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Reperti storici e nuova variante:
ancora fermo il cantiere di via Pizzecolli

ANCONA - Operai e tecnici inattivi dallo scorso luglio, con la scoperta di elementi di antica edilizia urbana. Da quel momento, il Comune ha dovuto inevitabilmente rimettere mano al progetto originario. I lavori dovrebbero partire a gennaio. Le foto dello scavo e di quanto riemerso, già catalogato dalla Soprintendenza
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Una parte dello scavo

 

di Giampaolo Milzi

Ancora uno stop, con un ulteriore rinvio di un paio di mesi (o poco meno) della ripresa dei lavori, per il cantiere avviato nel giugno scorso per realizzare una lunga scala tra via Pizzecolli e via Birarelli, in pieno centro storico. Dopo il primo alt determinato dall’affioramento di elementi di antica edilizia urbana, e il conseguente stallo per la predisposizione di una necessaria variante al progetto originario del Comune, il nuovo fermo scattato da qualche settimana è stato causato dalle esigenze del pool di imprese formato da “Costruzioni Future” di Macerata e “Co.Pro.La.” di Senigallia incaricate dell’opera. Quali esigenze? I rappresentanti del pool delle aziende appaltatrici hanno fatto presente all’Amministrazione comunale che durante l’attesa, a loro avviso piuttosto lunga, per il perfezionamento della citata variante progettuale – non potendo per motivi economici tenere inattive le maestranze – avrebbero avviato i lavori per un altro appalto che si erano aggiudicate; e così hanno fatto. Al che c’è voluto un po’ per chiarire le prospettive del cantiere di Ancona “scalinata Pizzecolli-Birarelli”. Un chiarimento che ha coinvolto (tra gli altri), per quanto riguarda il Comune, l’architetto Moira Giusepponi, responsabile unica del procedimento (rup), l’ing. Stefano Capannelli, della Direzione Lavori pubblici, e l’assessore di riferimento Paolo Manarini. Un incontro tra le due parti, quella municipale e quella aziendale, ha infine sciolto il nodo, con l’impegno del team “Costruzioni Future” – Co.Pro.La” di rimettersi in moto a gennaio inoltrato.

Insomma, un progetto poco fortunato per la tempistica attuativa. Sulla carta, l’appalto per la maxi scalinata, per una spesa di circa 400mila euro, prevede che sia completata entro 180 giorni, massino entro fine anno, dunque. Invece le ditte si son dovute fermare con grandissimo anticipo, dopo aver operato molto, rimuovendo detriti e calcinacci frutto di demolizioni belliche ad una quota di 3 metri sul piano stradale all’altezza del civico 41 di via Pizzecolli. Col risultato che se tutto va bene la rampa sarà pronta in tarda primavera. Un lavoro peraltro già di per sé complicato, perché la struttura – che sarà utilissima per migliorare circolazione e sosta veicolare – deve innalzarsi in uno spazio molto ristretto tra palazzi coprendo un dislivello di circa 20 metri, per poi sbucare in via Birarelli a fianco del cinquecentesco Palazzo Acciaiuoli (poi sede dell’Istituto Fermi, oggi in disuso) e a pochi passi di ciò che rimane del complesso della Chiesa di Sant’Anna de’ Greci (un edificio sede dell’Inrca) e dell’antichissima Porta Cipriana.

L’Amministrazione comunale aveva redatto e ultimato la variante al progetto iniziale, innalzando la “platea di base” della scalinata (variante da molto tempo approvata dalla Soprintendenza), proprio perché le ruspe avevano fatto affiorare testimonianze di resti di edifici che in prima battuta erano stati datati XV – XVI secolo dalla Soprintendenza. Poi, dopo gli scavi sul sito “attenzionato”, curati dall’archeologo Giacomo Piazzini su incarico del Comune, e vari accertamenti sui materiali emersi, compiuti anche con l’uso di un drone, la direzione scientifica della Soprintendenza si è fatta un quadro molto più preciso sui reperti storici.

LA STORIA DEI REPERTI. In sostanza lo scavo ha svelato la genesi e l’evoluzione nei secoli di un spicchio residenziale del quartiere Guasco, una evoluzione urbanistica in più fasi. La fase più antica è riferibile al ‘300, ed è testimoniata da un tratto di parete in mattoncini emerso proprio a bordo scavo, all’altezza della porta-finestra di un palazzo tutt’ora esistente. Quel tratto di muro, prima non visibile, prosegue infatti verso l’alto, intonacato, a costituire l’intera parete esterna dell’edificio presente. Sono state rese visibili anche le residue testimonianze dell’originario cantiere funzionale alla realizzazione dell’immobile medievale. Si tratta di una parte di una canaletta per lo scorrimento dell’acqua alla base del tratto di parete in mattoncini. E di 28 buche per il fissaggio dei pali e il montaggio del ponteggio per le necessarie opere di carpenteria del cantiere trecentesco. All’interno delle buche (successivamente ricoperte) e soprattutto della canaletta, sono stati rinvenuti grandi quantità di frammenti di ceramica e vetro, anche questi riferibili al XIV secolo. Lo scavo archeologico ha determinato inoltre l’emersione, sulla stessa quota, di un residuo di pavimentazione in sanpietrini e di parti di strutture murarie che provano come nel ‘500 l’intera area fu oggetto di un altro intervento edilizio per innalzare un nuovo edificio, di cui è rimasto solo lo spicchio di cortile esterno. Nel Settecento, forse alla fine di quel secolo, sul posto giunsero ancora una volta operai, muratori e carpentieri per nuovi interventi di edificazione. Questa fase di cantiere determinò la parziale asportazione della pavimentazione del XVI secolo, l’escavazione di una grande fossa (che i recenti studi hanno evidenziato riempita da abbondanti quantità di ceramica e frammenti di vasellame) e la realizzazione di un piano di terra battuta che risulta attualmente molto compatto. L’analisi della cartografia storica del Catasto Gregoriano ha permesso di riconoscere nella mappa di Ancona, datata 1813, gli esiti di tutti questi successivi interventi. Nella cartografia, infatti, risulta evidente che il cortile del Cinquecento era ormai diventato un ambiente chiuso, affiancato ai due edifici precedenti. Questa piccola porzione dell’Ancona che fu sarà ricoperta e protetta (anche con l’uso di intercapedini). In modo da non scartare del tutto la remota ipotesi che in futuro – se si riterrà opportuno e se si reperiranno i fondi necessari – si possa predisporre una struttura con vetri speciali per una valorizzazione pubblica del sito archeologico.

Sorpresa in via Pizzecolli, riemergono reperti storici (Foto)

 

 

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