Vertenza Electrolux,
trattative no-stop verso l’accordo
Stanno andando avanti con ritmo serrato i lavori del tavolo sulla vertenza Electrolux, iniziati ieri e proseguiti fino a tarda sera. Il confronto ripreso questa mattina alle 9, sta continuando attraverso una serie di riunioni tecniche con i rappresentanti dell’azienda e delle organizzazioni sindacali, sotto il coordinamento del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e del sottosegretario Fausta Bergamotto, presenti al dicastero. Una nota del Mimit ha fatto sapere che «il tavolo proseguirà a oltranza, se necessario anche durante la notte, con l’obiettivo di giungere a un’intesa tra le parti».
Com’è risaputo la multinazionale svedese la scorsa estate ha annunciato una pesante ristrutturazione. «Per la Fim, sono stati fatti passi avanti ma ancora insufficienti sfruttando ogni margine e attendere tutto il tempo a disposizione per raggiungere quel punto di equilibrio indispensabile a mettere in sicurezza l’occupazione e le prospettive del gruppo nel nostro Paese.
Uno dei nodi centrali del tavolo tecnico di oggi ha riguardato lo stabilimento di Cerreto D’Esi» dichiarano in un comunicato a firma congiunta il segretario generale Fim Cisl Ferdinando Uliano e il segretario nazionale Fim Cisl Massimiliano Nobis. «Le posizioni espresse, dall’azienda al tavolo politico, sembrano andare nella direzione di evitare il ridimensionamento e la chiusura del sito evolvendo da un rischio di fermata senza tutele a una fase di transizione verso la reindustrializzazione. Aspettiamo però – sottolineano Uliano e Nobis di esaminare i testi definitivi, la linea attuale punta a scongiurare l’impoverimento occupazionale e a mantenere la produzione basandosi sugli ultimi volumi disponibili».
«Sul fronte delle eccedenze complessive dichiarate dall’azienda, pari a circa 1.041 esuberi al netto di Cerreto d’Esi, le riduzioni prefigurate impattano in modo diffuso su tutti i siti italiani, da Susegana a Forlì fino a Solaro. Per quanto riguarda Porcia, l’apertura ad aumentare dal 30% a oltre il 50% la quota di produzione delle lavasciuga rappresenta un primo segnale di svolta rispetto all’ipotesi di deindustrializzazione inizialmente prospettata, ponendo le basi per un ragionamento di prospettiva più ampio» proseguono.
Per la tenuta dei livelli occupazionali, la Fim Cisl considera importante il ricorso ai contratti di espansione per evitare un’ulteriore riduzione del saldo dei lavoratori diretti.« Poiché tale strumento non è al momento disponibile, abbiamo chiesto al Governo un impegno politico formale al tavolo, da sancire nel verbale di accordo, per individuarne le necessarie coperture finanziarie.
In merito alla gestione sociale del personale, viene considerata prioritaria la tutela di chi ha già subito percorsi di precarietà o perdita del posto durante la vertenza, riconoscendo loro un diritto di precedenza nelle eventuali fasi di reintegro. Parallelamente, si richiede la formalizzazione nell’accordo della cassa integrazione a rotazione, applicata tenendo conto delle professionalità e delle ridotte capacità lavorative. Infine, come Fim sollecitiamo chiarimenti sul piano da 90 milioni di euro di investimenti, sottolineando che la razionalizzazione delle funzioni impiegatizie e indirette non deve tradursi nella soppressione dei presidi di progettazione e Ricerca e Sviluppo, elementi indispensabili per garantire la tenuta industriale futura del gruppo in Italia».
Torna alla home page









