«I capigruppo dicono “no”
a parlare della maxi inchiesta a Muccia.
Acquaroli non può scappare all’infinito»

La conferenza stampa di stamattina dell’opposizione in Consiglio regionale
«Respinta la richiesta dell’opposizione di dibattere a Muccia sull’inchiesta giudiziaria riguardante la ricostruzione post sisma. Acquaroli e la maggioranza preferiscono la propaganda alla trasparenza». Ad annunciarlo, al termine della conferenza dei capigruppo del Consiglio regionale di oggi pomeriggio, sono il Partito democratico, il Movimento 5 stelle, Alleanza verdi e sinistra, Progetto Marche e Lista Ricci.

Francesco Acquaroli
La minoranza aveva annunciato stamattina, in conferenza stampa, la volontà di richiesta di modifica dell’ordine del giorno per la seduta aperta di domani a Muccia. Pd, M5S, Avs, Progetto Marche e Lista Ricci avevano anche anticipato le dieci domande che avrebbero fatto al governatore. «Esprimiamo profonda amarezza, rabbia e sconcerto di fronte alla decisione – continua l’opposizione -. Di fronte alla gravissima situazione che sta emergendo dalla maxi inchiesta sulla ricostruzione post-sisma, ci saremmo aspettati un atto di responsabilità e rispetto nei confronti della comunità marchigiana. Invece, il presidente Acquaroli e tutta la maggioranza di centrodestra continuano ostinatamente a far finta di nulla, girandosi dall’altra parte e scegliendo la strada del silenzio».
«Riteniamo inaccettabile che si preferiscano le passerelle istituzionali, i soliti spot e la propaganda politica alla trasparenza e al dovere di una corretta e doverosa informazione dei cittadini. Specialmente in una situazione come quella che stiamo vivendo in questi giorni. In particolare, le comunità del cratere sismico meritano chiarezza, confronto e risposte immediate – conclude la minoranza -. Respingere questa nostra legittima richiesta è un segnale di profonda debolezza politica e di assoluta mancanza di rispetto per la verità. Ma non finisce qui: il presidente non potrà scappare all’infinito dalle sue responsabilità politiche e istituzionali».
LE DIECI DOMANDE dell’opposizione:
1. Chi le aveva segnalato anomalie in merito all’operato del suo capo di gabinetto Fabio Pistarelli?
2. Quando esattamente ha saputo dei comportamenti anomali dell’avvocato Pistarelli?
3. I fatti che le erano stati rappresentati riguardavano comportamenti generici oppure pressioni su funzionari e specifiche pratiche amministrative?
4. Era a conoscenza delle indagini o di un eventuale avviso di garanzia al suo capo di gabinetto?
5. L’organismo di garanzia da lei citato da chi è composto, con quale mandato e su quali documenti ha fatto le verifiche? L’assenza di riscontri fu attestata in una relazione scritta che è disponibile a consegnare al Consiglio regionale?
6. Perché non ha avvertito la magistratura che ha poteri ispettivi necessari per valutare le informazioni ricevute ?
7. Quali criticità aveva rilevato su Pistarelli prima di prorogargli l’incarico per soli tre mesi? E perché le ritenne compatibili con la permanenza nel ruolo di capo di gabinetto così vicino alla Presidenza?
8. Come è stato possibile che oltre 400 cantieri della ricostruzione finissero in mano a un’unica impresa (la Rest Edile di Crucianelli)? Quali controlli sono stati fatti sui subappalti e sulla reale capacità dell’azienda?
9. Quale piano concreto si intende attivare per completare i cantieri bloccati dall’inchiesta, evitando che i costi aggiuntivi e i ritardi finiscano per pesare sulle famiglie?
10. Ci sono conferme delle pressioni esercitate da Pistarelli su dirigenti regionali e sanitari (ad esempio per l’ospedale di Torrette o nel Fermano) per favorire singole aziende, e come sono stati tutelati i dirigenti che si sono opposti?
(in aggiornamento)
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