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“Posso dire di credere in Dio?”,
da Genga il messaggio sul diritto
di manifestare il credo religioso

FEDE - Conclusi i lavori del convegno organizzato dal Comune con il patrocinio della Regione, in collaborazione con l’arcidiocesi Camerino-San Severino-Fabriano-Matelica e il consorzio Grotte di Frasassi
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Il sindaco Filipponi, l’assessore Bruffa, Nazzarena Luchetti e i relatori del convegno

«Come credente, in qualsiasi religione, io devo dire di credere in Dio, la mia fede non è un elemento marginale della mia vita ma è un asse centrale della mia esistenza. Gli elementi emersi nel convegno, sia dal punto di vista antropologico, religioso, giuridico e tecnico dell’uso della parola sono fondamentali per far esprimere bene un credente. L’enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”, riassume bene la possibilità di esprimere la condizione di credente è ciò che ci fa veramente vivere filialmente verso tutti e poter dire che tutti gli uomini sono fratelli». Cosi Josè Maria Galvan, direttore del dipartimento di teologia morale dell’ Università Pontificia della Santa Croce ha concluso l’intensa giornata di studi del Convegno organizzato dal Comune di Genga con il patrocinio della Regione, in collaborazione con l’arcidiocesi Camerino-San Severino-Fabriano-Matelica e il consorzio Grotte di Frasassi “Posso dire di Credere in Dio?” curato dalla giornalista Nazzarena Luchetti e fortemente voluto dal Sindaco di Genga Marco Filipponi e dall’assessore al Turismo e Cultura David Bruffa per valorizzare l’antica vocazione sacra del territorio. «Un convegno che ha toccato tematiche importanti, profonde e quanto mai attuali con un grande parterre di relatori che ringrazio personalmente per la partecipazione – ha dichiarato il sindaco di Genga Marco Filipponi – un forte messaggio sul confronto religioso che parte proprio da Genga un luogo dove la Cristianità è profondamente radicata nella storia e che è meta di cammini spirituali tra le numerose chiese ed eremi antichi incastonati nella natura»

Convegno-Genga-Il convegno, moderato dal giornalista Vincenzo Varagona, presidente nazionale dell’Unione Cattolica Stampa Italiana, ha visto la partecipazione di numerosi e importanti relatori. Giovanni Tridente della facoltà di Comunicazione dell’università della Santa Croce ha messo in luce la difficoltà di essere convincenti nei propri messaggi di fede in un mondo sovraccarico di informazioni «ci vuole capacità di ascolto e una forte consapevolezza della propria identità, senza il timore di perdere nessuna posizione acquisita e la voglia di lasciarsi coinvolgere nella vita degli altri. Attraverso questa testimonianza di disponibilità, integrità e altruismo possiamo lasciare un segno e professare un mondo migliore dove sia il bene a trionfare». Angelo D’Acunto dell’università Pontificia Santa Croce, ha evidenziato l’importanza di riconoscere il vero dal falso attraverso la comunicazione non verbale «Colui che mente è molto attento a costruire la bugia nei contenuti verbali e nella storia per renderla credibile. Per questo motivo, tralascia tutta una serie di aspetti legati alla comunicazione non verbale che possono mostrarci un’incongruenza e ci aiutano a capire la verità». La giornalista e scrittrice Asmae Dachan ha toccato il tema del Dio delle libertà e delle catene dell’umano: «Che cosa significa credere, se non amare? L’amore per il Creatore si esprime attraverso l’elevazione morale, spirituale, culturale, l’impegno in azioni nobili e costruttive. Sono gli umani, violando questi principi, che impongono catene contro i loro stessi fratelli, tanto da arrivare a strumentalizzare le parole divine per scopi diversi dal credo, arrivando a giustificare la disuguaglianza, gli abusi, persino le violenze».

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Il sindaco Marco Filipponi e i relatori

Pietro Grassi, docente Storia delle religioni dell’università della Santa Croce, ha relazionato sull’importanza delle parole e il senso perduto di alcuni termini nella storia occidentale «l’itinerario dell’uomo occidentale si è articolato in una dinamica razionale, creando una scissione tra fede ed interiorità, laddove il credere non è pensare e vivere la fede come una cosa tra le cose, ma un evento storico interpersonale». Sul delicato tema della libertà e tutela del sentimento religioso e l’opinione della Corte europea per i diritti dell’uomo è intervenuto Stefano Testa Bappenheim docente diritto ecclesiastico e canonico all’Università di Camerino. L’avvocato Bernadette Verducci ha spiegato come gli articoli 19 e 21 della carta costituzionale, collegati ai diritti fondamentali della stessa costituzione, esprimano la tutela di libertà fondanti la nostra democrazia e quindi anche la libertà di espressione e di manifestazione della propria fede. Al termine dei lavori è stata celebrata la messa nel santuario del Valadier da monsignor Francesco Massara, vescovo della Diocesi Camerino-San Severino-Fabriano-Matelica.

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