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Incendio di Posatora,
ragazzi accusati di cinque roghi
La procura: “Sono dolosi”

ANCONA – Si aggravano le posizioni dei 16enni indagati per la notte di fuoco del 21 giugno. Le fiamme appiccate altre volte nelle due settimane precedenti. Individuato anche il gruppo di vandali di Portonovo: tra di loro un 13enne. Il procuratore capo dei minori Lebboroni: “Fatti gravi, andavano fermati”
venerdì 30 Giugno 2017 - Ore 14:23
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Il procuratore capo del tribunale dei minori Giovanna Lebboroni, a destra il questore Oreste Capocasa, a sinistra il capo della squadra mobile Carlo Pinto

 

di Emanuele Garofalo

(Foto Giusy Marinelli)

L’accusa si aggrava: da incendio colposo, reato inizialmente ipotizzato dagli investigatori della squadra mobile, la contestazione diventa incendio doloso per la procura dei minori. C’era la volontà di appiccare le fiamme con un accendino. Tanto basta per aggravare la posizione dei quattro 16enni di Posatora. Non è stato sufficiente per loro giustificarsi raccontando alla polizia che si è trattato di un “gioco sfuggito di mano”. Tanto più che la scia di fuoco imputabile ai ragazzini ora si allarga: 5 episodi in tutto a partire dai primi di giugno, che potevano portare a conseguenze anche più gravi di quella notte da paura dello scorso 21 giugno, secondo polizia e tribunale dei minori. Il comportamento pericoloso è stato continuato e reiterato. Le fiamme ai cassonetti della carta di via Martin Luther King, il rogo al parco ex Saveriani sempre a Posatora, dove è andata in fumo una panchina, una pianta di ulivo danneggiata, fino all’episodio clou: l’incendio che ha impegnato per tutta la notte i vigili del fuoco, temendo che potesse investire anche le case della Palombella e via Flaminia. E non si esclude ora che dalle indagini della squadra mobile coordinata dalla procura dei minori non vengano fuori altri fatti simili riconducibili ai 4 ragazzi. I minorenni hanno confessato, tutti tranne uno. “L’incendio è stato un fatto grave” ha commentato senza mezzi termini il procuratore capo del tribunale dei minori Giovanna Lebboroni.

La procuratrice Lebboroni

“Un atto grave in sé e per le conseguenze ulteriori che poteva avere. Per due ore le fiamme non sono state domabili, solo dopo 5 ore sono state sotto controllo” ha ricordato Lebboroni ricostruendo la notte di fuoco. Un episodio limite, che ha spinto procura e questura ad allargare le indagini ad altri fatti di vandalismo e ad altri gruppi di ragazzi. Non solo Posatora dunque, altri sei minorenni sono accusati a vario titolo di incendio e danneggiamento per gli atti di vandalismo avvenuti a Portonovo, il 14 maggio all’ex Mutilatini e il 15 giugno nei bagni pubblici di Portonovo. Questa seconda compagnia di 6 ragazzi non avrebbe collegamenti con i 4 di Posatora ed è di età anche inferiore: ci sono componenti di 15 anni, addirittura un minore non imputabile di circa 13-14 anni. E per questo secondo gruppo di teppisti, le indagini potrebbero allargarsi coinvolgendo altri giovani. “Andava dato un segnale” ha commentato il questore Oreste Capocasa, illustrando l’attività investigativa della polizia. “Erano tutti episodi che stavamo attenzionando, ma che sarebbero continuati se non fossero intervenute in sinergia procura dei minori e questura” ha aggiunto Capocasa. “Speriamo ora che queste persone si siano fermate in tempo” ha concluso Lebboroni.

Il questore Capocasa

Il gruppetto responsabile della devastazione di Portonovo sarebbe formato da figli di famiglie definite “normali”, senza particolari disagi socio-economici. Ma perché lo fanno? La procuratrice per ora non si sbilancia. “La valutazione della persone e delle loro famiglie, fondamentale nel processo penale minorile, è più complessa della valutazione del fatto, non può essere fatta in una settimana“ risponde il magistrato. La procura esclude però particolari patologie: non sono piromani, le loro motivazioni non sarebbero “profondissime”. Già nelle ore successive al rogo del 21 giugno, il quadro dei 4 ragazzi di Posatora e la loro scia di fuoco delle due settimane precedenti era stato ricostruito completamente dalle indagini della squadra mobile diretta da Carlo Pinto. Uno dei quattro ragazzi, dopo aver raccontato il fatto ai genitori, era stato accompagnato in questura nel pomeriggio successivo dall’avvocato Mirco Piersanti per rilasciare le sue dichiarazioni spontanee, la sua confessione. Tutti sono stati interrogati nei giorni successivi, solo uno dei quattro ha respinto le accuse. Nel caso degli ex Saveriani, i ragazzi sono stati anche ripresi dalle telecamere di videosorveglianza del Comune, immagini di 4 figure poi confutate dal resto delle indagini. “L’attività è iniziata immediatamente – ha spiegato Pinto – ed ha coinvolto per 10 giorni un numero cospicuo di poliziotti, con perquisizioni e sequestri”. Uno in particolare il rogo che poteva essere ancora più devastante di quello del parco Belvedere.

Il dirigente della mobile Carlo Pinto

“Le fiamme appiccate ai cassonetti della carta di via Martin Luther King, adiacenti ad un campo di grano, potevano essere un episodio anche più grave” spiega Pinto. Solo il caso ha voluto che le fiamme non si propagassero fino a diventare incontrollabili. Le indagini non sono ancora chiuse.

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