Il decennale del sisma
“macchiato” dal terremoto giudiziario:
bufera in Consiglio regionale

Francesco Acquaroli (al centro). A destra Valeria Mancinelli (in alto) e Andrea Putzu (in basso). A sinistra Fabrizio Cesetti (in alto) e Guido Castelli (in basso)
di Francesca Marsili (foto di Federico De Marco)
Doveva essere il Consiglio della memoria, a dieci anni dal sisma e nel cuore del cratere. È stato invece il Consiglio regionale dell’inchiesta sulla ricostruzione. Davanti a una sala stracolma, la seduta aperta a tutti è stata attraversata per intero dall’ombra degli arresti: lo scontro tra il commissario Guido Castelli e l’opposizione, l’uscita dall’aula del centrosinistra e, in chiusura, le parole del governatore Francesco Acquaroli sul suo ex capo di gabinetto, Fabio Pistarelli, arrestato giovedì scorso nell’ambito dell’inchiesta.

Guido Castelli, commissario sisma 2016
La miccia si è accesa quando Castelli, rivolgendosi alla della minoranza, ha respinto l’accusa di una gestione politica della ricostruzione. Ha ricordato i tanti sindaci dem che lo avevano chiamato per chiedere aiuto, un aiuto che, ha ribadito, è sempre stato dato. Tra loro ha indicato il consigliere regionale del Pd Leonardo Catena, ex sindaco di Montecassiano, che si era rivolto alla struttura commissariale per una casa di riposo danneggiata dal sisma. «Dimmi se ti ho mai chiesto di genufletterti», gli ha detto. «La polemica politica è legittima, anche dura, ma attenzione a non dire falsità. Le parole sono pietre e non ci spaventano».

A quel punto alcuni consiglieri di opposizione, tra cui la capogruppo del Pd Valeria Mancinelli e il dem Fabrizio Cesetti, si sono alzati in piedi contestando a Castelli il riferimento a Catena, che in quella sede non avrebbe avuto diritto di replica. Cesetti si è rivolto direttamente ad Acquaroli e al presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui, chiedendo perché fosse consentito al commissario di citare il consigliere senza lasciargli la possibilità di rispondere. Con loro anche Andrea Nobili di Avs. Castelli ha replicato: «Non sono Belzebù». Subito dopo i consiglieri di opposizione sono usciti, tranne Mancinelli, rimasta per replicare.

Lo striscione di Rifondazione comunista
Un epilogo arrivato al termine di un’assise partita già in salita. All’ingresso era comparso uno striscione di Rifondazione comunista che chiedeva le dimissioni di Acquaroli e di Castelli. «Quella che avrebbe dovuto essere una occasione per fare chiarezza sulle responsabilità politiche connesse alle vicende giudiziarie si è risolta in una inutile passerella degli esponenti della destra regionale, per decantare le loro supposte qualità nell’amministrare quello che è stato definito il più grande cantiere d’Europa – ha commentato Gabriele Marcozzi, segretario regionale Marche di Rifondazione comunista -. Non è stato concesso uno spazio per le comunità locali, nessuna parola data agli studenti del cratere o alle attività produttive, solo un’inutile passerella mediatica. Per questo ribadiamo l’urgenza delle dimissioni del presidente della regione ma anche del commissario straordinario per la ricostruzione Castelli».

Gabriele Marcozzi, segretario regionale Rifondazione comunista
In sala c’erano i sindaci del cratere, le autorità militari, il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi e il prefetto Giovanni Signer. Sulla seduta, intitolata «A dieci anni dal sisma, le istituzioni nei territori», pesa la maxi inchiesta “Ricostruzione” della Guardia di finanza coordinata dalla Dda di Ancona. Otto gli arresti. Tra questi ci sono l’ex capo di gabinetto del presidente, Fabio Pistarelli, dimessosi nel dicembre 2025, e l’imprenditore Enrico Crucianelli, titolare della Crucianelli Rest Edile, impresa a cui fanno capo circa 400 cantieri del post sisma.

