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Turismo delle Marche in ginocchio,
Polacco: “I vecchi spot sono inutili”

SISMA - Il direttore di Confcommercio Marche critica la Regione per la messa in onda delle pubblicità con Marcorè. "La stagione 2017 è compromessa, ci vorranno 5 anni per rimettere in piedi un sistema che guardi alle Marche non solo come vacanza sul mare, ma con il suo entroterra da scoprire e visitare"
giovedì 2 febbraio 2017 - Ore 16:44
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Massimiliano Polacco, direttore di Confcommercio Marche Centrali

di Agnese Carnevali

«Inutili i vecchi spot, la Regione deve rivedere completamente la sua idea di marketing turistico. La stagione 2017 è compromessa. Abbiamo solo il 2% di prenotazioni nel nord della regione. Ci vorranno almeno 5 anni per rimettere in piedi un sistema turistico che guardi alle Marche non solo come luogo di vacanza sul mare, ma con il suo entroterra da scoprire e visitare». Così sentenzia Massimiliano Polacco, vice presidente della Camera di Commercio di Ancona, responsabile del settore turistico-alberghiero, nonché direttore di Confcommercio Marche. L’occasione per riflettere sul futuro turistico del territorio, dopo gli eventi sismici del 24 agosto e 26 ottobre, e delineare il quadro della situazione, la presentazione ad Ancona del programma di attività 2017 dell’ente camerale. L’analisi fatta da Polacco è drammatica. Non meno le prospettive. Prenotazioni praticamente ferme dal 24 agosto. Crollati anche i collegamenti ai siti internet delle strutture alberghiere del territorio. «Non c’è interesse alla nostra regione in questo momento – illustra Polacco -. Dopo la scossa del 24 agosto si sono fermate le telefonate, soprattutto dall’estero dove le immagini di quanto accaduto sul nostro territorio sono ancora ben impresse nella mente di tutti. Noi sappiamo cosa quelle immagini significhino: 87 comuni interessati dal sisma e danneggiati, 330mila abitanti colpiti, 21mila sfollati». Un quadro che tradotto in termini turistici significa aver spazzato via non solo le Marche dai cataloghi delle vacanze, ma anche danni economici enormi che si sommano alle già grandi difficoltà di quelle aree. «Non solo le imprese turistiche delle zone colpite dal sisma sono distrutte o in attive – riprende il direttore di Confcommercio -, ma sono in ginocchio anche le imprese del bacino della filiera turistica, ad esempio quelle dei prodotti tipici, solo per citarne uno, il ciauscolo. Mancano 80mila verifiche relative alla scheda aides, che certifica se un edificio è agibile o meno. Noi stimiamo che siano 6mila le ziende colpite direttamente dal terremoto, ma il dato vero non ce l’ha nessuno. La burocrazia sta rallentando tutto e aggravando la situazione. La questione dei bandi è assurda – incalza ancora Polacco – solo la politica sembra non avere ancora capito che questa non è la strada giusta per rimettere in moto il territorio e la sua economia».

E l’analisi del direttore Polacco prosegue. «Abbiamo impiegato molto tempo a promuovere un turismo diverso da quello balneare, tipico degli anni ’60, di questa regione. Ci vorranno almeno 5 anni per rimettere in moto quel sistema. Mentre anche il turismo della costa è compromesso. Tutte le strutture si sono messe a disposizione per accogliere gli sfollati, senza soldi alla mano e senza bandi, sulla fiducia e sulla solidarietà verso le persone».

Come si svilupperà, dunque, il futuro turistico per la regione? «Nel nord delle Marche abbiamo il 2% delle prenotazioni per il 2017 – risponde Polacco – , una stagione che è già compromessa. I vecchi spot non servono più. Dobbiamo ricostruire completamente l’idea di marketing. Dare una nuova immagine del territorio, infondere sicurezza. Sono stati commessi errori in questo periodo, come rimandare in onda gli spot già girati durante il periodo natalizio (la decisione della Giunta è stata al centro di accese polemiche, ndr). Le campagne di promozione del territorio della Regione dovranno cambiare completamente. Studiare un messaggio specifico e puntare ad un pubblico molto targettizzato, cominciando dal nord Europa e lasciando stare mercati che non pagano. Dobbiamo cercare di far dimenticare agli stranieri quanto successo su questa terra. So bene che per i nostri corregionali e anche per molti italiani questo non sarà possibile. Ma dobbiamo ripartire, l’obiettivo è il 2018».

 

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