Maxi inchiesta ricostruzione,
Fede (M5S) alla Camera:
«Chiesta informativa urgente alla Meloni»

Giorgio Fede, deputato del Movimento 5 Stelle
«Ci sono oltre 400 cantieri avviati e migliaia di famiglie che rischiano di veder bloccate le proprie case, per un’inchiesta nella quale è forte anche il sospetto che ci sia dietro la mano di ‘ndrangheta e camorra. Per questo pretendiamo che il presidente del Consiglio o le sue strutture commissariali vengano a riferire in aula: le ombre sono troppo inquietanti e la giustizia non può subire rallentamenti». Giorgio Fede, deputato del Movimento 5 Stelle, è intervenuto oggi alla Camera chiedendo un’informativa urgente a Palazzo Chigi sulla maxi inchiesta sulla ricostruzione post sisma.
«A dieci anni dal sisma che ha devastato le Marche, in un territorio che ancora attende la fine dell’emergenza e la ricostruzione del cantiere più grande d’Italia, si allunga l’ombra della malavita e del malaffare – continua il pentastellato -. L’indagine impone una risposta immediata da parte delle istituzioni. Il cuore della questione tocca vertici istituzionali e politici di primissimo piano: Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente Acquaroli che, a sua volta, è vicepresidente della struttura commissariale che gestisce la ricostruzione. Le spiegazioni fornite dal governatore delle Marche sono state a dir poco imbarazzanti, specie se si pensa che in Regione si sapeva o si sospettava di notizie di reato senza che la procura venisse informata tempestivamente nelle sedi opportune. Il Movimento 5 Stelle non tollera che si tratti la legalità in maniera strumentale» ha concluso Fede.

Pierpaolo Borroni, consigliere regionale FdI
Sulla maxi inchiesta, che vede 51 indagati di cui 8 destinatari di una misura di custodia cautelare in carcere tra cui Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto di Francesco Acquaroli, è intervenuto anche Pierpaolo Borroni, consigliere regionale di Fratelli d’Italia. «Il doppiopesismo della sinistra funziona come le targhe alterne, a seconda di chi è coinvolto. Oggi nelle Marche non risultano indagati né il presidente Acquaroli, né consiglieri regionali, assessori o dirigenti dell’Usr. Eppure la sinistra ne chiede le dimissioni. Quando il Pd candidò Ricci a governatore, nessuno di noi ne chiese il ritiro o le dimissioni da eurodeputato. La sinistra invocò il garantismo e giustamente. Perché oggi quel principio non vale più? Che ne pensa il consigliere Catena? A parti inverse, Catena sa già come ci saremmo comportati, lo chiedesse proprio a Ricci e Mancinelli per i quali nessuna richiesta di dimissioni è arrivata da parte nostra. Quindi, si facesse una domanda e si dia una risposta. Non si può trasformare un’indagine in uno strumento per colpire un’intera amministrazione regionale, tanto meno un presidente che non risulta indagato» ha aggiunto il meloniano.
«Questo non sminuisce la gravità delle vicende che riguardano un ex collaboratore del presidente e nessun altro. Le istituzioni devono essere trasparenti, ispirate alla legalità e utilizzare correttamente le risorse pubbliche – ha continuato Borroni -. Sarà la magistratura a valutare le responsabilità individuali. Ringrazio i magistrati e la guardia di finanza per il lavoro svolto. Chi ha sbagliato pagherà. Ma le aule delle istituzioni non possono trasformarsi in tribunali che emettono sentenze sommarie per fini politici. I marchigiani chiedono risposte concrete sulla ricostruzione e, da quando la struttura commissariale è guidata dal centrodestra, il processo ha registrato un’accelerazione significativa. Speculare sui terremotati e su un cantiere ereditato fermo è un atteggiamento vergognoso, che si ritorcerà contro chi lo pratica. Così come lo è lanciare dubbi su eventuali finanziamenti pubblici per fini elettorali, che sono solo illazioni e per le quali è giusto che il nostro partito si tuteli nelle sedi opportune» ha concluso il consigliere FdI.

Giacomo Rossi (Civici Marche), vice presidente del Consiglio regionale
A intervenire c’è anche Giacomo Rossi (Civici Marche), vice presidente del Consiglio regionale. «Fin dal primo minuto abbiamo voluto esprimere di persona al presidente Acquaroli la nostra solidarietà per l’inchiesta giudiziaria emersa sul suo ex capo di gabinetto, nella quale il presidente è parte lesa ed estraneo completamente ai fatti come specificato anche dagli inquirenti. Riteniamo inoltre lesi anche i nostri cittadini delle aree terremotate, la cui ricostruzione rischia ora di subire in parte dei rallentamenti. Valutiamo altresì assurde le parole della minoranza che invoca la presunzione di innocenza per un indagato come Matteo Ricci e lo candida a presidente e vorrebbe invece le dimissioni di un presidente eletto democraticamente, estraneo ai fatti e parte lesa nella vicenda. Civici Marche ringrazia la guardia di finanza e la magistratura per il lavoro svolto, auspicando giustizia fino in fondo».
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