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Ubi-Nbm, sindacati preoccupati:
“In gioco il futuro del territorio”

CREDITO - La Fisac-Cgil all'attacco a poche settimane dall'acquisizione dell'istituto di credito marchigiano: "Siamo entrati in una fase complessa, quanto sta accadendo sarà fondamentale. No a tagli indiscriminati di lavoratori e filiali"
sabato 3 Giugno 2017 - Ore 13:16
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“È entrata nel vivo una fase complessa per il territorio, le istituzioni, la politica, le parti sociali, che dovranno essere tutte unite e consapevoli che, quanto sta accadendo, sarà fondamentale per determinare il futuro dei lavoratori, dei territori e della stessa clientela”. Sono le preoccupazioni esternate dalla Fisac-Cgil sul futuro della Ubi/Nuova Banche Marche dopo che si è conclusa l’acquisizione, ormai da qualche settimana. Il sindacato auspica che il valore aggiunto generato dall’operazione vada a beneficio anche dei lavoratori e dei territori in cui opera la banca. “In questi anni – spiega la Fisac-Cgil – i lavoratori Nuova Banca Marche hanno sostenuto molti sacrifici, in un contesto assolutamente incerto e solo grazie al loro impegno sono stati tenuti il rapporto di fiducia con la clientela, le masse e la raccolta.  Le notizie di stampa riportavano, già dai primi gennaio, in molti casi una prospettiva di esuberi anche di 1.000 unità su 2.600 dipendenti a fronte di una previsione di taglio dei costi a fine piano per le 3 Good Bank del 30%. Nonostante le smentite ufficiali apparse negli scorsi mesi i numeri appaiono ben peggiori: 1.569 esuberi nelle 3 banche ponte con probabile partizione per la sola Nbm di oltre 1.000 e tagli dei costi di almeno il 32% oltre alla perdita di un numero filiali intorno al centinaio. Persistono, fondati timori, in particolare, per il destino dei 3 centri direzionali (Pesaro e Macerata in primis e in seconda battuta Jesi). Tali timori trovano oggi una ulteriore conferma nelle parole di Victor Massiah che parla apertis verbis di esternalizzazioni e cessioni di rami di azienda. Ci opponiano a tali prospettive. Una perdita di posti di lavoro a questi livelli sarebbe del tutto insostenibile. Drammatiche, in queste ipotesi, sarebbero le conseguenti ricadute sul tutto l’indotto. Nel corso di questi anni si è già assistito, nel gruppo NBM, a una riduzione di oltre 500 posti di lavoro attraverso 350 prepensionamenti e la mancata conferma di oltre 150 giovani precari; nell’accordo raggiunto il 7 aprile 2017 ulteriori 327 lavoratori hanno aderito al Fondo Esuberi, verranno inoltre ridotte di quasi 40.000 le giornate lavorative per coprire ulteriori 100 esuberi e fino al 2020 quasi 600 colleghi avranno contratto part time con risparmi di costi pari a ulteriori 200 unità con una ulteriore diminuzione dei livelli occupazionali stimabile intorno alle 600 unità”.

Victor Massiah, Ceo di Ubi Banca

Quindi il sindacato parla delle possibili ricadute a livello territoriale e del risparmio. “Le regioni servite da Nuova Banca delle Marche – continua Fisca-Cgil – costituiscono una importante opportunità di business per qualsiasi soggetto creditizio e finanziario, a cominciare dalla raccolta perché questi territori sono capaci di una enorme capacità di risparmio. Nel piano industriale presentato ai mercati parrebbe, purtroppo, essere l’unico vero punto di interesse.  L’operazione non può risolversi in una mera azione che potrebbe sembrare solo predatoria.  La futura direzione Centro Sud a Jesi dovrà avere la possibilità di erogare volumi di credito tali da sostenere le economie locali e poteri di delibera sufficienti per dare credito per rilanciare economie e produzioni. Il monte dei crediti deteriorati ceduti a prezzo super scontato (dalla sola NBM oltre 7 mld di euro a Rev ed Atlante) potrebbe sicuramente essere gestito internamente con le professionalità presenti in Nbm con prospettive di tenuta occupazionale. Ai risparmiatori non istituzionali e non professionali (obbligazionisti subordinati e azionisti) Banca Marche vanno garantiti i giusti ristori”. Per tutti questi aspetti il sindacato è convinto che “il forte ancoraggio del gruppo all’economia reale delle Marche e delle Regioni di storico insediamento è un valore aggiunto, che, consolidato e rilanciato consentirà una prospettiva positiva”.

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