Carovita, trasporti
e troppa incertezza sul futuro:
la voce degli studenti di Jesi

Un frame del video dello sciopero degli studenti di Jesi, postato sui social dal consigiere comunale del Pd, Giacomo Mosca
Una piazza Pergolesi piena di studenti, con striscioni e girotondi per parlare di un futuro sempre più incerto, del caro-vita e del caro-trasporti, di scuole depauperate di fondi. Si è svolto senza problemi di ordine pubblico lo sciopero con presidio delle scuole di Jesi, questa mattina, organizzato dal collettivo ‘Generazione Fuoriclasse’ in tandem con la Rete degli Studenti Medi delle Marche. I partecipanti hanno sventolato bandiere delle organizzazioni studentesche, della Palestina, mostrato striscioni e cartelli, intonato cori per portare in piazza le istanze dei più giovani.
Alla manifestazione hanno preso parte anche due giovani esponenti dem come il consigliere comunale del Pd Giacomo Mosca ed il segretario del Pd di Jesi, Filippo Bartolucci. «Siamo qui con le studentesse e gli studenti di Jesi per fare una cosa molto semplice: alzare la voce, manifestare contro gli investimenti per il riarmo, per la guerra e non invece sulla scuola. Una scuola che vogliamo pubblica accessibile a tutti . Si è promosso un manifesto molto bello in questa piazza. Un altro mondo è possibile» hanno spiegato entrambi in un video messaggio.
La Cgil Jesi ha invece sottolineato come «una piazza piena di studenti è una piazza che parla di democrazia, di libertà e di futuro. E quando una generazione alza la voce, la politica ha il dovere di ascoltare. Perché i giovani non sono soltanto il futuro di questo Paese. Sono il presente. Hanno idee, rabbia, speranze e il coraggio di trasformarle in partecipazione». Per permettere uno tranquillo svolgimento era state disposte modifiche temporaee dalla viabilità cittadina.
Alla mobilitazione studentesca ha partecipato anche il sindaco di Jesi, Lorenzo Fiordelmondo. «Sta accadendo nelle principali città italiane e stamattina lo abbiamo visto accadere anche nella nostra. Da tempo non si assisteva a una presa di coscienza generazionale così netta, così viva. Vediamo ragazze e ragazzi, spesso giovanissimi, scendere in piazza, richiamare i valori dell’antifascismo, ispirarsi all’esempio dei protagonisti della lotta per la liberazione del nostro Paese, prendere parola e posizione sui temi che riguardano il loro e il nostro futuro. Ridurre tutto ad una mera tensione prodotta nei confronti della norma o di un regolamento, come ogni volta che si manifesta, significherebbe non cogliere il senso più profondo di ciò che sta accadendo» ha scritto sui social il primo cittadino di Jesi.
«La questione posta da questi giovani riguarda anzitutto l’idea di Paese che desiderano costruire e abitare. Ed è un fatto politicamente molto rilevante. Stanno rivolgendo alla società attuale una domanda culturale prima ancora che politica, che nasce dal luogo più vicino alla loro esperienza quotidiana: la scuola.- ha proseguito Fiordelmondo – È in quel luogo che prendono forma le prime relazioni, i primi confronti, le prime esperienze di cittadinanza. Ed è esattamente da lì che emerge una richiesta di partecipazione, di inclusione, di riconoscimento e di protagonismo che non può essere liquidata come una semplice contestazione. Prestiamo loro l’attenzione che meritano. Ascoltiamo le domande che ci pongono. Perché una comunità che sa dare spazio ai propri giovani sceglie di investire sul proprio futuro. Ogni volta che una generazione decide di partecipare, di esporsi e di far sentire la propria voce, la democrazia ne esce più forte. Sono convito che Jesi sia pronta a fare la propria parte per la costruzione di un’alleanza intergenerazionale ed istituzionale capace di condurci verso un tempo nuovo. Come cantava il poeta “gli eroi son tutti giovani e belli”»
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