Di Gino Bove
Una graduatoria pronta ma non completamente utilizzabile: è questo il nodo al centro dello scontro in Consiglio regionale sull’Inrca. La questione è stata sollevata dall’interrogazione del consigliere Maurizio Mangialardi (Pd) sull’utilizzo della graduatoria per operatori socio-sanitari derivata dal concorso bandito nel 2024 dall’Ast Ancona Marche. Il punto è semplice solo in apparenza: usare o meno quella lista di idonei anche per coprire nuovi posti introdotti successivamente.
A fare chiarezza è stato l’assessore alla Sanità Paolo Calcinaro, che ha ricostruito numeri e regole: «La graduatoria è composta da 63 candidati. L’Istituto ha già assunto 16 a tempo indeterminato, sono in corso chiamate per altri 4 a tempo determinato e a breve si procederà con ulteriori 2 assunzioni stabili». Fin qui il meccanismo funziona, ma il problema nasce con i nuovi posti inseriti nella programmazione. «I 10 oss previsti nel Piano integrato di attività e organizzazione sono figure di nuova istituzione, aggiuntive rispetto agli attuali 125 posti. Per coprirli servono graduatorie approvate successivamente». In sostanza, trattandosi di posti non previsti al momento del concorso, la normativa impedisce di utilizzare automaticamente la graduatoria esistente. «Le graduatorie restano valide due anni e non possono essere estese a posti nuovi», ha precisato. Un vincolo che rischia di tradursi in nuovi concorsi anche con candidati idonei ancora disponibili, anche se l’assessore assicura: «L’Istituto punterà prima sulla stabilizzazione di chi ha i requisiti e continuerà a usare la graduatoria per il fabbisogno e le esigenze straordinarie».
La replica di Mangialardi è netta e, davanti ad alcuni lavoratori che hanno assistito alla seduta del Consiglio Regionale, punta il dito contro un sistema che definisce paradossale. «È un tema che porto avanti da tempo e le risposte sono sempre le stesse», attacca. Nel mirino il meccanismo dei concorsi: «Si chiedono sacrifici, si fanno selezioni accurate, si individuano profili idonei e poi si costruiscono graduatorie che non vengono sfruttate». Il problema, sottolinea, è anche temporale: «Può accadere che i profili individuati, come in questo caso, decadano dopo due anni e mezzo insieme alle stesse graduatorie. In questo caso si passa da oltre 60 idonei a circa 20 assunti, resta un delta di 40 persone che andrebbe gestito con intelligenza». «Così si è costretti a ripartire da capo con nuovi concorsi, un meccanismo inconcepibile», aggiunge. Critiche anche sulla situazione dell’Istituto e sui tempi dei lavori per la nuova sede: «La scadenza del 2026 non è più all’orizzonte». Da qui la proposta: «Servirebbe prorogare le graduatorie di almeno un anno e consentire anche ad altre Ast, o alla stessa Torrette, di attingervi».
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