Gianluca Pasqui, presidente del Consiglio regionale
Nella capigruppo di ieri pomeriggio la maggioranza di centrodestra aveva bocciato la richiesta di Pd, M5S, Avs, Civica di Ricci e Marche Vive. Le opposizioni volevano inserire al primo punto le comunicazioni del governatore, per aprire un dibattito sull’inchiesta e poter replicare. Lo schema è rimasto quello previsto: interventi istituzionali, uno per ogni gruppo consiliare e conclusioni affidate ad Acquaroli, senza repliche. Il capogruppo di FdI Andrea Putzu ha parlato di un “no” ai «processi politici», le minoranze di una «passerella» preferita alla trasparenza. In aula sono arrivate con le dieci domande al presidente raccolte nel documento «Acquaroli rispondi».

Prima della polemica, Castelli era entrato nel merito della vicenda giudiziaria. «Il meccanismo messo in campo per produrre gli effetti di cui abbiamo letto sui giornali è fraudolento e truffaldino», ha detto. Ha ricordato che solo le imprese iscritte all’Anagrafe antimafia degli esecutori, gestita dal ministero dell’Interno, possono ricevere fondi della ricostruzione. «Il sistema delle false fatturazioni e di tutte le diavolerie che si sono immaginati ha violato quel punto. La procura ha potuto vedere ciò che in sede amministrativa non si può vedere, perché il controllo preventivo non ha i suoi strumenti speciali. Dobbiamo ringraziarla per aver fatto luce».

In prima fila, da sinistra, Silvia Luconi e i capogruppo di maggioranza Andrea Putzu (Fdi), Jessica Marcozzi (Fi), Renzo Marinelli (Lega), Milena Sebastiani (I Marchigiani) e Luca Marconi (Udc)
Sui cantieri della Crucianelli Rest Edile, circa 400 in corso e 396 chiusi, tutti nella ricostruzione privata, il commissario ha sottolineato che la scelta dell’impresa spetta al terremotato e non al pubblico. A chi chiede perché non sia stato posto un tetto, ha risposto che le ordinanze limitano gli incarichi dei tecnici ma non le imprese, «perché in Europa c’è la concorrenza e un commissario non può disporre limitazioni al libero mercato». Ha poi offerto la sua «personalissima» lettura sul perché quei cantieri si concentrino in una sola parte del Maceratese. Secondo Castelli c’entra il Superbonus 110, che avrebbe consentito di neutralizzare l’accollo. Il bonus avrebbe anche fatto lievitare il costo di una demolizione e ricostruzione da 2.800 a 4.500 euro parametrici, con circa 400 pratiche avviate tra il 2020 e il 2022.

Alessandro Gentilucci, presidente della Provincia di Macerata
Sul Superbonus è tornato anche il presidente della Provincia di Macerata Alessandro Gentilucci, intervenuto dopo l’assessore regionale alla Protezione civile Tiziano Consoli e al presidente della Provincia di Fermo Michele Ortenzi. Gentilucci ha parlato «più da sindaco che da presidente». Ha ricordato il 26 ottobre 2016, «quando le pietre dei centri storici mi hanno ferito le gambe e non riuscivo a respirare per la nuvola di polvere». Ha espresso apprezzamento per la magistratura e ha ringraziato i 360 dipendenti dell’Ufficio speciale per la ricostruzione, che l’inchiesta «non ha scalfito». Poi l’affondo sull’impianto della ricostruzione: «L’impianto normativo importato dall’Emilia-Romagna non andava bene, lo dicevamo in tutte le lingue». Secondo Gentilucci sarebbe bastato riapplicare il modello del sisma del 1997 per avere «una ricostruzione efficiente e sicura». E invece, ha detto, «siamo stati in balìa degli eventi» fino alla svolta del 2023, con l’arrivo di Castelli.

