Pai: da capo d’accusa in Tribunale
a freno per lo sviluppo urbano.
Mangialardi: «Coerenza cercasi»
di Sabrina Marinelli
Il complicato equilibrio tra la sicurezza idrogeologica e l’espansione urbanistica torna a infiammare il dibattito politico a Senigallia.
Il terreno di scontro è il Pai, il piano di assetto idrogeologico che tutela le aree a rischio, contenendo e limitandone la capacità edificatoria. Il centrosinistra ne ha ridotto il perimetro in passato. Manovra contestata ai due ex sindaci Angeloni e Mangialardi, a processo per l’alluvione del 2014. Il centrodestra vuole farlo ora, come ha spiegato l’avvocato degli alluvionati, in un contesto però mutato.
In un videomessaggio registrato davanti alla Rotonda il candidato al consiglio comunale Corrado Canafoglia, nonchè consigliere regionale di Fratelli d’Italia, ha definito l’attuale Pai un freno che «sta soffocando lo sviluppo economico della città». Per il centrodestra i vincoli attuali, estesi in modo uniforme dopo la tragica esondazione del 2022, non tengono conto delle specificità delle singole zone né dei lavori di messa in sicurezza finanziati dal Governo e già in parte realizzati. Va rivisto insomma.
Parole che non hanno lasciato indifferente l’ex sindaco e oggi consigliere regionale del Pd Maurizio Mangialardi. Punta il dito contro quella che definisce una profonda incoerenza, richiamando il ruolo di Canafoglia come legale degli alluvionati nel processo per l’alluvione del 2014 che lo vede imputato.
«Pai e coerenza: ormai non mi sorprende più nulla – interviene Mangialardi -. Confesso che, arrivati a questo punto, faccio fatica a sorprendermi. Non contesto il tema. Anzi. Chi conosce davvero la città sa bene che la pianificazione del rischio idrogeologico, soprattutto dopo l’alluvione del 2022 e le nuove perimetrazioni, incide concretamente sulla vita delle famiglie, sulle attività economiche, sulle proprietà e sulle prospettive di sviluppo urbano. Il Pai andrebbe trattato con serietà, competenza e coerenza. Non è uno slogan da usare a seconda della convenienza del momento. È uno strumento complesso, sovraordinato, approvato dalle autorità competenti e non certo disegnato unilateralmente dal Comune. Io ne ho seguito la nascita nei primi anni Duemila, per quanto era nelle competenze dell’Amministrazione comunale, e ho sempre ritenuto necessario affrontarlo con equilibrio serietà e con professionisti di altissimo profilo senza mai trasformarlo in propaganda. Per questo trovo singolare che oggi venga descritto come un vincolo soffocante proprio da soggetti che, in altra sede, hanno contribuito a trasformare quello stesso Pai in un argomento di accusa contro chi amministrava Senigallia al tempo dell’alluvione del 2014. Il punto è tutto qui: non si può usare il Pai come parametro rigido di colpa quando si parla del passato e poi rappresentarlo come un ostacolo da alleggerire quando ci si rivolge a famiglie, proprietari e imprese interessate dai vincoli attuali. In tribunale il Pai diventa una clava, in campagna elettorale un vincolo soffocante. Una bella circense acrobazia. Senigallia ha bisogno di serietà, coerenza e soluzioni non di propaganda. Ma ,come ho detto ,non mi sorprende più nulla».
Corrado Canafoglia nel doppio ruolo di avvocato e politico precisa che «Il Pai approvato dalla giunta Angeloni-Mangialardi trovò le resistenze dell’autorità di bacino e, in particolare, dell’ingegnere Vito Macchia, secondo cui le aree da mettere sotto tutela fossero più estese rispetto a quelle indicate dal Comune. Quel procedimento si concluse con un’area molto ristretta rispetto alle indicazioni dell’autorità di bacino e l’ingegnere fu esautorato al momento delle decisioni finali, fatto gravissimo. Il Comune sosteneva che l’area indicata dall’autorità di bacino impedisse l’edificazione e comunque non era in grado di allertare tutti i residenti da sottoporre al vincolo Pai. Le alluvioni dimostrarono che aveva ragione l’ingegnere. L’autorità di bacino centrale oggi ha esteso la zona ritenuta a rischio nel Pai senza alcuna distinzione. È questo il motivo per cui questa indicazione va rivista e soprattutto va considerata la diversità delle zone della città rispetto al rischio ma soprattutto l’imponente mole di lavori di mitigazione, in parte effettuati e altri da realizzare nei prossimi anni, dopo che il governo Meloni ha stanziato 400 milioni di euro. La differenza tra centro sinistra e il centrodestra sta nel fatto che il centrosinistra privilegiò il diritto di pochi a costruire rispetto alla sicurezza di tutta la popolazione, mentre il centrodestra pone oggi come primario elemento la sicurezza delle persone, ma chiede che venga consentito lo sviluppo economico, sempre nel rispetto della sicurezza dei cittadini e, in particolare, che vengano differenziate le zone per l’effettiva rischiosità rispetto al pericolo alluvione».
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