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I teatri storici marchigiani si candidano
a diventare Patrimonio Unesco:
«Siamo speciali»

FERMO - Al Teatro dell'Aquila la presentazione ufficiale con la firma del protocollo d'intesa: «Percorso ambizioso ed unico, finalmente ragioniamo al plurale»
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di Pierpaolo Pierleoni

Le Marche ci credono, per molti motivi. Perché hanno acquisito la consapevolezza di avere qualcosa di speciale, perché hanno imparato a ragionare al plurale, perché c’è un lavoro di equipe che coinvolge ben 60 città e 62 teatri storici, che si candidano ufficialmente a patrimonio dell’Unesco. Oggi, al teatro dell’Aquila di Fermo, il primo passo ufficiale, con la sottoscrizione del protocollo d’intesa, che di fatto rappresenta l’avvio dell’iter per arrivare, entro 24 mesi, al prestigioso riconoscimento.

Ad aprire i lavori, in collegamento video, la senatrice e sottosegretaria del Ministero del beni culturali, Lucia Bergonzoni. «Il vostro territorio ha qualcosa di speciale che può diventare patrimonio universale – le sue parole – Il percorso inizia da qui, credo che quella marchigiana sia una delle candidature più autorevoli. Si è condotto un lavoro con grande energia e rapidità, sono convinta che il caso Marche sia speciale per il significativo numero di teatri in proporzione alla popolazione”. Fa gli onori di casa il sindaco Paolo Calcinaro, evidenziando “l’orgoglio di vedere qui tanti colleghi sindaci, accomunati da un progetto condiviso. Auguro a tutti un buon percorso. I nostri teatri non sono solo contenitori di cultura spettacolo e divertimento, ma sono anche luoghi identitari».

Il governatore della regione Marche, Francesco Acquaroli, pone l’accento «sulla voglia di aggregarsi, riconoscere reciprocamente la qualità. Qui abbiamo tanti amministratori che vogliono condurre un percorso insieme. Il grande attrattore che ci manca può essere proprio l’unicità di un territorio al plurale. Dal Montefeltro ad Ascoli le nostre Marche vantano un numero consistente di protagonisti della cultura italiana ed internazionale. Quello che trovo cambiato, ora, è la voglia di stare insieme nel nome di un territorio, di una bellezza e di un futuro».

L’assessore regionale alla cultura Giorgia Latini rincara la dose. «E’ il lavoro di squadra che porta dei frutti. Ringrazio tutti i Sindaci, custodi di questi 62 gioielli, li ringrazio per aver creduto in un progetto che può portare benefici turistici ed economici. Il mondo del teatro ha vissuto due anni durissimi, c’è una voglia enorme di ripartire e rimettersi in gioco. Credo che la candidatura in rete di ben 62 teatri rappresenti un unicum, forse a livello mondiale».

Ed eccoli i teatri: La Fenice di Amandola, Le Muse di Ancona, il Mestica di Apiro, il Misa di Arcevia, Filarmonici e Ventidio Basso di Ascoli, il Comunale di Cagli e quello di Caldarola, il comunale di Campofilone, il Marchetti di Camerino, il Trionfo di Cartoceto, il Comunale di Castelraimondo, Comunale di Chiaravalle, Annibal Caro di Civitanova, Goldoni di Corinaldo, Velluti di Corridonia, Gentile di Fabriano, Fortuna di Fano, il Dell’Aquila di Fermo, il Novelli di Grottazzolina, il Pergolesi di Jesi, il Lauro Rossi di Macerata, il Battelli di Macerata Feltria, il Piermarini di Matelica, l’Apollo di Mogliano, l’Apollo di Mondavio, il Gigli di Monteroberto, La Fortuna di Monte San Vito, il Comunale di Montecarotto e quello di Montecosaro, la Rondinella di Montefano, l’Alaleona di Montegiorgio, il Nicola degli Angeli a Montelupone, l’Alfieri di Montemarciano, il Pagani di Monterubbiano, il Serpente Aureo di Offida e la Nuova Fenice di Osimo, la Vittoria di Ostra, Flora a Penna San Giovanni, Angel dal Foco, a Pergola, il Rossini e l’auditorium Pedrotti di Pesaro, l’Iride di Petritoli, il Giuseppe Verdi a Pollenza, il Comunale a Porto San Giorgio, il Mugellini a Potenza Picena, il Persiani a Recanati, il Mercantini a Ripatransone, la Concordia a San Costanzo, il Comunale di San Ginesio, il Tiberini di San Lorenzo in Campo, il Ferrari a San Marcello, il Feronia a San Severino, il Leone di Santa Vittoria in Matenano, l’Angeletti di Sant’Angelo in Pontano, il Della Vittoria a Sarnano, il teatrino della Rocca a Sassocorvaro, il Cortesi a Sirolo, il Vaccaj di Tolentino, il Comunale di Treia, il Bramante di Urbania, il teatro Raffaello di Urbino.

L’esperto di progettazione Maurizio Di Stefano parla di «lavoro impegnativo. Sono 10 i valori per i quali si può ambire ad un’iscrizione. Per prima cosa occorre farsi riconoscere tra i primi 6 criteri che riguardano il patrimonio materiale. Il fatto che sia la Regione a farsi soggetto promotore è già una rarità. Non capita quasi mai. Questa candidatura mette i cittadini al centro, non si candidano solo i contenitori, ma anche i contenuti. Nei prossimi mesi daremo corpo al dossier per la tutela gestione e monitoraggio dei teatri». Ivan Antognozzi, direttore della fondazione Marche Cultura, parla di lavoro «da qui a due anni. è una gara di comunità con un grande valore simbolico. E’ la prima volta che si candida una Regione, abbiamo una densità enorme di beni materiali. Ci aspetta qualcosa che non si è mai fatto, una sperimentazione per tutti, amministratori e tecnici». Per chiudere, uno ad uno, i Sindaci, in fascia tricolore, salgono sul palco dell’Aquila, per firmare il protocollo d’intesa. La corsa all’Unesco è ufficialmente iniziata.

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