Una granata gettata tra la plastica:
la scoperta (e la paura)
durante la cernita del materiale
di Alberto Bignami
Un turno di lavoro ordinario trasformato in un momento di inevitabile tensione.
E’ quanto accaduto ieri presso una delle aree di analisi della Corepla, a Cavallari di Ostra, dove un ispettore, Andrea Lazzaro Ghezzi, incaricato delle analisi qualitative merceologiche, si è ritrovato letteralmente tra le mani una granata.
L’ordigno, “nascosto” all’interno di una balla di materiale pre-pressato proveniente dalla raccolta differenziata porta a porta, era ancora carico di tritolo e potenzialmente letale.
L’ispettore stava eseguendo una cernita del materiale misto posizionato sul tavolo di lavoro. Mentre suddivideva bottiglie in Pet, flaconi in Pe ed altro ancora per verificare la composizione del materiale in ingresso, ha avvertito la presenza di un oggetto estraneo, pesante, avvolto da polistirolo e residui di poltiglia plastica. Una volta liberato dall’involucro ecco la scoperta: non un giocattolo come aveva ipotizzato nello scartarlo, ma una vera bomba a mano “antica”.
Immediatamente è scattata la procedura di emergenza che ha visto l’interruzione delle attività, l’evacuazione dell’area e la chiamata ai carabinieri.
Sul posto sono intervenuti prima i militari dell’Arma di zona quindi gli artificieri di Ancona che, tramite esami radiografici, hanno confermato la natura dell’ordigno poi successivamente fatto brillare in sicurezza.
Nonostante la mancanza della spoletta, la bomba conteneva ancora l’intera carica di esplosivo. Solo l’età della granata ha evitato che le sollecitazioni subite durante la pressatura meccanica ne causassero l’attivazione immediata con tutte le conseguenze, facilmente immaginabili, del caso.
Si è poi ipotizzato che la bomba a mano sia sfuggita ai sistemi automatici di rilevazione (come ad esempio i magneti per i metalli ndr) a causa del suo peso e della protezione offerta dai rifiuti pressati che lo circondavano.
In tutto ciò, c’è stata però una fatalità fortunata. Se infatti il campione non fosse stato estratto per l’analisi manuale, la bomba sarebbe finita nel trituratore finale dell’impianto ed è facile pensare che sarebbe allora sì, potuta esplodere.
Questo episodio mette a nudo la vulnerabilità degli operatori del settore del riciclo. La plastica è, va ricordato, un materiale altamente infiammabile, nonché un derivato dal petrolio. Un’esplosione all’interno dei macchinari di lavorazione avrebbe potuto innescare un incendio di proporzioni indubbiamente vaste con le conseguenze del caso, colpendo gli operai che si trovano a lavorare lungo i nastri.
Ritrovare ordigni bellici o materiali pericolosi nei sacchetti della differenziata è infine il risultato di gesti scellerati e di una profonda ignoranza civica.
Chi lavora nella filiera del riciclo non dovrebbe mai trovarsi a gestire simili rischi, derivanti esclusivamente dall’irresponsabilità di chi introduce materiali impropri nei circuiti della raccolta differenziata domestica. La corretta differenziazione non è dunque solo una pratica ecologica ma, come dimostrato da questo episodio, un prerequisito fondamentale per l’incolumità dei lavoratori.
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