Indagine Dda, negli interrogatori
Pistarelli e Crucianelli restano in silenzio

L’avvocato Gabriele Cofanelli davanti al carcere di Montacuto
di Gianluca Ginella
Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere l’ex capo di gabinetto Fabio Pistarelli, il costruttore Enrico Crucianelli e l’imprenditore Antonio Cervigni. Oggi sono cominciati gli interrogatori di garanzia in carcere per alcuni degli otto arrestati dell’inchiesta “Ricostruzione” della Dda di Ancona.

Fabio Pistarelli
Pistarelli, assistito dall’avvocato Gabriele Cofanelli, è stato sentito dal Gip Sonia Piermartini e si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’interrogatorio di garanzia si è svolto nel carcere di Montacuto di Ancona (il gip era presente in videocollegamento). All’ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, che si dimise nel dicembre 2025, viene contestata la corruzione. Per la Dda avrebbe fatto parte di una sorta di “cricca” di cui facevano parte anche altri due arrestati, gli imprenditori Antonio Ezechielli (che sta rientrando in Italia dalla Cina) e Antonio Cervigni.

Enrico Crucianelli
Cervigni, assistito dagli avvocati Gabriele e Massimiliano Cofanelli, nel corso dell’interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere. Lo stesso il costruttore Enrico Crucianelli, difeso dagli avvocati Massimiliano Cofanelli e Marcello De Sanctis.
A Crucianelli vengono contestati bancarotta, truffa aggravata ai danni dello Stato, utilizzo di fatture false, corruzione, turbativa d’asta e contratti di subappalto irregolari. Il gip ha escluso l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Su questo aspetto la Dda avrebbe presentato ricorso al Riesame.
Sul ruolo di Crucianelli, che ha aperti circa 400 cantieri per il sisma e i suoi presunti legami con la criminalità organizzata (‘Ndranghera e Casalesi): il prestigio della sua azienda, la Crucianelli Rest Edile sarebbe stato utilizzato come una sorta di cavallo di Troia, di schermo «per accreditarsi nella realtà marchigiana ed evitare di destare sospetti». Nelle Marche la criminalità organizzata, secondo gli inquirenti, avrebbe acquisito nell’ambito della propria influenza l’impresa edile di Crucianelli, presidente provinciale dell’Ance, membro del consiglio generale Ance Marche «con tutta intera la sua rete di tradizione generazionale, collegamenti imprenditoriali, amministrativi, politici e relazionali». Secondo gli inquirenti «entrando in affari con Enrico Crucianelli la criminalità organizzata ha utilizzato lo schermo prestigioso, lucente e affidabile della ditta Rest Edile di Crucianelli, imprenditore “fidato”, serio e largamente conosciuto, per accreditarsi nella realtà marchigiana ed evitare di destare sospetti».
(Servizio aggiornato alle 13,40)
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