Primo maggio dedicato
alla sicurezza sul lavoro,
crescono gli infortuni

CELEBRAZIONI - Il tema al centro delle manifestazioni di Cgil, Cisl e Uil per la ricorrenza della Festa dei lavoratori. Nelle Marche 33 le morti sul lavoro nel 2017. Incidenti spesso legati all'occupazione precaria

(foto d’archivio)

 

Primo maggio dedicato alla salute ed alla sicurezza nei luoghi di lavoro per Cgil, Cisl e Uil, che celebreranno la ricorrenza in centinaia di piazze d’Italia. Un tema tutt’altro che superato e che anzi continua ad essere un’emergenza nazionale, ancora di più alla luce della ripresa, anche se ancora debole, del lavoro e dell’occupazione. Anche nelle Marche il numero degli infortuni sul lavoro è tornato a crescere: nel 2017 si sono sfiorati i 19 mila infortuni denunciati di cui 33 mortali e nei primi tre mesi del 2018 sono morti altri 4 lavoratori. Si continua a morire sul lavoro come 50 anni fa, almeno stando alle analisi delle dinamiche degli infortuni: cadendo dalle impalcature, schiacciati dai trattori o travolti da carichi dall’alto.

«Sono dati allarmanti e inaccettabili che interrogano tutti − affermano i segretari delle tre sigle, Barbaresi (Cgil), Rossi (Cisl) e Fioretti (Uil) − sindacati, imprese, istituzioni, perché tutti devono fare la propria parte per affermare la cultura della sicurezza, della prevenzione e della qualità del lavoro: è su questi temi che si misura il grado di civiltà di un Paese. C’è davvero bisogno di un rinnovato impegno da parte di ognuno dei soggetti in campo e occorre innanzitutto un investimento maggiore in termini di prevenzione e controlli, a partire da quelli in capo al servizio prevenzione dell’Asur che deve essere potenziato al più presto, incrementando adeguatamente le risorse a esso destinate. La ripresa, purtroppo − continuano i leader regionali di Cgil, Cisl e Uil −, ci consegna un quadro molto simile a quello del passato dove si continua a giocare la competizione sul costo del lavoro anziché su investimenti, innovazione, nuove tecnologie e valorizzazione delle competenze e delle intelligenza che il lavoro può esprimere. Dunque, anche di fronte a una ripresa economica lenta, occorre porci il problema della qualità del lavoro, della dignitosa condizione di vita delle persone, come elementi imprescindibili per uno sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile.».

Stretto resta, poi, il legame infortuni e scarsa sicurezza sul lavoro con la precarietà crescente nel lavoro che espone al continuo ricatto di accettare condizioni di lavoro anche pericolose e instabili pur di lavorare. Una condizione nella quale si trovano tanti, troppi, lavoratori e lavoratrici delle Marche che ha il triste primato di uno dei tassi di precarietà tra i più alti in Italia, con il tasso di disoccupazione che supera il 10% (con quella giovanile di molto sopra al 20%). E il prezzo più alto lo pagano spesso i giovani e le donne, che peraltro ancora hanno retribuzioni più basse e peggiori condizioni di lavoro.

E ancora il problema dell’obbligo di lavorare anche durante le festività. Sottolineano le tre sigle sindacali: «Rappresenta una criticità essere costretti a lavorare, in settori diversi da quelli dei servizi pubblici essenziali, non solo di domenica, ma anche nelle altre festività, comprese giornate come il 25 aprile, il Primo maggio o il 2 giugno, ovvero le giornate in cui tutti e tutte dovrebbero poter celebrare i valori comuni, su cui si fonda un Paese democratico, nato dalla Resistenza e fondato sul Lavoro. Per questo, consentire l’apertura di centri commerciali o negozi in giornate come queste è davvero criticabile e dovrebbe essere oggetto di una più attenta ed estesa riflessione. Vorremmo, dunque − affermano Barbaresi, Rossi e Fioretti −, che questo Primo Maggio sia l’occasione per tutti per pensare a come si crea lavoro di qualità e soprattutto come si rilancia un’idea di sviluppo sostenibile per una regione come le Marche pesantemente colpita da 10 anni di crisi e da un terremoto devastante. È quindi più che mai urgente che sindacati, imprese, e istituzioni, a partire dalla Regione definiscano insieme un Patto per lo Sviluppo che metta al centro le persone e il lavoro di qualità, in una prospettiva di rilancio dell’economia, degli investimenti e dell’innovazione. Anche la ricostruzione post sisma − concludono −può e deve rappresentare un’occasione di rilancio a patto che avvenga nel rispetto delle regole e che sia basata sulla legalità, anche a tutela dei diritti e delle aspettative delle comunità compite dal sisma».

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