La storia della cantieristica italiana
in un libro della fondazione Fincantieri:
«Cantiere e porto centrali per Ancona»
E’ stato presentato questa mattina, venerdì 8 maggio, alle ore 11 presso l’Aula A ‘G. Conti’ della Facoltà di Economia ‘Giorgio Fuà’, il primo volume della Storia della cantieristica italiana nell’età contemporanea. Il volume, dedicato al periodo Dall’Unità all’età giolittiana (1861–1913), è scritto da Roberto Giulianelli (DiSes). Ha aperto l’incontro il preside Antonio Di Stasi, sono poi seguiranno i saluti istituzionali del rettore Enrico Quagliarini e del sindaco di Ancona Daniele Silvetti. All’incontro pubblico sono intervenuti Fausto Recchia (Fondazione Fincantieri), Valentina Fava (Cafoscari) e Pierroberto Folgiero (Fincantieri).
«La storia di Fincantieri, per Ancona, non è una vicenda distante. È memoria viva. È storia di famiglie, di generazioni di lavoratori, di competenze tramandate, di fatica, di orgoglio professionale. È anche storia di trasformazioni profonde: dalle stagioni della navalmeccanica tradizionale alla cantieristica contemporanea, dalla produzione industriale alla sfida dell’innovazione, della sostenibilità, delle nuove tecnologie. – ha esordito il sindaco Silvetti nel suo intervento – Oggi Ancona continua ad avere un ruolo strategico in questo sistema. Il cantiere Fincantieri è uno dei luoghi in cui il futuro della cantieristica europea si misura concretamente: digitalizzazione, innovazione di prodotto e di processo, sostenibilità ambientale, filiera, nuove competenze. Il recente varo della Viking Libra, nave da crociera alimentata a idrogeno, dimostra che questa città non custodisce soltanto una grande memoria industriale, ma partecipa ancora oggi alla costruzione del futuro. E accanto al cantiere c’è il porto, che resta una delle infrastrutture fondamentali non solo di Ancona, ma delle Marche e dell’intero medio Adriatico. Un porto che è economia, logistica, turismo, relazioni internazionali. Un porto che non deve essere percepito come margine della città, ma come una delle sue centralità strategiche».
In questa prospettiva, secondo Silvetti, il libro presentato oggi «ha anche un valore culturale molto importante. Perché ci ricorda che la cultura non è soltanto patrimonio artistico, monumentale o museale. Cultura è anche storia del lavoro. Cultura è industria. Cultura è memoria produttiva. Cultura è capacità di leggere i processi economici che hanno formato una comunità. Questo è un punto centrale anche per Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028. La Capitale della Cultura non deve essere soltanto una sequenza di eventi, ma un’occasione per ricomporre l’identità profonda della città: la città storica, la città del mare, la città del lavoro, la città della conoscenza, la città dell’innovazione. Per questo considero particolarmente significativo che questa presentazione avvenga all’interno della Facoltà di Economia “Giorgio Fuà”, luogo di studio, ricerca e formazione. Il rapporto tra Università, impresa, istituzioni e territorio è decisivo. Se vogliamo che Ancona cresca, dobbiamo rafforzare proprio questa alleanza: conoscenza, produzione, cultura, amministrazione pubblica e comunità cittadina» ha concluso Daniele Silvetti.
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