«Sblocchiamo le rinnovabili,
senza i grandi impianti resterà
miraggio la transizione energetica»
Si è svolta la seconda edizione del Forum Energia a cura di Legambiente, giovedì scorso ad Ancona e si sono discussi i temi legati alla transizione energetica: dal Piano Regionale Energia e Clima, alla legge sulle aree idonee, fino alla realizzazione dei grandi impianti a fonti rinnovabili, imprescindibili per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili ma troppo spesso trattati come fossero uno strumento accessorio e non una priorità per l’intera comunità.
Tra i partecipanti all’appuntamento Marco Ciarulli, presidente Legambiente Marche: Fabio Polonara dell’Università Politecnica delle Marche, Facoltà di Ingegneria; Massimo Sbriscia, dirigente Settore Fonti energetiche, rifiuti cave e miniere; Luigi Aloisio, sindaco di San Sostene: Franco Capponi, sindaco di Treia; Kevin Bovara di Legambiente Marche; Katiuscia Eroe, responsabile energia Legambiente; Paolo Principi del Comitato Scientifico Legambiente Marche; Stefano Pollarini, presidente Opificio di Idrogeno Marche; Emanuele Mainardi direttore generale dello Sviluppo Blunova; Enrico Loccioni, presidente Loccioni; Elisa Caporaletti della Segreteria Legambiente Marche e Stefano Ciafani, presidente Legambiente.
«La transizione energetica nelle Marche è tracciata dal Piano Regionale Clima ed Energia approvato nel 2025 che pone obiettivi chiari di produzione di energia da fonti rinnovabili al 2030, di circa 2,4GW di potenza ed indica anche i mezzi con cui raggiungere questi numeri – spiega in una nota Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche – quello che evidenziamo come associazione da mesi, sono i tempi con cui si intende raggiungere tali obiettivi. Tempi incerti, perché spesso i grandi impianti vengono osteggiati frenando il raggiungimento di questi obiettivi, che stando al ritmo con cui stiamo andando, ci porteranno a raggiungere gli obiettivi energetici del 2030 con oltre 6 anni di ritardo. Chiediamo alla Regione Marche coraggio e coerenza nel realizzare gli impianti necessari al raggiungimento di questi obiettivi. Ne va sia del nostro ambiente che delle bollette di imprese e famiglie».
Nel corso della mattinata sono intervenute imprese che grazie alle rinnovabili riescono a ridurre i costi di gestione aziendale ed anche quelle imprese che grazie all’energia verde generano (oltre che un’energia pulita) posti di lavoro ed occupazione. Tra i relatori hanno anche partecipato amministratori pubblici che hanno potuto testimoniare come la presenza delle rinnovabili nel proprio territorio sia stata fenomeno aggregante e collante economico ed ambientale.
«A San Sostene il Parco Eolico realizzato in questo comune dell’entroterra, non solo sostiene economicamente il territorio, ma si è dimostrato un prezioso alleato nel generare lavoro oltre a generare ulteriori benefici territoriali, ad esempio come strumento di difesa e tutela dagli incendi boschivi estivi. Questa esperienza dovrebbe farci riflettere sulla narrazione catastrofica che a volte sentiamo nelle Marche sull’eolico in appennino – conclude Ciarulli – e che questa propaganda contro l’energia del vento non ha motivo di sussistere. Lo dimostrano i numeri. Negli ultimi 6 anni nelle Marche non è stato autorizzato un singolo progetto e la tendenza futura è sempre zero. Usciamo da questa narrazione ipocrita. Perché mentre facciamo le pulci al miglior modo di produrre energia che abbiamo a disposizione, gli speculatori, quelli reali, del mondo fossile, se la ridono e continuano la loro avanzata con infrastrutture realmente impattanti. Lo dimostra il gasdotto Snam, che ormai ha attraversato tutte le Marche, facendosi strada dentro la montagna a colpi di esplosivo, nel silenzio di chi festeggia lo stallo dell’eolico».
Sotto i riflettori dell’associazione nel corso del Forum Energia Marche, il poco coraggio dimostrato dalla politica nel realizzare politiche capaci di realizzare una corretta pianificazione delle fonti rinnovabili. Oltre al Piano Regionale Energia e Clima, proprio in questi giorni la Regione sta discutendo ed andando ad approvare il famoso decreto sulle aree idonee per gli impianti a fonti rinnovabili. Decreto che dovrebbe individuare le aree nelle Marche, dove presumibilmente l’iter autorizzativo per fare un impianto a fonti rinnovabili, dovrebbe avere tempi più veloci.
«Anche sul fronte aree idonee denotiamo troppa timidezza da parte della Regione Marche – aggiunge Katiuscia Eroe, responsabile energia Legambiente – con questo decreto noi potremmo far decollare la transizione energetica, ma quello a cui stiamo assistendo è un approccio poco coraggioso su questa vertenza. Anche le Marche, hanno moltissime aree, che sono degradate, compromesse, e che potrebbero benissimo essere occupate da impianti a fonti rinnovabili, che ricordiamo sempre, non consumano suolo, come definisce ISPRA occupazione di suolo reversibile: le aree agricole non più produttive, le aree adiacenti a superstrade o infrastrutture ferroviarie sono aree intelligentemente spendibili per produrre energia pulita. Se le Marche vogliono realizzare la loro transizione energetica, avranno bisogno anche di questi contributi».
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