Si chiude un contenzioso urbanistico
lungo quarant’anni:
il Comune sblocca 700mila euro
La positiva conclusione di un lungo iter giudiziario consente oggi al Comune di Jesi di poter liberare risorse per circa 700mila euro che erano state prudenzialmente accantonate in caso di condanna per un contenzioso in materia urbanistica.
Tale somma, fa sapere il Comune, entrerà così a far parte dell’avanzo di amministrazione del 2026 che dovrà essere approvato nella primavera del prossimo anno dal Consiglio comunale e dunque da quel momento materialmente spendibile per opere pubbliche o servizi.
A risolvere la lunga controversia iniziata all’inizio degli anni ‘80 è stata la Corte di Cassazione che, nei giorni scorsi, ha definitivamente respinto il ricorso promosso dagli eredi di un cittadino per la quantificazione dell’indennità di esproprio di un’area nei pressi dell’attuale via Fausto Coppi stabilita allora dal Comune.
L’originario decreto di esproprio risaliva infatti agli inizi degli anni ‘80 ed era finalizzato all’acquisizione dell’area per la realizzazione delle opere di urbanizzazione del quartiere che poi si è sviluppato in quella zona. Il proprietario aveva promosso ricorso contro il decreto che veniva annullato sia dal Tar che dal Consiglio di Stato nel 2000. Avendo, nel frattempo, l’Amministrazione comunale occupato l’area suddetta trasformandola in strada, veniva avviata un’azione risarcitoria nei confronti del Comune.
Il Tar delle Marche accoglieva il ricorso degli eredi disponendo che il Comune o restituisse l’area in questione o formulasse un’offerta risarcitoria secondo determinati calcoli fissati per legge.
Riconoscendo l’impossibilità di restituzione del bene in quanto trasformato in viabilità pubblica, il Consiglio comunale nel 2016 prendeva atto della sentenza emessa, procedendo all’acquisizione sanante dell’area per una somma complessiva di circa 78 mila euro, di cui 69 mila di indennità provvisoria, poi liquidata con decreto dirigenziale. I proprietari rigettavano però la somma indicata dal Comune nel suddetto decreto promuovendo ricorso in Corte d’Appello ed indicando quale giusto indennizzo l’importo di oltre 780 mila euro. La Corte d’appello di Ancona, con sentenza del 2023, rigettava l’opposizione. Tale provvedimento veniva impugnato dagli eredi in Cassazione, la quale ha ora confermato l’orientamento della Corte d’Appello.
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