Segnano una crescita e un andamento positivo i dati sul turismo 2025 di Ancona rispetto al 2024 ma secondo i consiglieri comunali di minoranza nella strategia, portata avanti dall’Amministrazione comunale per il settore, permangono criticità su cicloturismo, infrastrutture, turismo crocieristico, manutenzione urbana. Mancherebbe inoltre un piano concreto e integrato con obiettivi, mercati di riferimento e tempi definiti. Carenze che sono state messe in controluce questa mattina dalle forze d’opposizione durante il dibattito scaturito dall’illustrazione di numeri e progetti dell’assessore Daniele Berardinelli nella seduta della VI Commissione consiliare. La minoranza ha espresso forti perplessità sulla mancanza di una visione strategica chiara, sulla qualità dei dati presentati e sull’effettiva utilità del consulente esterno incaricato dall’Assessorato al Turismo. «Dopo due anni e mezzo di mandato ci si aspettava qualcosa di più» è stato ripetuto da più parti, «Mi pare che siamo molto in alto mare rispetto agli investimenti in termini di accoglienza» ha aggiunto il consigliere Carlo Pesaresi (Diamoci del Noi).
E’ stato fatto intanto notare che il forte calo numerico delle toccate rispetto agli anni precedenti (-23%) è coinciso «con l’uscita di Ancona dalla “top ten” dei porti crocieristici nazionali per numero di crociere e in quale posizione si trovi oggi, evidenziando una discrepanza tra programmazione futura e dati attuali» ha osservato la consigliera Susanna Dini (Pd). Questo perché, ha rincarato la dose Giacomo Petrelli (Pd), il porto di Ancona soffre per la mancanza di infrastrutture adeguate ad accogliere le nuove imbarcazioni da crociera (banchine, spazi, terminal), che limita la competitività rispetto ad altri scali. «Si parla di strategie di lungo periodo, con la penisola, il Molo Clementino, i nuovi assetti portuali, senza indicare alternative praticabili nel breve-medio termine. Dopo oltre due anni di mandato, non si vedono risultati concreti né una strategia turistica chiara, nonostante l’utilizzo di risorse pubbliche per consulenze ed esperti». A questo si aggiunge il fatto che molti crocieristi restano poco tempo e spendono poco in città, senza generare un vero indotto per commercio e servizi. «Oltre ai turisti di passaggio su traghetti, crociere, c’è anche chi sceglie Ancona come base perché non trova alloggio a Sirolo o nel Conero oppure perché deve andare al Salesi o all’ospedale di Torrette, oppure perchè c’p un concorso o un corso alla Marina Militare» ha fatto osservare Diego Urbisaglia (Ancona Futura) , chiedendo se questo tipo di flusso sia stato intercettato e valorizzato. Un passaggio che l’assessore Berardinelli ha bollato però come «banalizzante» perchè il turismo di Ancona non è solo questo.
All’elenco delle mancanze rilevate dai gruppi d’opposizione si aggiunge anche il vulnus di una debole integrazione urbana al porto con percorsi turistici poco chiari, segnaletica insufficiente e aree degradate riducono la capacità di Ancona di trattenere i crocieristi oltre il porto. Mirella Giangiacomi (Pd) ha voluto sottolinearlo. «Oggi – h detto – alcune zone attraversate dai turisti trasmettono un’immagine di degrado». Ha ribadito che Ancona non è Firenze e che il suo appeal deriva soprattutto dal mare e dal Conero. «Il patrimonio monumentale consente una permanenza breve (1–2 giorni), ma serve una strategia per rendere l’offerta più solida e riconoscibile» ha aggiunto mentre ha riconosciuto come positivo l’accordo per l’apertura prolungata del Duomo e di Santa Maria della Piazza, perché «rappresentano biglietti da visita immediati per chi arriva in città, anche solo di passaggio». La consigliera dem ha insistito molto poi sul tema dei bagni pubblici, definendolo una questione irrisolta da anni «parliamo del “giorno della marmotta”: apprezzabile parlarne, ma finché non sono davvero funzionanti e accessibili, il problema resta». Sul tema delle crociere, il consigliere di maggioranza Jacopo Toccaceli (FdI) invece ha riconosciuto i limiti infrastrutturali del porto, ma ha ribadito l’importanza di Ancona come «punto di passaggio e di visibilità internazionale, anche solo come scalo o nodo logistico».
