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Tamberi debutta a Doha
e il primo settembre si sposa:
nozze a Pesaro, cerimonia a Villa Imperiale

IL CAMPIONE alla vigilia del primo di una lunga serie di impegni stagionali, su tutti i Mondiali di Eugene: «So di star bene fisicamente, anche se non puntiamo ad essere al top della forma adesso, bensì a luglio»
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Gimbo Tamberi a Belgrado (foto Coni)

C’è sempre una sfida nuova. C’è sempre un’asticella da alzare. Motivato, carico, pronto a spaccare il mondo, già a partire dal debutto di venerdì 13 maggio a Doha nella prima tappa della Wanda Diamond League.

Da campione in carica. Come mai accaduto a nessun italiano nella storia del circuito dei diamanti. Una stagione ricca di appuntamenti quella che attende Gianmarco Tamberi. Sportivi e non: il primo settembre si sposerà con la sua Chiara a Pesaro, a Villa Imperiale, cerimonia alla sera. La nuova casa è in costruzione, il viaggio di nozze in cantiere dopo Zurigo, dove sarà impegnato il 7 settembre, con destinazione da fissare ma con la Polinesia Francese come sogno della futura signora Tamberi. Insomma, un 2022 pieno di impegni importanti, in pista e fuori.

E cosi il campione olimpico di Tokyo, da poco testimonial social delle Marche (leggi l’articolo), stila la sua road map alla vigilia della partenza per il Qatar, prima tappa di un ciclo di gare che proseguirà a Birmingham il 21 maggio, Trieste il 28, Ostrava il 31 e Roma il 9 giugno per il Golden Gala Pietro Mennea, quindi gli Assoluti di Rieti nel weekend del 25-26 giugno: «So di star bene fisicamente, anche se non puntiamo ad essere al top della forma adesso, bensì a luglio – le sue parole – dal punto di vista tecnico abbiamo lavorato di più, ma quando si lavora si hanno anche incertezze, e quando si cerca di sistemare qualcosa a volte si fanno passi indietro. Quanto salterò a Doha? Non so, vedremo. Valuteremo nei prossimi giorni se gareggiare con rincorsa completa o con 9 passi. Adesso peso 80 kg, quanto pensavo per questo periodo: ai Mondiali indoor ero 80,5-81, ma dovrò perdere 3-4 chili per Mondiali ed Europei arrivando a 76,5-77 in base a come sarà l’avvicinamento. Qui, al Palaindoor di Ancona che è la mia casa, ho la fortuna di avere a disposizione una struttura come questa, invece all’aperto in questi giorni preferisco andare nell’impianto di Osimo».

Gimbo esulta dopo il salto d’oro (foto Coni)

“ANCORA TANTA VOGLIA DI FARE” – Venerdì a Doha (presenti anche Filippo Tortu nei 200, Nadia Battocletti nei 3000, Ahmed Abdelwahed nei 3000 siepi – qui gli iscritti) ritroverà l’amico Mutaz Barshim con cui ha condiviso la medaglia d’oro alle Olimpiadi. «Con lui ci siamo allenati per una settimana insieme, proprio a Doha: ci sentiamo molto spesso, lui è nato per fare salto in alto, concepito per essere uno dei migliori se non il migliore – ribadisce il 29enne marchigiano delle Fiamme Oro, trent’anni il 1° giugno – Ricordiamo spesso Tokyo, tiriamo fuori qualche aneddoto di quella strepitosa serata: entrambi stiamo vivendo questo momento simile, abbiamo raggiunto qualcosa di straordinario dopo tanti anni di rincorsa, ognuno a modo suo, ed entrambi ci interroghiamo sul modo per andare avanti. Non sono mai stato uno che si accontenta, però una cosa così grande, voluta per così tanti anni, avevo paura mi facesse dire basta: ho sofferto tanto e alla fine sono riuscito a raggiungere quel grande obiettivo, e forse la mia carriera poteva concludersi così. In realtà mi sono reso conto che ho ancora tanta voglia di fare, tanta voglia di dimostrare a me stesso che di limiti ce ne sono sempre e bisogna sempre cercare di superarli».

La consegna del Ciriachino

“NON VEDO L’ORA DEL GOLDEN GALA” – Al Golden Gala il pubblico di casa lo attende per tributargli l’applauso che merita: «Roma è una bellissima tappa per preparare al meglio i Mondiali di Eugene, il mio chiodo fisso – prosegue il saltatore allenato dal papà Marco – più alti sono gli stimoli, con la pressione addosso, più riesco a tirare fuori qualcosa di importante, quindi avere il Golden Gala prima di Eugene è fondamentale per me. Non vedo l’ora di scendere in pedana a Roma e di vedere l’Olimpico con un sacco di gente: mi sono sempre divertito da morire in quella pedana e sono sempre riuscito a fare buone gare. Capiterà dopo averne già fatto tre o quattro quindi spero di essere in condizione fisica e tecnica discreta per poter già fare buone misure al Golden Gala».

“IL COREANO WOO IL PIÙ FORTE DEL MOMENTO” – Guardando al panorama attuale del salto in alto, e alle chance di successo ai Mondiali di Eugene, l’azzurro passa in rassegna gli avversari più quotati: «Il coreano Woo lo considero il miglior saltatore al mondo al momento, per costanza e facilità di salto. Mutaz Barshim è intramontabile e sarà sicuramente uno dei protagonisti del Mondiale. Per un terzo nome, dico JuVaughn Harrison: ha dimostrato di essere al top nell’alto e nel lungo. Così tanto talento non può essere sottovalutato. E poi gareggia in casa».

Tamberi con Marcell Jacobs

MARCELL E 4×100 – Una riflessione anche su Marcell Jacobs e sulla staffetta 4×100. «Jacobs avrà molto da fare a Eugene, visto che gli statunitensi sono i velocisti più forti al mondo e gareggiare in casa loro non sarà facile – la valutazione di Gimbo – ma ha dimostrato anche quest’anno di avere le carte in regola per fare la prestazione che conta nel momento più importante, e confido in lui perché ha acquisito tanta sicurezza per riuscire a dimostrare quanto vale. Per la 4×100 sarà anche più difficile, un oro memorabile, quasi impossibile, merito dei ragazzi che hanno fatto una gara perfetta. Ripetere la perfezione non è facile, hanno fatto gioire tutta l’Italia, sarà difficile stare dietro agli americani, il mio consiglio da capitano è di concentrarsi su loro stessi e cercare di migliorare quello che hanno fatto a Tokyo».

PARLA PAPÀ-COACH – A parlare è anche Marco Tamberi: «In generale lo stato di Gianmarco a livello fisico è molto buono, siamo a inizio stagione e a livello tecnico ci sono ancora cose da sistemare. L’aspetto fisico mi convince, lo vedo forte e dinamico, con una serenità e capacità di rappresentare il massimo di quello che è in grado di fare. Ha acquisito coscienza delle sue capacità, ancora maggiore di quella che era prima delle Olimpiadi. A livello tecnico, alti e bassi pronunciati che non dipendono dallo stato fisico, ma dalla mancanza di abitudine a misure alte e dalla quantità di salti fatti. Ma immagino che le gare sistemeranno questo aspetto».

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