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Gestione della crisi dell’impresa
e composizione negoziata:
i consigli del professor Brancozzi

ECONOMIA - Il commercialista e pubblicista de Il Sole 24 Ore, nonché docente della Liuc Business School di Castellanza, ha parlato dello sviluppo delle aziende, facendo un focus sui margini di contribuzione sulla vendita di ogni singolo prodotto
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Simone Brancozzi ospite negli studi di Radio FM1

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Composizione negoziata e di identità aziendale. Se ne è parlato ieri mattina ai microfoni di Radio FM1 si è parlato di In studio, ospite del direttore Giorgio Fedeli, è intervenuto Simone Brancozzi, dottore, commercialista e pubblicista de Il Sole 24 Ore, nonché docente della Liuc Business School Carlo Cattaneo di Castellanza. 

Il professore nato e residente a Grottazzolina era già stato chiamato in causa sulle nostre frequenze per spiegare una sua ideazione introdotta nel 2007, il Cruscotto di controllo (www.cruscottodicontrollo.it), un mezzo indispensabile per consentire una gestione aziendale basata su strumenti scientifici e monitorare costantemente landamento dell impresa (vedi la precedente intervista qui). Questa volta, invece, ha puntato il focus sulla composizione negoziata e sui margini di contribuzione sulla vendita di ogni singolo prodotto delle aziende. Come gestire al meglio la propria impresa? Come comportarsi davanti a situazioni di crisi? Come prevenirle? Attraverso un’infarinata a 360 gradi, Brancozzi ha risposto a queste e tanti altri quesiti riguardo i profili aziendali.

L’excursus è iniziato trattando la sentenza del Tribunale di Siracusa uscita il 14 settembre in cui si parla di composizione negoziata e dei limiti di un’azienda troppo in crisi. «La composizione negoziata è uno strumento che è in vigore dal 1 novembre 2021 ed è la parte centrale della nuova riforma della crisi – ha spiegato Brancozzi -. È lo strumento di cui il nostro Stato dispone per deflazionare i concordati preventivi e i fallimenti e, quindi, cercare di evitare che le aziende falliscano. L’articolo 3 della riforma della crisi viene intitolato “Allerta precoce”, ponendo dunque un obbligo a tutti gli imprenditori e gli amministratori di gestire l’azienda in un determinato modo». «Avere un sistema di allarme implica che quando le cose vanno bene si deve riuscire a trasformare il dato in informazione. Tradotto: si previene quando c’è il sole e non poco prima che comincia a piovere – ha sottolineato il professionista paragonando l’imprenditoria all’agricoltura, che poi ha proseguito -. Se l’imprenditore è in difficoltà chiede aiuto alla Camera di Commercio che gli mette vicino un esperto negoziatore. Questa figura dovrebbe aiutare l’imprenditore nella composizione di eventuali problematiche con, ad esempio, fornitori, banche o Agenzia delle Entrate. Di fatto, è possibile stralciare i debiti con essa o rateizzarli – ha rassicurato gli imprenditori all’ascolto -. Se si hanno cartelle scadute che non si possono più rateizzare o avvisi di intimazione di ipoteca di pignoramento di conti correnti, è sempre possibile trovare una soluzione. L’esperto negoziatore cerca di sanare l’azienda, ma se essa risulta troppo malata non vi è rimedio ed è questo che afferma il Tribunale di Siracusa. Se la tua difficoltà inizia ad essere un problema anche per il sistema socio economico si tende a liquidare il prima possibile le aziende incapaci di rimanere sul mercato». Entrando nel dettaglio Brancozzi ha illustrato: «Se l’imprenditore aderisce alla composizione negoziata, per la norma, è un imprenditore sfortunato e non un imprenditore fraudolento: ciò significa che non fallisce. Dunque o si trova una soluzione ai problemi oppure il compositore va dal giudice e propone un concordato preventivo semplificato e sdebita l’imprenditore. Viceversa, se non ci si ferma e si continua a fare debito è chiaro che si diventa fraudolenti con conseguente bancarotta. Pertanto la composizione negoziata è uno strumento per tenere la crisi aziendale fuori dal tribunale e cercare di risolverla».

