La protesta dei fonici, trascrittori
e stenotipisti precari
davanti al Palazzo di Giustizia

ANCONA – Grande adesione questa mattina davanti al tribunale allo sciopero nazionale proclamato da Filcmas-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltrasporti che chiedono l’avvio di un vero percorso di internalizzazione delle professionalità

Il presidio regionale di protesta davanti al Tribunale di Ancona dei lavoratori fonici, trascrittori e stenotipisti che lavorano nei servizi attualmente in appalto per il servizio di documentazione degli atti processuali

Grande adesione allo sciopero di oggi, un’intera giornata, dei lavoratori dei tribunali e cioè fonici, trascrittori e stenotipisti. Per l’occasione, è stato organizzato un sit-in regionale davanti alla sede del Tribunale di Ancona. Lo sciopero è stato proclamato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil trasporti; le ragioni sono legate all’appalto che regola il servizio, alle ipotesi d’internalizzazione auspicate dai sindacati per valorizzare le professionalità nonché alla mancata convocazione da parte del Ministero su tutta questa partita.

«La vertenza è ancora nella fase della mobilitazione, visto che dopo lo sciopero del 18 gennaio con presidio sotto il Ministero della Giustizia, ancora le parti sindacali sono in attesa di essere convocate dal Ministro.- sottolinea in una nota Cgil Ancona – I lavoratori chiedono di uscire dalla precarizzazione del rapporto di lavoro propria del servizio in appalto, puntando ad un pieno riconoscimento della professionalità necessaria al corretto funzionamento della macchina della giustizia, un funzionamento che non puo’ essere sostituito (nelle trascrizioni di atti processuali) con automazioni e software (introdotti dalla riforma Cartabia) che non sono infallibili, specialmente nella trascrizione corretta di espressioni verbali, tipiche e dialettali, di ogni cittadino chiamato a deporre davanti al giudice, ed è chiaro che non è accettabile sostituire la professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori con delle macchine ed attrezzature che genererebbero vuoti occupazionali senza alcuna garanzia per le corrette procedure, necessarie all’interno dei Palazzi di Giustizia».

Occorre quindi l’avvio di un vero percorso di internalizzazione delle professionalità, «individuando anche un possibile percorso ad un obbiettivo che taglierebbe fuori la precarietà in un ambito cosi delicato come la giustizia, che va garantita a tutti i cittadini. Lo sciopero quindi era rivolto non solo rispetto al quadro della vertenza politico-sindacale, ma anche a garanzia di un servizio fondamentale per la giustizia e la democrazia nel nostro Paese» conclude il sindacato.

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