Per quanto riguarda invece il progetto “Bici in Comune” i consiglieri di minoranza hanno evidenziato la contraddizione con la realtà urbana perché le piste ciclabili in città vengono ridotte o cancellate. La consigliera dem Susanna Dini ha ricordato interrogazioni precedenti sul progetto “Bici in Comune” e sulla ciclovia del Conero le risposte contraddittorie ricevute perchè «si è parlato prima problemi di proprietà delle aree, poi mancanza di risorse». Ha quindi espresso preoccupazione per «una progettualità annunciata ma non supportata da fondi certi». Sui cammini, in particolare ha chiesto un chiarimento diretto: quale cammino sia effettivamente promosso dal Comune di Ancona, distinguendo tra iniziative comunali e progetti regionali o sovraregionali. Il consigliere Pd Giacomo Petrelli in questo senso ha sollevato una riflessione sul ruolo di Ancona nei progetti sovracomunali, chiedendo cosa la città intenda offrire se diventa meta di cicloturismo o nodo di un sistema turistico a più Comuni, mentre la collega di gruppo Mirella Giangiacomi ha rammentato il fallimento del bando sul bike sharing, sottolineando l’incoerenza di proporre servizi ciclabili «in una città con poche piste ciclabili o non adeguate, con una impostazione “fantasiosa”».
Toccaceli (FdI) ha provato di nuovo a riequilibrare le critiche sponsando la tesi dell’assessore ed evidenziando che Ancona veniva da una situazione molto arretrata sul turismo e che quindi «i dati vanno letti in chiave comparativa rispetto al punto di partenza». Il consigliere di FdI ha ricordato il «cambio di paradigma nell’approccio al turismo», di come oggi si stia cercando di costruire una strategia di medio-lungo periodo piuttosto che interventi spot e immediati. Per lui l’aumento delle presenze, in particolare degli stranieri (+23% nel 2025 rispetto al 2024), «è un segnale strutturale positivo, da consolidare nel tempo più che come un risultato isolato». Di qui l’importanza di fare rete: con i Comuni vicini, con la Regione e con le realtà territoriali, perché non conta chi formalmente guida i progetti (Comune, Regione o Ue), ma che Ancona sia «presente e protagonista». E’ necessario puntare sul valore della storia e dell’identità della città per cultura, personaggi storici e patrimonio da considerare come risorsa «e da raccontare meglio per generare interesse turistico e indotto economico».
Chiamato in causa da più parti, prima dei saluti Sandro Giorgetti, consulente esterno dell’assessorato al Turismo, è intervenuto per spiegare il senso del suo incarico strategico e di supporto e l’impostazione del lavoro svolto su analisi dei dati, costruzione di una visione, coordinamento tra turismo, comunicazione e City brand, senza sostituirsi agli uffici. Ha quindi risposto alle critiche mosse dalla minoranza, chiarendo che il lavoro svolto finora è preparatorio, non conclusivo, e non può essere solo giudicato sulla scorta delle slide. Secondo Giorgetti fino ad oggi il capoluogo di regione non è stata protagonista di un racconto coerente: «Ha molte risorse, porto, mare, storia, posizione, ma non un’identità turistica chiara e riconoscibile. Il mio lavoro mira a mettere ordine e dare un filo logico» ha detto. Il City branding quindi non deve essere considerato solo un logo o uno slogan, «ma un processo che serve a definire cosa Ancona vuole essere e come presentarsi all’esterno, anche in relazione al Conero e alle Marche». Sui dati turistici, il consulente ha evidenziato l’importanza di leggerli in modo evoluto. «Non solo quante presenze, ma chi sono i visitatori, perché arrivano e come si muovono, anche in prospettiva futura». Ha infine approfondito anche il tema del cambiamento del turismo, sottolineando che sempre più viaggi vengono programmati tramite piattaforme digitali e intelligenza artificiale, e che «Ancona deve attrezzarsi per non restare indietro». Giorgetti, come aveva già spiegato l’assessore Berardinelli, ha difeso la strategia dell’approccio graduale ed ha ribadito che i risultati sul Turismo non possono essere immediati, perché prima va costruita l’infrastruttura immateriale come identità, dati e strumenti, e solo in seconda battuta arrivano le ricadute visibili.
(Redazione CA)
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