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Polemica ad Ostra:
il sindaco Pd prega per partigiani e fascisti

RICORRENZA - Bufera sul primo cittadino che ha partecipato alla consueta commemorazione delle cinque spie nazifasciste uccise l'11 luglio del 1944. L'indignazione delle famiglie dei partigiani e dell'Anpi. Storoni si difende: "La preghiera, il codice per superare l'odio"
giovedì 10 agosto 2017 - Ore 19:14
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L’altare allestito per la commemorazione dei fascisti uccisi

 

il sindaco Andrea Storoni

 

Estate senza pace in casa Pd. I democrat di Ancona di nuovo nell’occhio del ciclone per la condotta dei suoi rappresentanti e militanti. Stavolta a finire nel mirino è il sindaco di Ostra, Andrea Storoni, eletto tre anni fa con la lista civica Vivere Ostra, ma iscritto al Pd, per la sua partecipazione ad una cerimonia in commemorazione della morte di cinque spie nazifascite. I fatti risalgono al 9 luglio scorso, prima cioè degli altri due episodi che hanno scosso il Pd nelle ultime settimane: il caso Urbisaglia ed il caso Ragni, ma sono emersi solo di recente, dopo le denunce dei familiari dei partigiani di Ostra uccisi proprio a seguito dell’attività collaborazionista dei repubblichini ricordati, come da 73 anni a questa parte, nella cerimonia “incriminata”.

I FATTI STORICI

La storia racconta che il 6 febbraio 1944 ufficiali tedeschi delle SS aiutati da Carabinieri e agenti della Questura, rastrellarono tutto il territorio di Ostra alla ricerca di componenti del Gap locale (piccolo gruppo di partigiani comunisti). L’Atlante delle stragi fasciste e naziste descrive che vennero radunate 200 persone e, tra queste, tre furono identificate come i vertici militari del Gap: Alessandro Maggini, Amedeo Galassi e Pietro Brutti, tutti con la qualifica di partigiani combattenti. Individuati grazie alla soffiata di alcuni fedeli alla Repubblica di Salò, vennero fucilati davanti al muro di cinta del Paese. La notte dell’11 luglio in un’azione di rappresaglia i partigiani del Cln di Ancona catturarono e uccisero cinque fascisti, accusati di aver collaborato con le SS nell’individuazione dei membri del Gap. Sono questi cinque collaborazionisti che ogni anno vengono ricordati. Tra questi anche il priore don Nazzareno Pettinelli, che aveva aderito al fascimo e quindi ai bandi tedeschi. Per questo, a curare l’organizzazione della commemorazione, come di consueto, la parrocchia attualmente guidata da don Umberto Gasparini che, secondo tradizione, tramite un volantino invita i parrocchiani “alla preghiera per l’uccisione del priore don Nazzareno Pettinelli e di coloro che furono vittime della rappresaglia”. Un rituale che si è compito anche quest’anno, di fronte ad una sorta di altare mobile allestito in via dei Partigiani, proprio di fronte alla lapide che ricorda Alessandro Maggini, Amedeo Galassi e Pietro Brutti. E non è passata inosservata la presenza del sindaco, che pure per l’occasione non ha indossato la fascia tricolore.

L’INDIGNAZIONE DELL’ANPI

Indignate le famiglie dei partigiani e l’Anpi della provincia di Ancona, che condanna «quanto reiterato negli anni, sulla scia di mistificazioni e di un revisionismo dilagante, che vorrebbe accreditare una sorta di parificazione delle tragiche vicende che segnarono la fine della Seconda Guerra Mondiale, ponendo sullo stesso piano quanti combatterono e diedero la vita per liberare l’Italia dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista, e chi ne fu artefice e servo. In particolare l’Anpi – si legge in una nota – a fronte del sacrificio dei partigiani Maggini, Brutti e Galassi il cui assassinio è rimasto impunito, stigmatizza il tentativo di attribuire a risentimenti emotivi quello che non potrà essere cancellato dal giudizio della storia tanto più in presenza di un’ostentata simbologia dal chiaro richiamo nazista e fascista. Certi dei sentimenti antifascisti e democratici sanciti dalla nostra Costituzione, e che devono sempre connotare il ruolo delle nostre istituzioni, rinnova le richieste di impegno in tale direzione a tutti i rappresentanti delle stesse, dei partiti, delle forze sociali e della cittadinanza al fine di salvaguardare i valori fondanti la nostra democrazia».

LE REAZIONI POLITICHE

Dal Pd tutto tace. Il laconico commento affidato a facebook dell’ex consigliere regionale Pd, Gianluca Busilacchi, ora Mdp: «Che vergogna», che suscita la reazione del sindaco. «Perché non si ripetano spiacevolissime pagine della storia d’Italia non si può non dialogare, per rifiutare l’odio e se il codice su cui possiamo ritrovarci è quello decifrato nella preghiera è un punto di partenza – scrive Storoni sul social -. Dobbiamo continuare ad odiare tanti nostri concittadini, o i tedeschi o i giapponesi perché durante la guerra mondiale ci sono state posizioni diverse? Quando faremo pace con la storia per superare il livore che è di pura cronaca per entrare nell’insegnamento che le divisioni e le ferite si devono rimarginare? Quindi per togliere ombre sulla vicenda – continua – torno a ribadire che nessuna iniziativa fascista si è svolta. Nella domenica più vicina al giorno in cui 73 anni fa sono stati fucilati 5 fascisti, un gruppo di persone, tra cui io, abbiamo ridotto la nostra distanza reciproca in termini di umana pietà nei confronti delle vittime della violenza che ha caratterizzato un frangente dolorosissimo della nostra storia. I fascisti uccisi sono stati vittime stesse della guerra nazifascista e della violenza che ideologicamente si era imposta. Rimango convinto che i partigiani si erano fatti portatori di una causa nobile che è stata fondativa per la nascita della nostra Repubblica e allo stesso tempo sono convinto che chi aderiva ad altre idee, opposte a questa, si è schierato contro l’interesse della nostra Italia. Il 9 luglio si sono dette due preghiere rivolgendoci ai due lati della strada uno di fronte all’altro c’erano i tre partigiani uccisi il 6 febbraio e dall’altra i 5 fascisti uccisi l’11 luglio».

Resistenza e Liberazione sembrano continuino a rimanere temi controversi per il Pd di Ancona che già da tempo ha visto incrinarsi il suo rapporto con l’Anpi. Lo strappo si era consumato già con il sindaco di Ancona, proprio durante la Festa della Liberazione a piazza Cavour, quando Valeria Mancinelli aveva lasciato la cerimonia durante l’intervento della rappresentante dell’associazione partigiani.

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