«Tim verso lo spezzatino»
Sciopero dei lavoratori
a palazzo Leopardi

APPUNTAMENTO convocato da Cgil, Cisl e Uil alle 10 di martedì 23 febbraio ad Ancona sotto la sede della Regione: «Chiediamo al governatore Acquaroli di farsi parte attiva per gli interessi del nostro territorio e al governo per tutelare le infrastrutture strategiche ed i livelli occupazionali regionali»

 

Sindacati-Cgil-Cisl-Uil

 

Cgil, Cisl e Uil convocano lo sciopero per le lavoratrici e i lavoratori marchigiani del gruppo Tim: appuntamento alle 10 di martedì 23 febbraio sotto la Regione, palazzo Leopardi (ingresso Giunta). «Chiediamo al presidente Acquaroli di farsi parte attiva per gli interessi del nostro territorio e al governo per tutelare le infrastrutture strategiche ed i livelli occupazionali regionali. Nelle Marche, Tim è rimasta con 580 lavoratori (di cui circa 200 tecnici, altri 100 nell’area rete e il resto distribuito tra area vendita, call center e amministrativi) dai 2000 del 1999, due sedi impiegatizie ad Ancona e una per ogni altra provincia».

I sindacati spiegato il motivo del presidio. «La digitalizzazione del Paese passa obbligatoriamente attraverso la creazione di una infrastruttura che assicuri una connettività a larga banda efficiente, capillare e stabile. I destini del più importante operatore di telecomunicazioni del paese, Tim, s’incrociano con i destini della digitalizzazione del paese. Dopo il “memorandum di agosto 2020” tra Cassa Depositi e Prestiti (azionista di Tim e Open Fiber) e Tim, seppur con molte difficoltà, si pensava di aver finalmente imboccato la via giusta. Il paese avrebbe avuto un operatore integrato con le reti di Tim e Open Fiber, ed avrebbe creato un soggetto aperto agli altri che avrebbe governato in modo omogeneo le operazioni di connettività. Cassa Depositi e Prestiti avrebbe assunto sostanzialmente il controllo di tutta la società (AccessCO) e di fatto Tim sarebbe diventata una pubblic company a trazione pubblica.

DSC_5950_Regione_Marche-325x216Purtroppo oggi questa strada sembra essersi dissolta: da un lato le istituzioni governative hanno dato risposte non convincenti a Cgil, Cisl e Uil- Slc Fistel Uilcom, dall’altro il nuovo corso di Tim è evidente. Le recenti dichiarazioni di Labriola (nuovo ed ennesimo amministratore delegato di Tim), di fatto rischiano di far precipitare la situazione. Il 2 marzo il Cda presenterà il nuovo piano industriale e Labriola, anche nell’incontro tenuto il 10 febbraio scorso con i sindacati nazionali, non ha negato la possibilità dello “spezzatino” del più grande operatore nazionale. A questo punto, si teme per la tenuta del gruppo stesso, del suo perimetro e dei possibili esuberi occupazionali. I destini di Tim si incrociano inevitabilmente con quelli del paese, appunto. Perdendo l’unicità dell’azienda perderemo il più importante soggetto innovatore per la digitalizzazione del paese. La rete è la condizione abilitante per il rilancio economico della nostra regione e del paese e diventerà sempre più fattore fondamentale di accesso ad una molteplicità di informazioni e potenzialità. Diventa essa stessa garanzia di pluralità democratica e di non discriminazione. Non può essere derubricata a mera questione di competizione economica se vogliamo veramente garantire dignità e diritti al lavoro e ai cittadini di questo Paese».

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