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Tris di vini per la nuova etichetta
Tenute Pieralisi

MAIOLATI SPONTINI - Fanno il loro ingresso sul mercato il Verdicchio Villaia ed i Rosso Piceno, Caccialepre e Re di Ras, prime tre bottiglie della nuova gamma delle cantine. Produzione piccola, biologica e vegan, interamente da prodotti autoctoni. Il nuovo marchio si affianca a Monte Schiavo
lunedì 4 Settembre 2017 - Ore 17:38
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Il brindisi con i nuovi vini delle Tenute Pieralisi. Da sinistra, l’enologo Simone Schiaffino, l’ad dell’azienda Andrea Pieralisi, il consulente enologo Carlo Ferrini, il presidente del gruppo Gennaro Pieralisi ed il direttore commerciale Davide Orrù

 

La presentazione della nuova etichetta e dei nuovi vini delle Tenute Pieralisi. Da sinistra, Andrea Pieralisi, ad dell’azienda, il direttore commerciale, davide Orrù, il presidente del gruppo Pieralisi, Gennaro Pieralisi, gli enologi, Carlo Ferrini e Simone Schiaffino

 

di Agnese Carnevali

Villaia, Caccialepre e Re di Ras. Tre vini per tracciare il nuovo corso dell’azienda Monte Schiavo, con la nuova gamma di etichette delle cantine Tenute Pieralisi. Una produzione piccola, che punta sulla qualità più che sulla quantità ed interamente biologica. Niente chimica e neanche derivati di origine animale, in linea con la policy vegana. Il Verdicchio Villaia, dalle uve del vigneto Colle del Sole, nel comune di Maiolati Spontini, nasce da prodotti interamente autoctoni. Non solo le uve, anche i lieviti utilizzati provengono dal vigneto, ricavati dalle bucce. Poi i due Rosso Piceno, il Caccialepre ed il Re di Ras, sempre dal vigneto di Colle del Sole, 85% Montepulciano e 15% Sangiovese. Il primo, anno 2015, è stato affinato in grandi botti di rovere per 12 mesi. Il secondo, anno 2013, è stato travasato dopo la fermentazione in fusti di rovere francese da 5 ettolitri, dove è rimasto per 12 mesi. Quindicimila le bottiglie che saranno sul mercato da oggi, 6 mila per il Villaia, altre 6 per il Caccialepre e 3 mila per il Re di Ras. Termineranno la gamma, il prossimo anno, due Verdicchio spumantizzati ed un Verdicchio riserva, versione evoluta del Villaia. Mentre a breve arriverà un olio a tiratura limitata, 700 bottiglie, il Verde di San Settimio, sul mercato dal 25 di settembre, nato dalla spremitura di olive al primo stadio di maturazione.

Il vigneto delle Tenute Pieralisi

Gli echi della tradizione marchigiana – dal nome dei vini alle modalità di produzione, senza ausili chimici – ma al passo coi tempi di un gusto che si modifica continuamente. «Molte cose sono cambiate nelle tecnologie, nel gusto, nei cibi che mangiamo, dobbiamo adeguare il vino a questo ed anche ai nuovi mercati. Lo abbiamo fatto ricercando l’origine del sapore del vino che è nell’uva − la parole di Gennaro Pieralisi, presidente dell’omonimo gruppo −. Certo per passare da un prodotto all’altro, in questo campo, serve tempo. Sono passati cinque anni dalla nascita delle cantine Tenute Pieralisi, ma abbiamo ottenuto ottimi risultati».

Dopo anni di lavoro, dunque, le Tenute Pieralisi sono pronte alla prova del mercato, come sottolineato dall’ad dell’azienda Andrea Pieralisi. «Oggi è un giorno storico ed emozionante. Le origini di questa cantina, nata come cantina sociale, sono antiche. Oggi siamo un’azienda interamente biologica. In un mondo in cui le attività sono diventate folli, sempre alla rincorsa delle tecnologie, qui si ritorna alla dimensione umana, perché i tempi sono dettati dall’agricoltura e da Dio».

A plasmare dal punto di vista tecnico le nuove bottiglie, il consulente, enologo di fama mondiale, Carlo Ferrini, e Simone Schiaffino, enologo dell’azienda. «La cantina non era il top del top − afferma Ferrini − e all’inizio nutrivo delle perplessità, ma poi con un valido lavoro di squadra siamo riusciti ad ottenere il massimo». Rispetto del vitigno e l’utilizzo di «uva e basta» la filosofia che ha guidato la nascita dei nuovi vini, come illustrato da Schiaffino. «Sono questi aspetti − sottolinea − che permettono a questi vini di esprimere questa terra».

Aperto il nuovo corso, prosegue anche quello di Monte Schiavo divenuta etichetta interamente biologica. «I vini Monte Schiavo continuano ad essere il core dell’azienda, anche visto l’ottimo rapporto qualità prezzo − spiega il direttore commerciale dell’azienda, Davide Orrù −. Tenute Pieralisi si collocano su un mercato dove Monte Schiavo non è presente. Proprietà, cantina e staff sono gli stessi e identico è l’approccio al vino. L’intera azienda agricola è biologica, la gestione del terreno è meccanica, non si usano fertilizzanti, e la gestione della pianta prevede solo l’utilizzo di rame e zolfo. Le vendemmie 2016, 2017 e 2018 sono vendemmie di conversione, dal 2019 tutto sarà certificato, ma qui si lavora già biologico».

 

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