di Sabrina Marinelli
«Onda Civica per Senigallia? No, grazie. Mi fermo qui». Gennaro Campanile ha deciso di sfilarsi dalla competizione elettorale. Non ci sarà il suo nome sulla scheda, né sotto il simbolo del Pd, né in una lista d’appoggio al candidato sindaco Dario Romano a cui comunque ha fatto gli auguri, riconoscendogli l’impegno nel cercare di accoglierlo in squadra.
Un addio che arriva dopo il rifiuto dei democratici: il muro alzato da una parte del partito contro la sua candidatura come indipendente si è rivelato invalicabile. Il centrosinistra perde un pezzo, ma evita la scissione.
Il candidato sindaco Dario Romano ha tentato fino all’ultimo una mediazione, offrendogli un posto nella lista Onda Civica per Senigallia. Una soluzione, forse, per aggirare i veti interni al Pd, che però si è scontrata con l’orgoglio dell’ex assessore della Giunta Mangialardi.
«Non ci andrò – taglia corto Campanile –. Sono un politico, non un civico e ho una storia chiara». Per lui, la politica è identità, non un gioco di incastri dell’ultimo minuto. Una posizione che chiude definitivamente la porta a ogni possibile compromesso.
Impossibile non leggere questa rottura alla luce di quanto accaduto nel 2020. L’uscita di Campanile dal Pd e la nascita di Amo Senigallia mandò in frantumi il fronte progressista, consegnando la città al centrodestra di Olivetti.
Oggi Campanile la rivendica come una reazione necessaria: «Sono stato costretto a creare una lista civica perché il Partito democratico era il partito delle primarie ma era stata modificata la natura popolare. Hanno capito, ora hanno fatto le primarie e scelto il candidato». Eppure, nonostante il ritorno alle origini, il suo profilo resta indigesto a chi ha deciso di lasciarlo fuori. «So di essere ingombrante – ammette – e fastidioso per qualcuno nel Pd»,
Nonostante lo schiaffo ricevuto, Campanile ha scelto di non trasformare la delusione in una guerra. Non ci sarà una corsa solitaria per vendetta, come avvenne nel 2020 per quelle primarie che gli furono negate, né un passaggio al fronte opposto. «Con Liverani, Da Ros e Bello? Mai». Semplicemente non si candiderà.
«Nessuna forzatura – dice -. Hanno votato e non sono gradito da qualcuno nella lista del Pd nemmeno come indipendente. Nessun problema. Sono contento di aver concluso la mia esperienza come vero partigiano in solitaria e in autonomia».
Campanile esce di scena dopo 28 anni di politica e con lui un pezzo di storia della sinistra cittadina. Resta da capire se il vuoto lasciato dalla sua assenza peserà nelle urne. «In bocca al lupo a Dario – conclude – e alla coalizione di centrosinistra».
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