanti a Palazzo Raffaello per la “Giornata internazionale dell’aborto sicuro” insieme all’Unione Sindacale di Base e a Potere al Popolo, ha evidenziato come la media dei ginecologi e delle ostetriche obiettori nelle Marche si attesti al 70% contro il 75% nazionale. Le attiviste avevano definito un ‘contentino’ l’arrivo di un ginecologo che viene in ospedale da fuori, una volta la settimana per superare l’obiezione di struttura a Jesi. Nelle Marche anche l’ospedale dei Fermo vive una situazione-fotocopia.

Nello scorso mese di febbraio, dopo la presa di posizione della Regione di non somministrare la pillola Ru486 nei consultori marchigiani, non recependo le linee guida ministeriale sulla interruzione volontaria di gravidanza, i consiglieri di minoranza del Pd jesino avevano invece  portato alla discussione del Consiglio comunale un ordine del giorno a tema, bocciato dall’assise civica che ha invece approvata la risoluzione presentata da un consigliere di maggioranza del gruppo ‘Jesiamo’. L’atto chiede che alla Regione Marche ed all’Asur il potenziamento dei consultori pubblici, anche garantendo la contraccezione gratuita a tutti e tutte ed assicurando la piena applicazione della 194 in ogni struttura ospedaliera e di consultorio.

 

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