Scalinata di via Birarelli, l’appaltatore
riporta il Comune in Tribunale

ANCONA – Dopo l'accordo transattivo siglato nel 2022, il consorzio che ha eseguito i lavori chiede ora al giudice di stabilire se ci sono stati ritardi nel collaudo dell’opera inaugurata nel 2025 e nei pagamenti

La scalinata di via Birarelli

Nuovo round in tribunale per i lavori per la riqualificazione urbana della scalinata nell’area tra via Pizzecolli e via Birarelli inaugurata nel luglio 2025. Spetterà a un giudice stabilire se il consorzio appaltatore dei lavori, che ha citato in giudizio il comune di Ancona, ha diritto a ricevere un pagamento per inadempimento contrattuale e se quindi -come sostiene l’attore – il Comune ha violato gli obblighi contrattuali e dell’accordo transattivo del 2022, in particolare riguardo a presunti ritardi nel collaudo dell’opera e nei pagamenti. Una vicenda articolata che trae origine da un contratto di appalto stipulato nel 2020.

Già durante l’esecuzione dei lavori erano insorte controversie tra il Comune e l’appaltatore, che nel 2022 aveva avviato una prima causa chiedendo la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni. Nelle more del giudizio, anche il Comune aveva disposto la risoluzione del contratto per presunti ritardi dell’appaltatore. Le parti, però, erano riuscite alla fine a  raggiungere un accordo bonario transattivo nel settembre 2022, con il quale il Comune aveva sospeso la risoluzione del contratto (in mezzo c’era stata anche una variante progettuale) e il consorzio si era impegnato a riprendere i lavori al Guasco, poi completati nel 2024, bloccando a sua volta le domande giudiziali. Sembrava tutto finito, invece a cantiere chiuso e al rilascio del certificato di regolare esecuzione, il consorzio ha esplicitato le proprie pretese economiche, formalizzate ‘con riserva’ sui documenti contabili finali.

Nel febbraio 2026, con il patrocinio dell’avvocato Francesco Liguori del Foro di Napoli, ha notificato al Comune un atto di citazione, con cui chiede al tribunale di Ancona intanto di riunire il nuovo giudizio con quello già pendente dal 2022, e nel merito di «accertare e dichiarare il grave inadempimento del Comune di Ancona agli obblighi derivanti dal contratto di appalto del 2020 e dal successivo accordo transattivo del 2022, con particolare riferimento all’ingiustificato ritardo nella conclusione delle operazioni di collaudo e nel pagamento dei corrispettivi dovuti all’appaltatore» come riporta la delibera di Giunta che lo scorso 16 aprile ha autorizzato il sindaco di Ancona a resistere nella causa e a conferire il mandato all’avvocato Monica De Feo dell’Avvocatura comunale. L’appaltatore chiede pertanto al giudice di condannare il Comune al pagamento delle somme da lui richieste (si parla di una cifra a 5 zeri) o, in subordine, un indennizzo a titolo di indebito arricchimento, sostenendo che il Comune avrebbe tratto beneficio dai lavori ai danni del consorzio senza corrispondere quanto dovuto. L’ente locale ha ritenuto opportuno costituirsi in giudizio.

(Redazione CA)

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