Matrimoni ed eventi privati alla Mole,
Rubini: «Non va bene che diventi come
un hotel con divieto di accesso ai turisti»

ANCONA - Il capogruppo di Aic, ha sollevato la questione stamattina in aula temendo che sia limitata la fruizione pubblica del monumento simbolo della città. L’assessore Berardinelli ha chiarito che «si possono affittare corte e alcune sale ma 'a numero chiuso' come prevede un regolamento interno»

La Mole Vanvitelliana (foto Giusy Marinelli)

 

Possono essere affittati per eventi privati, come matrimoni e feste, alcuni spazi della Mole Vanvitelliana con la chiusura del corte alla fruizione pubblica? Alla domanda sollevata oggi in aula dal capogruppo di Aic, Francesco Rubini, ha risposto positivamente l’assessore Daniele Berardinelli. «Sì, c’è un regolamento interno specifico che lo prevede. La corte e le sale della Mole possono essere affittate e questi spazi possono essere dedicati esclusivamente agli invitati di eventi privati “a numero chiuso”» ha chiarito l’assessore al consigliere di minoranza che lo interrogava. Si tratta di occupazioni estemporanee che non pregiudicano la funzione del monumento, ha specificato Berardinelli citando come esempi anche appuntamenti istituzionali o televisivi.

 

Francesco Rubini

 

Ha poi precisato che la limitazione degli accessi non è una scelta di esclusività sociale, ma una necessità dettata dai protocolli di sicurezza. «Ci sono delle prescrizioni per il piano di sicurezza che limitano la presenza numerica dopo i fatti di cronaca avvenuti alla Lanterna Azzurra o a Crans-Montana», ha detto l’assessore, sottolineando come l’uso di steward e contatori sia fondamentale «per evitare assembramenti e garantire la pubblica incolumità, perché oltre un certo numero non si può accedere, se non sbaglio il limite è di 800 persone. Comunque se si trattasse di un evento privato da svolgere del pomeriggio bisogna tenere conto, se c’è anche in programma in contemporanea un convegno all’interno delle sale o se il museo Omero è aperto».

 

Daniele Beradinelli (primo da sinistra in alto)

 

Il confronto in aula si è concluso, però, con una divergenza di vedute sulla strategia di valorizzazione del patrimonio storico di Ancona. Nel timore che il monumento simbolo della città possa trasformarsi in un luogo esclusivo, privo di accessibilità per i cittadini e i visitatori in determinate circostanze che ne limitino fruizione pubblica, il consigliere Rubini ha fatto osservare che «non va bene che la Mole diventi come un hotel per matrimoni che vieta ai turisti di entrare». Ha invitato, pertanto, l’Amministrazione comunale a riflettere sulle implicazioni che queste chiusure, seppure sporadiche, potrebbero avere sul rilancio turistico della città. «Non possiamo rischiare di trovarci con la corte della Mole chiusa al pubblico e ai turisti perché ci sono gli invitati a nozze, proprio come è avvenuto sabato scorso» ha eccepito.

(m.p.c.)

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