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Fratture trattate entro le 48 ore:
il ‘Carlo Urbani’ è
tra i migliori ospedali italiani

JESI - Secondo i dati del Pne, il reparto di Ortopedia e Traumatologia è al terzo posto per la più alta percentuale di traumi al femore sottoposti a operazione nel paziente over65 entro 2 giorni dall'accoglienza in struttura. La Direzione dell'Area Vasta 2: «Un lusinghiero risultato da contestualizzare all'interno del periodo pandemico e delle criticità dei reparti di emergenza, dove tutti i medici e gli infermieri della stessa unità operativa sono stati coinvolti nella globalità dei processi»
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L’ospedale ‘Carlo Urbani’ di Jesi

 

L’Unità Operativa Complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale di Jesi si è distinta negli ultimi anni per essere al terzo posto in Italia (per le strutture che trattano più di 150 fratture l’anno) per la più alta percentuale di fratture di femore, nel paziente over 65, trattate entro le 48 ore (96,12%) secondo i dati del Programma nazionale esiti (Pne). «Un risultato frutto del lavoro di squadra, sia all’interno dell’equipe medica e infermieristica diretta dal dottor Rocco Politano, direttore Uoc Ortopedia e Traumatologia, sia di collaborazione con l’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione, diretta dal dottor Tonino Bernacconi. – sottolinea una nota della Direzione dell’Area vasta 2 – Effettuare l’intervento entro le 48 ore presuppone un’ottimale collaborazione tra tutte le componenti dell’ospedale che comprendono l’accoglienza del paziente in struttura, la preparazione all’intervento, la valutazione anestesiologica, la disponibilità della sala operatoria e dei tecnici di radiologia, tutti elementi indispensabili per effettuare tali procedure».

Il chirurgo non è l’unico protagonista dell’intervento, oltre agli anestesisti necessari e indispensabili è fondamentale l’apporto del personale infermieristico sia dell’unità operativa (il personale è diretto dalla caposala Tiziana Grassi) sia del blocco operatorio (personale diretto da Giancarlo Pierandrei) che grazie alla loro professionalità e spirito di sacrificio, ampiamente dimostrato nel periodo del picco della pandemia, hanno consentito di raggiungere questi obiettivi. «Questo lusinghiero risultato va inoltre contestualizzato all’interno del periodo pandemico e delle criticità dei reparti di emergenza dove tutti i medici e gli infermieri del reparto di Ortopedia sono stati attivamente coinvolti nella globalità dei processi. – prosegue il comunicato – Il bacino ospedaliero del ‘Carlo Urbani’, riguardo al numero di utenti che vi afferiscono, si aggira attorno alle 200mila unità, considerando un’area che si estende, oltre alla Vallesina, da Porto Recanati a Loreto, Osimo, Ancona, Cingoli e tutto l’hinterland».

Focus dunque su traumatologia, ma anche una grande attenzione alla patologia elettiva delle grandi articolazioni – protesica di anca, ginocchio e spalla – su artrosi, chirurgia specialistica di mano e piede, chirurgia vertebrale, la patologia dello sport (artroscopia di spalla, ginocchio e caviglia) attraverso anche l’utilizzo delle ultime tecniche di medicina rigenerativa. «La costante collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche e la Clinica di Ortopedia – conclude la Direzione dell’Av 2 – garantisce inoltre la possibilità all’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia di Jesi di essere sede di diversi protocolli di studio clinico sia di patologia degenerativa sia di traumatologia sportiva, l’ultimo in collaborazione con la Lega Nazionale Dilettanti Calcio. Un’attività multidisciplinare che nelle difficoltà degli ultimi anni ha continuato a rispondere in maniera eccellente alle esigenze della comunità jesina e non solo».

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