Arresto Pistarelli, la Dda:
«Un rapporto corruttivo stabile
in attesa di nuovi incarichi pubblici»

Fabio Pistarelli con Francesco Acquaroli
di Gianluca Ginella
Inchiesta sulla ricostruzione, per Fabio Pistarelli, dicono gli inquirenti, sussiste «un concreto ed attuale pericolo di reiterazione dei reati» per via della «natura stabile» del «rapporto corruttivo» instaurato con Antonio Cervigni e Antonio Ezechielli (per entrambi il gip ha chiesto la misura in carcere). Con i due imprenditori avrebbe costituito, «una vera e propria società, solo momentaneamente silente nell’attesa di un ulteriore incarico politico di Pistarelli».
Emerge dalle carte dell’inchiesta della Dda sulla ricostruzione. Pistarelli, avvocato, storico esponente del centrodestra maceratese, ed ex capo di gabinetto del governatore Francesco Acquaroli (fino allo scorso dicembre) è stato arrestato ieri, raggiunto da una delle otto misure cautelari in carcere spiccate dal gip del tribunale di Ancona in seguito alle indagini della Dda.

Secondo gli investigatori «il programma criminoso non era limitato alla gestione di singole pratiche amministrative», ma diretto «a garantire una duratura disponibilità del pubblico agente a porre le proprie funzioni e relazioni istituzionali al servizio degli interessi imprenditoriali dei correi in cambio di cospicue utilità economiche».
In un altro passaggio dell’inchiesta della Dda si parla del ruolo di capo di gabinetto da cui Fabio Pistarelli si dimise nel dicembre 2025. «Dopo l’intervento del presidente della Regione Acquaroli, che ha contestato a Pistarelli di aver fatto pressioni su dirigenti e funzionari pubblici», Pistarelli, Cervigni, Ezechielli «hanno messo in atto una coordinata strategia di eliminazione delle prove, concordando le versioni da fornire, distruggendo documenti, cancellando messaggi telefonici, cambiando telefoni, eliminando quanto archiviato nella memoria dei pc». Dalle indagini della Finanza e dalle intercettazioni, emerge che «Pistarelli ha cancellato tutti i messaggi presenti nella chat whatsapp intrattenuta con Cervigni la mattina del 1 dicembre 2025, mentre attendeva di incontrare il presidente Acquaroli.

Fabio Pistarelli
Secondo le carte dell’inchiesta «particolarmente significativa è la circostanza che il patto corruttivo sia rimasto operativo anche dopo la cessazione dell’incarico di capo di gabinetto».
Ci sono conversazioni intercettate nel gennaio 2026 che secondo gli inquirenti attesterebbe come le utilità economiche promesse a Pistarelli continuavano ad essere erogate. Dunque rischio di reiterazione del reato, per gli inquirenti, che la ritengono una eventualità «ulteriormente rafforzata dalla concreta possibilità che Pistarelli assuma nuovi incarichi pubblici nel territorio marchigiano».
Ad esempio viene citato che «nonostante sia stato allontanato quale capo di gabinetto risulta ampiamente esposto in politica» e cita le elezioni comunali a Macerata. All’epoca era stato visto spesso presenziare a iniziative legate alla candidatura a sindaco di Sandro Parcaroli (del tutto estraneo alle indagini).
Pistarelli non aveva comunque ricevuto alcun incarico. Secondo gli investigatori poteva darsi che altri incarichi li potesse ottenere in qualche ente. Su questo punto c’è una intercettazione tra Cervigni ed Ezechielli in cui dicono di volersi tenere caro Pistarelli in attesa che ottenga un altro incarico pubblico. Ad esempio i due imprenditori, entrambi indagati per corruzione, avrebbero commentato le dimissioni da capo di gabinetto dicendo che quando glielo avevano chiesto aveva risposto che si voleva avvicinare al territorio e che qualcuno supponeva, in caso non si ricandidasse Parcaroli, si potesse candidare lui. Questa ovviamente una circostanza del tutto ipotetica. Così come quella in cui dicevano che potesse entrare nell’Ufficio ricostruzione.

L’avvocato Gabriele Cofanelli
Tra le carte c’è anche un incontro, la notte del 9 novembre 2024, tra Antonio Cervigni e Pistarelli. Cervigni aveva recuperato una busta che aveva precedentemente nascosto sotto il sedile posteriore della propria auto e si sarebbe allontanato insieme a Pistarelli, proseguendo la conversazione. Secondo gli inquirenti Pistarelli avrebbe ricevuto la busta, contenente contanti.
Il legale di Fabio Pistarelli, l’avvocato Gabriele Cofanelli, oggi è stato in carcere a trovare l’ex capo di gabinetto: «L’ho visto più sereno, chiaramente abbiamo iniziato a esaminare l’ordinanza custodiale, cercando anche di ricostruire qualche particolare, valuteremo un po’ tutto. Sulla busta nessuno può dire cosa ci fosse all’interno». Lunedì l’interrogatorio di garanzia di Pistarelli.

L’avvocato Massimiliano Cofanelli
Sulla posizione di Cervigni, in carcere a Fermo, l’avvocato Massimiliano Cofanelli (che lo assiste insieme all’avvocato Gabriele Cofanelli) sottolinea: «Il nostro assistito si dichiara estraneo ai fatti, e dopo l’analisi dell’ordinanza cautelare valuteremo i prossimi passaggi trattandosi di una una verifica molto articolata». Anche per Cervigni lunedì ci sarà l’interrogatorio di garanzia.
Rientra nell’inchiesta, con la contestazione di corruzione, anche Roberto Pistarelli, fratello dell’ex capo di gabinetto. Il commercialista compare riguardo i lavori al Palazzo Fazzini a Camerino, struttura lesionata dal sisma, da destinare a studentato. Il palazzo, stando alle indagini, grazie a Cervigni ed Ezechielli è stato aggiudicato, attraverso l’alterazione a pagamento della procedura di gara da parte di Gianluca Marucci, responsabile Area tecnica di Unicam, e il geometra di Unicam Francesco Tomassetti, all’imprenditore Francesco Quadraccia, 59 anni, di Terni (anche lui indagato). A fronte di questa aggiudicazione dei lavori, l’imprenditore avrebbe versato 100mila euro, somma pattuita col sodalizio, secondo gli inquirenti, tramite due fatture nell’ambito di un contratto fittizio di consulenza siglato il 3 marzo 2025. La firma era arrivata in occasione di un incontro che si sarebbe svolto a Macerata, nello studio proprio di Roberto Pistarelli. Un appuntamento organizzato da Cervigni.
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