Il passaggio più tecnico ha riguardato i costi a carico dei privati. Con l’autocertificazione richiesta ai tecnici, ha spiegato Gentilucci, le parcelle sono cresciute: a parità di contributo, il terremotato si è trovato a pagare al progettista il 20% invece del 10%. Da qui il ricorso al Superbonus, «che non era finanziato e a cui solo alcune imprese potevano accedere. Questi sono fatti, li abbiamo vissuti». In chiusura ha richiamato la dignità delle maestranze, rimaste in cantiere a lavorare pur sapendo che non avrebbero ricevuto lo stipendio. «Un esempio per loro, per le loro famiglie e soprattutto per chi aspetta la ricostruzione della propria abitazione».

Castelli, dal canto suo, ha elencato le misure adottate in tre anni. Tra queste il lavoro con l’Anac sugli schemi di atti per i Comuni, la digitalizzazione delle procedure, il divieto di subappalto a cascata e l’obbligo di indicare il subappaltatore. A queste si aggiungono il badge di cantiere introdotto nel gennaio 2025 e la stretta sul meccanismo dell’anticipazione. Domani il commissario incontrerà la Struttura per la prevenzione antimafia: «Dobbiamo tutelare i terremotati e la filiera edile che c’è dietro quei 400 cantieri, tenendo insieme legalità e funzionalità». Poi ha rivendicato i numeri: nelle Marche 9mila cantieri conclusi e un terzo dei nuclei familiari tornati a casa, e il 98% delle opere pubbliche avviate contro un 45% che al suo insediamento non era nemmeno partito. In chiusura ha ammesso: «Non possiamo nasconderci che questo decennale non è il momento più sereno».

Nella seconda parte della seduta hanno preso la parola i capigruppo. Mancinelli è intervenuta a nome di tutti e cinque i gruppi del centrosinistra, concentrandosi sull’inchiesta. Il Consiglio, ha detto, era stato convocato prima che scoppiasse quello che i sindaci del territorio definiscono «uno tsunami», che mina la fiducia nella Regione. Secondo la capogruppo dem, Acquaroli avrebbe dovuto aprire i lavori dando la sua versione dei fatti; invece, consigliato male dalla sua maggioranza, avrebbe scelto di sottrarsi. Su Pistarelli è stata netta: è il braccio destro del presidente, scelto per un rapporto fiduciario, «non un mariolo qualunque». A margine, sull’ipotesi di dimissioni, ha spiegato che il passo indietro dipenderà dall’atteggiamento che il presidente terrà. Prima Acquaroli dovrà chiarire se sapeva o no delle presunte ingerenze del suo capo di gabinetto.

Andrea Putzu
Di segno opposto la lettura del capogruppo di FdI Andrea Putzu, che ha parlato di un centrosinistra «scappato via». Per lui l’uscita dall’aula è stata un segnale di debolezza, soprattutto nei confronti dei sindaci del sisma. Ha difeso Castelli, sostenendo che il commissario ha trattato tutti allo stesso modo, senza guardare all’appartenenza politica. Ha ricordato la raccolta di firme partita contro la sua riconferma e ha raccontato che qualcuno, tra chi l’aveva firmata, oggi gli ha confessato di essersi dovuto ricredere. Sull’inchiesta ha ringraziato Guardia di finanza, procura e Dda: «Non spetta a noi, indagherà la magistratura. Chi sbaglia deve pagare». In chiusura ha chiesto scusa ai presenti «per la sceneggiata» dei colleghi di minoranza, con una stoccata finale: «Chi oggi ha abbandonato l’aula ha sempre abbandonato i marchigiani. È il loro sport migliore».

