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A Sirolo ‘volatilizzati’
reperti del XIII secolo

GIALLO - Si tratta di una targa incisa in latino e di un bassorilievo con due colombe, opere che fino al 2019 si trovavano sulle pareti esterne di due abitazioni del centro storico della perla del Conero. Sul caso indaga la procura
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La targa scritta in latino

di Giampaolo Milzi

Una notevole parte di targa incisa in latino e un bassorilievo con due colombe, entrambi risalenti al XIII secondo, letteralmente volatilizzatisi dalle pareti esterne di un’abitazione del centro storico di Sirolo. I due reperti di grande rilievo – pezzi pregiati perché parte di un capitolo della memoria lontana nel tempo del fenomeno del monachesimo nell’area del Conero – sono spariti  durante la ristrutturazione seguita alla vendita del piccolo edificio. E la possibilità di rintracciarli è legata ormai al sottile filo tenuto ancora teso ad Ancona, in procura della Repubblica, visto che su questo caso tinto di giallo/nero – che coinvolge anche Soprintendenza e Segretariato Mibact per le Marche – hanno indagato a lungo i carabinieri del Nucleo tutale patrimonio culturale (Ntpc) nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria condotta dal pm Andrea Laurino. Un filo sottile, sottilissimo. Perché? Perché l’ipotesi più probabile è che quei due gioielli scultorei siano finiti in discarica, degradati a semplice e volgare materiale di risulta del cantiere che ha profondamente trasformato quella che per chissà quanti decenni era stata la loro ultima dimora.

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Ma andiamo per ordine. Epigrafe e “tondo” con le colombe erano ancora, di sicuro fino alla prima metà del 2019, a far bella mostra di sé integrati nell’immobile privato. La prima sopra l’architrave del portoncino in legno che si apre al civico 2 di via Ospedale, il secondo murato sopra un’altra porta, al civico 21 di via Italia (la casa del mistero è ad angolo fra le due stradine). A testimoniare la presenza sul posto delle opere in un periodo così recente, tre fattori decisivi: la testimonianza visiva della nota e autorevole archeologa anconetana Gaia Pignocchi (2019), che per ben due volte ne ha denunciato la scomparsa al Ntpc; le varie fotografie che le ritraggono, le ultime del gennaio 2018; e la circostanza che del caso si sono occupati di sicuro la Soprintendenza e, almeno a norma di legge, il Segretariato del Mibact per le Marche, col risultato che proprio dagli organi periferici (con sede ad Ancona) del Ministero Beni e attività culturali è giunta l’autorizzazione al passaggio di proprietà dell’abitazione, considerata priva, nella sua completezza, di interesse storico-culturale.

Un’abitazione anch’essa antica. E quindi era stata l’originario ente proprietario della stessa, la Lega del Filo d’Oro, a chiedere e ottenere formalmente l’ok alla Soprintendenza, prima di venderla ad un privato. In particolare, in Soprintendenza, avevano condotto l’istruttoria, con parere di via libera, tra il 2008 e 2009 un archeologo e uno storico dell’arte.
I carabinieri della Cultura, guidati dal capitano Mattia Ivano Losciale, hanno indagato in modo certosino, hanno consultato atti, raccolto molte testimonianze. Tra queste quella dell’acquirente della casa, il quale si è detto all’oscuro di tutto, mai saputo da parte sua delle due opere.

Il tondo con le colombe

Le segnalazioni fatte agli organismi competenti dall’archeologa Pignocchi, con tanto di immagini. «Una grave perdita per il patrimonio culturale di Sirolo – recita quella indirizzata il 15 settembre 2020, tra gli altri, alla dott.ssa Marta Mazza, numero uno della Soprintendenza Belle arti e Paesaggio delle Marche, e al sindaco di Sirolo Filippo Moschella – L’epigrafe è di estrema importanza dal punto di vista storico e documentario. Vi è riportata la data “M.CC.III”, cioè anno domini 1203, e che in quell’anno è stato attuato un intervento di rifacimento (“est factum hoc hopus”) nella Chiesa di San Pietro al Conero, un’abbazia benedettina, probabilmente abbellita all’epoca con alcuni dei capitelli figurati più complessi, databili agli inizi del XIII secolo».

«Anche il tondo con le due colombe riveste particolare interesse storico/artistico, – c’è scritto nella missiva sos del 25 gennaio 2021, inviata ad integrazione di una precedente già fatta pervenire al Ntpc il 29 settembre 2020 – probabilmente proviene dal medesimo contesto della chiesa medievale di San Pietro al Conero». E ancora, riguardo l’epigrafe: «Potrebbe essere stata ricoperta con il nuovo intonaco durante i lavori di rifacimento della facciata dell’abitazione, mentre un’ipotesi ancora peggiore è che sia stata danneggiata o trafugata».
Purtroppo le indagini giudiziarie tendono decisamente ad escludere per entrambi i reperti la prima ipotesi (copertura con intonaco), così come la seconda. Ma l’ultima parola  spetta al pm Laurino. Molti gli interrogativi rimasti in sospeso, uno riguarda il Comune di Sirolo: come mai anche in sede di Ufficio tecnico comunale, dov’è passata per un avallo la pratica di compravendita della casa, non si sono sollevati dubbi sul reale valore della targa e del tondo?

 

 

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