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Aquilotto sparato: taglia
di 500 euro sul bracconiere

FABRIANO - E' la ricompensa che promette il Wwf Marche a chi fornirà informazioni utili per trovare il colpevole. "L'aquilotto è nato a maggio da una delle 18 coppie che nidificano nell'appennino umbro marchigiano - spiega Jacopo Angelini - A fine anno avrebbe appreso le tecniche di caccia, ma l'uomo rovina tutto, anche le leggi della natura"
lunedì 21 Agosto 2017 - Ore 22:47
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L’aquilotto sparato e in cura all’Enpa di Fabriano

Vogliamo nome e cognome di chi distrugge il nostro patrimonio faunistico e vogliamo trascinarlo in tribunale e chiedergli i danni”. Il Wwf si costituirà parte civile in un eventuale processo contro il bracconiere che ha impallinato l’aquila reale ad Albacina di Fabriano (leggi l’articolo) e “a chi fornirà informazioni utili per trovare il bracconiere sarà data una ricompensa di 500 euro”. Jacopo Angelini, delegato Wwf Italia per la Regione Marche rilancia per tenere alta l’attenzione sulla vicenda che ha toccato le coscienze anche di chi non è un attivista nel campo dei diritti degli animali.

Poi ricorda che “la coppia di Aquila Reale del Parco Gola della Rossa e di Frasassi è l’unica della Provincia di Ancona ed è quindi rara e preziosa per gli equilibri degli ecosistemi appenninici” e postano su fb la foto della radiografia che testimonia la presenza di pallini nel corpo del rapace spiega che l’aquilotto è “nato nel mese di maggio da una delle 18 coppie nidificanti presenti nell’appennino umbro marchigiano, che è quella del parco Rossa Frasassi, dopo essere stato nutrito dai genitori per oltre 3 mesi si è involato da solo lo scorso 28 luglio e ha seguito i propri genitori nelle montagne del parco fino a quando non è stato sparato da un delinquente nella zona di Albacina”.

La lastra radiografica che testionia la presenza di pallini nel corpo del rapace

L’uccello è stato recuperato il 19 agosto. Il gruppo di ricerca delle aquile reali dell’appennino umbro marchigiano, di cui fa parte Jacopo Angelini, controlla “le singole coppie con canocchiali molto potenti da oltre un chilometro di distanza e con i controlli periodici conosciamo la biologia riproduttiva dalla specie in appennino da oltre 30 anni. Le aquile reali – spiega – sono monogame e nidificano in pareti rocciose alte anche diverse centinaia di metri in grandi nidi , che possono avere anche mille anni di dimensioni enormi, alcuni misurano 5 metri per due metri. Sono molto sensibili al disturbo umano e possono abbandonare il piccolo al nido se l’uomo si avvicina in parete, lasciandolo morire come è capitato in passato”.

Secondo Angelini il giovane aquilotto “sarebbe rimasto con i genitori fino di solito a dicembre o gennaio, con cui avrebbe appresso le tecniche di caccia e avrebbe imparato a diffidare dell’uomo per poi andare a cercarsi un nuovo territorio, dove vivere e alla maturità sessuale, che raggiunge al quinto anno di età avrebbe probabilmente formato una nuova coppia del nostro appennino. Questo accade da migliaia di anni nelle nostre montagne appenniniche sono le leggi della natura. dove l’uomo in questo caso rovina tutto”.

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