Al Cardeto spunta
un fortino ‘abusivo’ (Foto)

Il fortino realizzato da un ignoto al Cardeto
di Giampaolo Milzi
Chi ama curiosare per le strettissime diramazioni degli stradelli del colle Cardeto, può trovarselo emergere all’improvviso di fronte, può pensare di essere stato catapultato in un’altra dimensione spazio-temporale, nel bel mezzo di una giungla di un’isola deserta, di essere al cospetto di uno dei rifugi di Robinson Crusoe. Poi, dopo un bel respiro e una forte strizzata d’occhi, tornato coi pedi ben piantati in terra, capisce che quella strana costruzione è davvero lì, da qualche anno almeno, reale quanto fanta-immaginifica.
Difficile descriverla, a parlare sono le foto a corredo di questo articolo. Una specie di baracca, con un piano terra e un primo piano, che chissà chi ha tirato su utilizzando soprattutto assi di legno e rami, una intelaiatura di metallo, e qualche telone e pezzo di plastica. Il tutto appoggiato da un lato ad uno dei tanti alberi a ridosso, e tenuto insieme, come per miracolo, da tantissime corde di vario tipo. Non una struttura dove abitare, dimorare stabilmente, magari anche di notte. Perché tetto e pareti sono solo accennati, essendo fondamentalmente scheletri lignei e di ferro.
Un abuso edilizio, certo, del resto siamo in un parco pubblico sottoposto a salvaguardia ambientale. Ma la stramba casa in quell’ambiente verde che la avvolge, all’ombra di grandi fronde, sembra inserirsi perfettamente, naturalmente.

Il piano terra della struttura
Un enigma, chi sia stato l’artefice di ciò che vediamo e tocchiamo. Di sicuro una persona dotata di una ottima perizia costruttiva, e soprattutto di tanta fantasia, oltre che provetta nell’arte di arrangiarsi e del riciclo. Tanto che al primo piano – collegato con quello terra da una scala – in una parete/recinzione è incastonata una malandata bicicletta.
Minimali gli arredi e l’utensileria: qualche sedia, di cui una in vimini a due passi dall’ingresso, un bacile, due tavolinetti, una ramazza, un paio di contenitori e di lattine. E poi gli attrezzi del mestiere, poggiati qua e là: una livella da muratore, due morse da falegnameria, un seghetto, guanti da lavoro.
Sia all’interno che all’esterno di questa grande opera di bricolage – una trentina di metri quadri di base per circa 5 di altezza – regna una certa pulizia. Segno che la persona misteriosissima che le ha dato vita la frequenta e se ne prende cura spesso.
Nel sito, una mini radura, regna il massimo silenzio, interrotto solo dal suono del vento che accarezza le foglie, dai versi degli uccelli, dal miagolio di un gatto randagio. Ci si isola davvero da tutto e da tutti. E pensare che siamo ad un centinaio di metri dall’ingresso del parco in via Panoramica, e a pochi metri dal grandissimo campo erboso dove qualcuno passeggia, fa “footing”, dove le mamme portano a spasso i figli in carrozzina.

La postazione usata come ‘osservatorio’
Il proprietario dello pseudo-rifugio, ha “colonizzato” in qualche modo anche le zone immediatamente vicine. Dove si trovano strane cose: una specie di canoa (ed ecco che ci riviene in mente Crusoe e la sua isola), un paio di sci con relative racchette (e allora il pensiero vola verso montagne innevate), una panchina presa chissà dove. E poi, tra due alberi del fitto bosco, un’altalena realizzata con un copertone di ruota d’auto e una fune a sorreggerlo. Il misteriosissimo personaggio che si è creato quest’oasi tutta sua nella già oasi naturale del colle, sa che difficilmente qualcuno lo verrà ad infastidire, visto che il sito è immerso nella vegetazione e invisibile dallo stradello che passa lì sotto. Ma tant’è, per sicurezza, in un punto un po’ più in alto, ha scavato terreno e scalfito roccia per ottenere una sorta di postazione d’avvistamento.
Ce ne andiamo in punta di piedi. Con la segreta voglia di ritornarci, in questo piccolo mondo, e con la speranza di incontrare il suo eco-re eremita.

La bicicletta

L’altalena

La canoa
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