Botte e minacce alla moglie:
«Sei una serva»,
condannato a quattro anni

Foto d’archivio
Botte e minacce alla moglie: 57enne marocchino condannato a quattro anni di reclusione. Doveva rispondere di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali nei confronti della coniuge, connazionale di 42 anni. L’inchiesta è stata aperta dopo la denuncia della vittima, parte civile al processo, risalente al gennaio dello scorso anno, quando era finita al pronto soccorso dopo l’aggressione subita dall’uomo. All’epoca, la coppia stava con i loro figli in un appartamento della Val Musone. La 42enne sarebbe stata aggredita in camera da letto per una questione relativa ai soldi: lei era andata a ritirare al bancomat i soldi per pagare alcune bollette, ma il prelievo non sarebbe affatto piaciuto all’imputato. Era partito un litigio, poi le botte. La donna era finita al pronto soccorso con 15 giorni di prognosi. Le era stato anche lesionato un dito con cui aveva rivolto un gestaccio al 57enne. Ci sarebbero state anche minacce nei confronti della donna: «Ti ammazzo»; e svilimenti: «Non vali niente». In udienza sono emerse anche presunte pregresse percosse con una zappa, le mani dell’uomo strette al collo della moglie e l’obbligo di «fare la serva ai parenti» del 57enne. «Era violento quando uscivo con gli amici o quando indossavo a casa i pantaloni corti. Una volta mi ha preso il polso e me lo ha girato così forte che non l’ho potuto muovere per giorni» ha raccontato in udienza la figlia della coppia che era anche intervenuta per dividere i genitori nell’episodio del gennaio 2021. Alla vittima andrà un risarcimento di 8mila euro.
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