Francesco Acquaroli e l’assessore Giacomo Bugaro
Con una nota stampa successiva al Consiglio è intervenuto anche l’assessore regionale Giacomo Bugaro. «Acquaroli, con il suo modo diretto e sincero, ha parlato prima di tutto ai marchigiani, chiarendo in maniera netta e inequivocabile che né lui né alcun rappresentante della Regione è coinvolto nell’inchiesta – ha detto -. L’opposizione ha cercato strumentalmente di sovrapporre due filoni d’inchiesta nettamente distinti, come chiarito dalla stessa procura, alimentando ad arte una confusione tra i presunti comportamenti illeciti di un ex collaboratore e la diversa indagine relativa alle ipotizzate infiltrazioni della criminalità organizzata. Ancora una volta le opposizioni hanno dato prova del loro nanismo politico, mostrando una preoccupante mancanza di equilibrio e di senso delle istituzioni. Un atteggiamento irresponsabile che, nel tentativo di colpire il Presidente, si traduce nell’ennesimo clamoroso autogol politico» ha concluso Bugaro.
Il governatore ha parlato per ultimo, senza repliche, come previsto dall’ordine dei lavori difeso ieri dalla maggioranza. Il suo è stato un intervento in larga parte a braccio, con la voce a tratti incrinata. «Io ho sbagliato la persona. Non so cosa siano la corruzione e la mafia, non conosco questi termini». Ha spiegato di aver scelto Pistarelli nel 2020 per la conoscenza del territorio e delle leggi: tre legislature da consigliere regionale, di cui una da capogruppo, e la professione di avvocato.

Giovanni Signer, prefetto di Macerata
Poi ha ricostruito i fatti. Alla fine del primo mandato sarebbero emerse le prime perplessità: la scarsa disponibilità nei fine settimana e un problema di efficacia, con sindaci che lamentavano pratiche respinte. Da qui la proroga di tre mesi, firmata il 6 novembre, in attesa di un’altra soluzione. Proprio in quelle settimane sono arrivate le «voci», prima vaghe e poi più circostanziate, su un interessamento di Pistarelli ad alcune procedure. Acquaroli le ha girate al segretario generale chiedendo verifiche, che hanno portato a una conferma parziale. «L’ho chiamato e gli ho detto che la sua presenza era incompatibile: o dava le dimissioni o l’avrei rimosso io la sera stessa». Era, ha precisato, il 2 dicembre 2025.

Sul nodo sollevato dalle opposizioni, perché non si sia rivolto subito alla magistratura, Acquaroli ha sostenuto che quelle segnalazioni non configuravano notizie di reato e che gli uffici gli avevano indicato che non era necessario procedere. Ai giornalisti ha aggiunto che, se avesse saputo, avrebbe denunciato. Ha anche ricordato di aver trasmesso alle autorità le risultanze della commissione tecnica su Atim e di aver querelato per diffamazione chi lo accusava di intervenire nella gestione della vicenda. Ha sottolineato che, per quanto gli risulta, non sono indagati né lui né componenti della giunta, consiglieri o dirigenti regionali. Nessuno dei reati ipotizzati negli uffici della Regione e della sanità sarebbe andato a segno: segno, ha detto, che c’è gente perbene che non si è piegata. Ha però ammesso che l’inchiesta fa emergere una fragilità nella ricostruzione privata e nella catena dei subappalti. Ha riconosciuto che forse sarebbe stato più opportuno rinviare il Consiglio, ma di aver ritenuto importante esserci e metterci la faccia. A margine, ai giornalisti: «Sono una vittima, insieme ai marchigiani, alle istituzioni e alle comunità colpite dal sisma».

Renzo Marinelli
Anche i consiglieri della Lega Renzo Marinelli, Andrea Antonini e Nicolò Pierini sono intervenuti con una nota stampa. «I territori terremotati a 10 anni di distanza dal tragico sisma avrebbero meritato un dibattito in cui al centro vi fosse il grande lavoro che sindaci, amministratori e cittadini svolgono da anni in questi territori e che vogliono continuare a vivere e a proiettare futuro e speranza ai giovani. Inquinare la ricostruzione dei fatti di indagine mescolando due filoni di inchiesta netti e distinti e accostando la politica regionale alle infiltrazioni malavitose nei cantieri è un’operazione di sciacallaggio politico vergognosa ed indecente. I comportamenti individuali di un ex collaboratore del presidente, per quanto gravi ed inaccettabili, nulla hanno a che vedere con la criminalità organizzata ed è ora di finirla con questa mistificazione della realtà volta solo ad inquinare l’immagine del presidente e della sua squadra – hanno concluso i rappresentanti del Carroccio -. Lasciare i banchi davanti ai territori terremotati, come ha fatto il centro sinistra, è anzitutto una mancanza di rispetto verso quelle comunità».






Fabrizio Cesetti
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