Agguato in strada, ferito un 20enne:
«Erano in quindici
Preso a bastonate, calci e pugni»

SENIGALLIA - La denuncia ai carabinieri di un operaio pakistano pestato da un gruppo di connazionali in piazza Simoncelli. Per le botte ha riportato sette giorni di prognosi. Gli è stato anche rubato un iPhone. L'ipotesi della spedizione punitiva per motivi riguardanti la religione

foto d’archivio

 

Accerchiato, pestato con calci e pugni, colpito più volte da un bastone. E’ quanto denunciato ai carabinieri da un operaio pakistano di 20 anni, residente a Senigallia. Il ragazzo  è stato vittima nei giorni scorsi di un pestaggio avvenuto in piena notte in piazza Simoncelli. Gli è stato anche sfilato dalla tasca della giacca un Iphone 13, del valore all’incirca di mille euro. Stando a quanto finora ipotizzato, ma i riscontri dovranno arrivare sul campo, l’aggressione sarebbe maturata per motivi religiosi e avrebbe avuto i tratti di una spedizione punitiva. Parte degli aggressori sarebbero stati riconosciuti dallo stesso 20enne come suoi connazionali, anche loro gravitanti a Senigallia. Secondo quanto raccontato dal 20enne, in piazza Simoncelli c’erano ad aspettarlo due furgoni e un’auto di piccole dimensioni. All’improvviso, dai veicoli sono scese almeno quindici persone, tutte presumibilmente originarie del Pakistan. La vittima è stata accerchiata e picchiata. E’ finita a terra sotto i colpi inferti al volto, alle gambe e ai fianchi. Non solo calci e pugni, ma anche colpi con un bastone.

La violenza è terminata solo con l’arrivo di alcuni passanti che hanno allertato i soccorsi. Il 20enne è stato trasportato in ospedale ed è stato dimesso con una prognosi di una settimana: ha riportato varie contusioni e un trauma cranico. Il giorno dopo ha detto di aver incontrato parte degli aggressori mentre passeggiava, sempre a Senigallia. Gli sarebbe stata rivolta questa minaccia: «O ritiri la denuncia o fai una brutta fine». Il 20enne, che ora teme per la sua vita, per seguire da vicino le indagini si è anche rivolto a un avvocato, Domenico Liso. L’ipotesi è che l’agguato possa essere legato a un contesto religioso: la vittima sarebbe stata accusata di aver indotto un suo amico a cambiare religione. Una modifica che non sarebbe stata gradita dalla famiglia della persona che ha scelto di seguire un altro credo. L’input della violenza sarebbe partito addirittura dal Pakistan. 

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