Nel porto di Ancona si apre una nuova fase di confronto. In questo contesto è prossima la nascita di “Ancona Porto Futuro”, associazione promossa dai servizi tecnico-portuali dello scalo. Piloti, rimorchiatori, ormeggiatori, compagnie portuali e imprese dei servizi ecologici e operativi rappresentano l’origine dell’iniziativa: una componente essenziale del sistema portuale, spesso poco rappresentata nel dibattito pubblico, ma determinante per garantire sicurezza, continuità operativa e funzionamento della catena logistica. Da qui nasce un soggetto nuovo che non intende restare confinato alla sola dimensione del lavoro portuale. «“Ancona Porto Futuro” si propone infatti come uno spazio di confronto aperto, capace di guardare oltre il perimetro dello scalo, con l’obiettivo di contribuire al futuro economico, sociale e ambientale della città.- sottolinea la nota ufficiale che certifica la nascita dell’associazione – L’ambizione è portare nel dibattito pubblico il punto di vista di chi il porto lo vive ogni giorno, offrendo una lettura più tecnica e meno semplificata delle trasformazioni in atto».
È in questa cornice che si inserisce anche il dibattito su quella che viene spesso definita impropriamente come area del Molo Clementino, ma che in realtà corrisponde alla Darsena Fincantieri, oggi al centro dell’attenzione. «Proprio su questo punto emerge l’esigenza di chiarezza: il confronto è legittimo, ma non può essere ridotto a slogan o contrapposizioni astratte.- prosegue il comunicato – Richiede invece un approccio fondato sui dati, sulla realtà operativa e su una visione di lungo periodo. E soprattutto, avvertono i promotori, riguarda una scelta che incide direttamente sul futuro dello scalo dorico. In gioco non c’è solo un’infrastruttura, ma la capacità del porto di restare competitivo in uno scenario europeo in rapido cambiamento».
«Ancona è storicamente un porto commerciale e industriale, snodo di traffici e attività economiche integrate – mette in evidenza Luca Cesaroni, portavoce dell’associazione – In questo quadro si inseriscono le discussioni sulle infrastrutture portuali e sulle aree di sviluppo dello scalo, che richiedono un approccio aderente alla realtà operativa e alle dinamiche evolutive dei porti europei». Cesaroni entra poi nel merito del dibattito. «È bene precisare che questa associazione nasce pro hub crocieristico e contro nessuno. – aggiunge – Sappiamo bene che la decisione finale spetta al Ministero, che la prenderà sulla base di dati tecnici e ambientali. Tuttavia, è importante evitare che il confronto si riduca a preconcetti privi di fondamenta. Ognuno è libero di esprimere la propria opinione, purché lo faccia con cognizione di causa, considerando che si sta discutendo della più grande realtà economica della regione, che dà lavoro a migliaia di famiglie».
Un passaggio centrale riguarda proprio la localizzazione dell’eventuale hub crocieristico. «Va chiarito con nettezza – rimarca Cesaroni – che la Darsena Fincantieri non è una scelta degli operatori, ma una direttrice già prevista da anni nella programmazione pubblica. Ad oggi non esiste un’alternativa reale e tecnicamente sostenibile. Continuare a rappresentarla come una delle tante opzioni possibili rischia di alimentare un dibattito fuorviante». Il settore crocieristico e dello shipping è oggi al centro di una profonda trasformazione tecnologica e ambientale. Le principali compagnie stanno investendo in sistemi di riduzione delle emissioni, carburanti alternativi e infrastrutture dedicate alla decarbonizzazione, tra cui il cold ironing, che consente alle navi ormeggiate di alimentarsi da terra riducendo in modo significativo l’impatto ambientale. «Partendo da un dato oggettivo – prosegue Cesaroni – il porto di Ancona, come tutti i porti commerciali al mondo, è fatto per le navi, sia passeggeri che merci, che arrivano, sbarcano e ripartono. Non è concepibile pensarlo come una semplice promenade, o comunque non in via esclusiva».
Il turismo crocieristico si inserisce in un sistema economico che coinvolge imprese, lavoro e servizi. Ogni approdo attiva una filiera ampia: commercio, trasporti, accoglienza e attività produttive. «Potenziare la Darsena Fincantieri attraverso un hub crociere – aggiunge – significherebbe generare un indotto rilevante per tutta la filiera e creare opportunità diffuse per bar, ristoranti, negozi, aziende di trasporto e servizi. Inoltre, rappresenterebbe una vetrina strategica per la città di Ancona, la Riviera e l’entroterra marchigiano. È importante chiarire che il terminal non sarebbe collocato davanti alla Fontana Dei Due Soli o all’Arco di Traiano, come talvolta viene erroneamente sostenuto, ma all’interno della Darsena Fincantieri».
Sulla stessa area, inoltre, si concentrano già scelte infrastrutturali coerenti: «È stata recentemente approvata una delibera per l’ampliamento della Darsena Fincantieri proprio per consentire la costruzione di navi da crociera di dimensioni maggiori. Non permettere a queste navi di approdare ad Ancona e coglierne i benefici economici sarebbe un evidente paradosso». Sul piano ambientale, il portavoce invita a un approccio basato su dati aggiornati: «Le navi di ultima generazione presentano livelli di impatto estremamente ridotti grazie alle nuove tecnologie. Il dibattito è legittimo, ma va riportato su basi realistiche». Infine, il punto più netto riguarda il rischio complessivo per il porto. «Il porto di Ancona sta vivendo una fase di trasformazione profonda. Restare fermi o rinviare scelte strategiche significa esporsi al rischio concreto di perdere traffici, investimenti e opportunità. Le crociere sono una leva di sviluppo che altri porti stanno già utilizzando. Quella delle crociere è un’opportunità che va colta e non respinta – conclude Cesaroni – perché le navi hanno le eliche: se non sarà Ancona a intercettarle, sarà inevitabilmente un altro porto a farlo».
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