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Farinetti ad Ancona
a caccia di prodotti doc,
ma niente Eataly in città

LECTIO MAGISTRALIS - Il fondatore del brand che esporta cibo italiano di qualità ha aperto l'anno accademico Istao. Poi tour nel territorio alla ricerca di produttori agro-alimentari per il suo nuovo parco tematico a nord di Bologna
lunedì 27 marzo 2017 - Ore 21:09
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Il fondatore di Eataly, Oscar Farinetti all’apertura dell’anno accademico all’Istao di Ancona

 

di Agnese Carnevali

A caccia di fornitori agro-alimentari del territorio per il suo prossimo progetto Fico, ma nessuna possibilità di veder sorgere un punto vendita Eataly ad Ancona. Oscar Farinetti, fondatore del marchio che identifica il cibo italiano di qualità in tutto il mondo, in città per l’apertura dell’anno accademico Istao, non lascia spazio alla possibilità di vedere il suo brand anche nel capoluogo marchigiano. Il bacino d’utenza è troppo piccolo per rispondere alle esigenze del suo Eataly, ha spiegato al termine della sua lezione magistrale agli imprenditori e alle istituzioni che ha sperano di vedere un grosso investimento del colosso del food italiano nelle Marche. Nel pomeriggio, spenti i riflettori sulla sua lectio magistralis a Villa Favorita, ha intrapreso un tour tra le aziende agricole del territorio. Una sorta di scouting per il suo nuovo progetto Fico, il parco agroalimentare da 80 mila metri quadrati a nord di Bologna, che aprirà il prossimo ottobre, e che vedrà la presenza di 40 ristoranti, laboratori e negozi con le specialità regionali, tra le quali non mancheranno, a quanto pare, quelle delle Marche. Una regione dalle grandi potenzialità, partendo proprio dalle ricchezze della sua terra, che a Farinetti ricorda la sua Alba e le sue Langhe con le loro colline, considerate un tempo tra i territori italiani più poveri e che grazie, invece, ai prodotti della terra hanno trovato la via del loro sviluppo economico. Nonostante l’apertura di Eataly sembri impossible, il sindaco Mancinelli ha comunque cercato un contatto: chissà che il Comune non cerchi di coinvolgere il colosso del cibo in uno dei progetti di rilancio del centro città, come la gestione del Mercato delle Erbe.

Il business del futuro passa, dunque, dall’agricoltura e soprattutto dal «benessere mondiale», ha sottolineato l’imprenditore nella sua lectio magistralis, dedicata proprio a questo tema. Un benessere che non può che passare dalla strada della sostenibilità, anche se «sostenibilità è una parola che non mi piace, preferisco parlare di rispetto».
Rispetto, la parola d’ordine per guardare al futuro. Rispetto della Terra, delle sue risorse, perché gli uomini possano continuare su di essa la loro esistenza. Rispetto, dunque, per il bene comune. E poi fiducia, l’altra parola d’ordine, perché «fiducia in se stessi e negli altri, perché senza fiducia non si va da nessuna parte». Andare, ma dove? «Verso un cambio di rotta, passare dal senso del dovere al senso del piacere: le cose fatte per dovere non funzionano, bisogna far diventare ‘figo’ il rispetto delle regole e pensare ad un miglioramento complessivo».

Oscar Farinetti insieme al sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli (a sinistra), il presidente e vicepresidente del Consiglio regionale, Antonio Mastrovincenzo, e Renato Minardi

 

 

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