«Non sono un Castelli-Belzebù,
mai condizionato nessun sindaco»
L’opposizione lascia il Consiglio (Video)

Guido Castelli e Fabrizio Cesetti
di Francesca Marsili e Alessandra Bastarè (foto/video di Federico De Marco)
«Non c’è mai stato un sindaco del cratere che si è genuflesso, mai. Se qualcuno vuole smentire questa dichiarazione lo autorizzo, lo chiedo all’allora sindaco di Montecassiano Leonardo Catena (oggi consigliere regionale del Pd, ndr), ti sei mai genuflesso? Se c’è un sindaco che si è sentito condizionato dal commissario, dal presidente Acquaroli o dall’Usr in questo periodo lo invito a dirlo». Le parole sono del commissario straordinario Guido Castelli che hanno provocato l’uscita dal centro polifunzionale “Cesare Lami Angelucci” di Muccia, di tutte le opposizioni. È rimasta in aula solo la capogruppo del Pd Valeria Mancinelli.

Lo scontro in aula
Nel suo intervento il commissario Castelli era partito con i dati della ricostruzione («9mila cantieri conclusi nelle marche e un terzo dei nuclei familiari tornati a casa»). Poi la frase su Catena che ha fatto insorgere la minoranza con in testa Mancinelli, Fabrizio Cesetti e Andrea Nobili: «non si possono consentire queste parole a un commissario nei confronti di un consigliere regionale che non può replicare. Il presidente Pasqui tuteli i consiglieri da queste provocazioni» la reazione.

Valeria Mancinelli, capogruppo del Pd
«Respingo le accuse di un Castelli-Belzebù perché non ci sono stati né figli né figliastri ma solo diritti nella ricostruzione – ha detto il commissario -. Non ho offeso nessuno e se c’è un sindaco che si è sentito condizionato da Castelli, da Acquaroli o dall’Usr lo dica».
E sulla maxi inchiesta della Guardia di finanza, coordinata dalla Dda di Ancona, il commissario Castelli ha ribadito, come fatto nei giorni scorsi, «che amiamo la trasparenza. Considerato che vale la presunzione di innocenza, l’impresa coinvolta nell’inchiesta (all’inizio non nomina la Crucianelli Rest Edile, ndr) ha 415 cantieri in corso di cui 396 chiusi, tutti cantieri della ricostruzione privata, pochi di quella pubblica. Perché non si è limitato il numeri di cantieri a questa impresa? Perché la normativa europea pone la limitazione per i tecnici e non per le imprese, vale il principio della libera concorrenza».

Castelli ha sottolineato che «i cantieri della Rest Edile sono tutti in una parte del territorio di Macerata, nelle zone di Tolentino e San Severino. Quale è il motivo? Io non lo posso sapere ma c’è un tema che ricorre soprattutto tra le associazioni di categoria. La lettura che danno in molti che si occupano della ricostruzione è la seguente: che quella ditta garantiva la neutralizzazione dell’accollo con il 110 (superbonus, ndr). Proponeva questa cosa. Questa scelta del 110, del governo Conte-2, l’abbiamo pagata tanto. Innanzitutto perché abbiamo registrato l’aumento esponenziale dei costi della ricostruzione ed è successo che chi poteva avere capacità bancarie ha fatto tutte queste cose. Domani incontrerò Stefano Gambacurta, direttore della Struttura per la prevenzione antimafia presso il ministero dell’Interno, perché noi dobbiamo tutelare i terremotati e la filiera e dobbiamo limitare e ridurre i rischi criminogeni. Dopo quanto emerso dobbiamo certamente intervenire nel subappalto e abbiamo già iniziato a parlarne. Quello che è emerso dalla maxi inchiesta evidenzia che è stato messo in campo un meccanismo fraudolento e truffaldino».



Francesco Acquaroli



Articoli correlati
Torna alla home page










































