Inchiesta sugli sversamenti:
in dieci finiscono a processo

Foto d’archivio
Sversamenti nel tratto di arenile tra Ancona e Falconara: dieci imputati finiscono a processo. Il rinvio a giudizio è stato decretato questa mattina dal gup Francesca De Palma per tecnici e funzionari (alcuni ex) dell’ente un tempo chiamato Multiservizi spa (all’epoca dei fatti ente gestore del servizio idrico integrato), Provincia di Ancona e Arpam. Il processo inizierà davanti al collegio penale il 10 marzo del 2022. Tra i reati contestati a vario titolo ci sono inquinamento ambientale, falso e rifiuto d’atti d’ufficio. Da quest’ultima accusa è stata assolta una funzionaria della Provincia, l’unica che ha deciso di procedere con il rito abbreviato. La procura le contestava un solo episodio, risalente al luglio 2015 e legato a una presunta omissione sul controllo delle domande presentate da Multiservizi sulle autorizzazioni per lo scarico di acque reflue. Era difesa dall’avvocato Giacomo Curzi. Al processo saranno parti civili quattro associazioni: Onda Verde, Italia Nostra, Cittadinanza Attiva e Mezzavalle Libera. Erano stati proprio gli esposti di due associazioni a far partire le indagini dei carabinieri forestali, i quali avevano anche sequestrato per un periodo uno scolmatore situato lungo il tratto di spiaggia che ricade nel comune di Ancona. I fatti legati all’inquinamento sono risalenti al 2016 e al 2017. A quattro dirigenti dell’allora Multiservizi viene contestato di aver omesso di provvedere alla periodica manutenzione e al controllo del regolare funzionamento dei manufatti fognari, provocando così lo sversamento su alcuni tratti dell’arenile di reflui non depurati. Sono quattro gli scolmatori finiti nel mirino delle indagini condotte dai carabinieri forestali e 65 gli sversamenti considerati obsoleti. Gli investigatori hanno conteggiato dal 2016 al 2017 poco più di 200 ore di balneazioni perse, a causa del divieto posto dopo gli avvenuti sversamenti. Stando a quanto riscontrato dalla procura, nelle pozze d’acqua formatesi dopo l’uscita dei residui dagli scolmatori sarebbero state trovate tracce di escherichia coli, ma anche di alluminio e ferro sopra i limiti consentiti. Le accuse di falso e rifiuto d’atti d’ufficio fanno riferimento a presunte omissioni e mancanze di controlli (da parte della Provincia e dell’Arpam) sulle domande di autorizzazione legate allo scarico di acque reflue urbane presentate da Multiservizi. Proprio su questo punto, questa mattina è arrivata la prima assoluzione.
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