Ex centro accoglienza migranti:
il Comune paga i danni all’Arcidiocesi
per l’immobile di Palombina

ANCONA — Via libera in VII Commissione consiliare al riconoscimento del debito fuori bilancio di 39.821 euro dopo la sentenza definitiva del Tribunale di Ancona che ha accertato la responsabilità dell'ente per i danneggiamenti registrati negli arredi e dentro l'immobile di via Flaminia di proprietà della Curia, ceduto in comodato nel 2014 per fini sociali. Il contenzioso era scoppiato al momento della riconsegna dei locali

I lavori della VII Commissione consiliare questa mattina, presieduta da Daniele Giachi

Dovrà risarcire l’Arcidiocesi di Ancona-Osimo il comune di Ancona per i danni occorsi nell’ex centro di accoglienza migranti di Palombina. Si è riunita stamattina la VII Commissione consiliare di Ancona per approvare la proposta di delibera sul riconoscimento della legittimità del debito fuori bilancio di 39.821 euro da versare alla Diocesi a seguito di una sentenza del Tribunale di Ancona divenuta esecutiva. La pronuncia del giudice ha, infatti, accertato la responsabilità del Comune per i danneggiamenti nell’immobile della Curia ceduto in comodato nel 2014 all’ente locale per fini sociali. L’assessore Angelo Eliantonio e un tecnico comunale in commissione hanno ricordato che la vicenda trae origine proprio da quel contratto di comodato d’uso. Tra il 2014 e il 2016, l’Amministrazione comunale, attraverso i Servizi sociali, gestiva quel locale di via Flaminia 356, come centro di accoglienza per rispondere alle emergenze del territorio e fornire assistenza ai soggetti migranti ma anche ai senza fissa dimora. Al termine del periodo di utilizzo, i proprietari dell’immobile avevano contestato le condizioni in cui la struttura era stata riconsegnata, rilevando danni a edificio e arredi stimati da una perizia tecnica in oltre 56.000 euro.

Il Comune aveva tentato di evitare il contenzioso proponendo un accordo transattivo con cifre oscillanti tra i 25.000 e i 28.000 euro. L’Arcidiocesi non aveva però accettato le proposte, ritenendole insufficienti. In sede giudiziaria, l’Amministrazione comunale aveva poi cercato di difendersi portando all’attenzione del magistrato la circostanza che l’immobile era nel frattempo stato ceduto tramite permuta a un prezzo superiore al valore di mercato. Proprio quella cessione avrebbe dovuto dimostrare che il bene non presentava i gravi deprezzamenti lamentati dall’Arcidiocesi. Il Tribunale aveva però respinto l’argomentazione e il risultato finale è stato che il passaggio dalla mediazione alla sentenza ha fatto lievitare il costo coplessivo per le casse comunali. L’importo attuale di oltre 39.000 euro da versare è infatti comprensivo degli interessi legali maturati dal 2022, ai quali si aggiungono 11.549,33 euro per le competenze di lite, anticipazioni e oneri accessori.

Angelo Eliantonio (al centro)

Nel dibattito scaturito in Commissione, qualcuno ha voluto focalizzarsi della gestione tecnica della riconsegna dell’immobile. Alcuni consiglieri hanno ipotizzato una possibile negligenza nel non aver effettuato una verifica formale dello stato dei luoghi prima del rilascio. Qualcun altro ha sollevato il dubbio sulla reale consistenza del danno economico, altri ancora hanno eccepito come l’immobile sia stato oggetto di piani di recupero o vendita che ne avrebbero comunque preservato il valore commerciale, rendendo il risarcimento almeno in parte discutibile. «Le sentenze vanno rispettate» è stata però la chiosa questa mattina in commissione. Adesso l’ultimo passaggio previsto riguarda l’imputazione contabile della spesa sul bilancio di previsione 2026/2028. La Giunta comunale (ora anche la VII Commissione) ha già approvato la proposta che dovrà passare al vaglio finale del Consiglio comunale.

(Redazione CA)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page

X