Per arrivare a questo, però, occorre aumentare la formazione e la cultura dellimprenditore. «Un tempo vi era il Rec (registro esercenti commercio), che forniva le nozioni minime che dovrebbe avere un imprenditore – ha seguitato Brancozzi -. Oggi, invece, l’imprenditore è spesso abbandonato a sé stesso. Ci dovrebbero essere dei veicoli culturali per trasmettere all’imprenditore i rudimenti di cultura aziendale: in primis dovrebbero essere lo Stato, poi le associazioni di categoria, le banche ed infine gli ordini professionali».

Schermata-2022-10-27-alle-16.39.33-400x194Brancozzi ha poi tenuto a ribadire un concetto: «Il vero imprenditore è quello che riesce ad accrescere la soddisfazione della clientela migliorando il proprio prodotto, i propri servizi e distinguendosi. O ti distingui o ti estingui – ha puntualizzato -. L’azienda verte su due fattori: l’equilibrio economico (i ricavi devono essere superiori ai costi) e l’equilibrio finanziario (le entrate devono essere superiori alle uscite). Questi due equilibri sono misurati da alcuni indicatori di bilancio. Tuttavia il bilancio arriva troppo tardi e non è uno strumento capace di fare prevenzione. Per questo bisogna insegnare agli imprenditori il Roi (Return On Investment in italiano Ritorno sull’investimento”). L’imprenditore deve saper guadagnare e per farlo deve incentivare la performance aziendale». Il Roi è uno strumento utile anche per studiare il benchmark e da qui si è passati ad un’altra distinzione: «Le aziende si dividono in due grandi famiglie: Toci (quelle che marginano poco e fatturano tanto) e Ros (quelle marginano tanto e fatturano poco). L’80% delle aziende fermane e italiane non sono né l’una né l’altra perché fatturano poco e marginano poco: questo vuol dire morire, perché non avranno mai Roi e quindi nel breve periodo non avranno cassa, ma anzi la consumeranno».

Per spiegare il concetto il professore ha fatto un parallelismo con la situazione della Juventus. «Il motivo per cui Massimiliano Allegri è stato richiamato sulla panchina della Juve ha radici economico aziendali. Il club bianconero prima dell’era Sarri-Pirlo era una macchina di utili e aveva una quotazione in borsa altissima, frutto dei cinque anni precedenti di gestione Allegri che con le plusvalenze ha generato un miliardo in 5 anni. Poi la società in due anni ha perso 500mila euro e ha fatto un aumento di capitale sociale di 400mila euro e se non mette tempestivamente un freno al Roi fallisce, pur avendo fatto cassa. Dunque la famiglia Agnelli ha chiamato Allegri non per vincere ma per sistemare i conti e questo è possibile solo con uno che crea valore come lui (vedesi i giovani esordienti e la crescente quotazione di mercato che sta avendo Milik)».

Per Brancozzi, dunque, l’unica soluzione è diffondere cultura aziendale all’imprenditore per consentirgli così di creare valore e per avere prezzi alti.  Da qui nasce la sua mission, iniziata con il Cruscotto di Controllo (www.cruscottodicontrollo.it), primo e unico software cloud basato sulla Balanced Scorecard a disposizione di consulenti e imprese per monitorare costantemente l’andamento dell’impresa e proseguita poi con la Patente d’Impresa (visita il sito https://www.patenteimpresa.it/), un corso gratuito di due ore per imprenditori ricchissimo di contenuti unici e speciali sull’ABC della gestione dell’impresa e della lettura dei dati. Un altro strumento utile alla causa è il libro “I 12 pilastri aziendali. L’imprenditore, il contadino e il Vangelo” acquistabile anche su Amazon.it cliccando qui.

Per vedere lintervista integrale del professor Simone Brancozzi cliccare qui.

(spazio promo-redazionale)

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