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Nuova luce sul porto
architetti e progettisti si dividono
sul bando del waterfront

ANCONA - Ad essere contestato il poco tempo a disposizione per presentare le proposte. L'avviso non è ancora stato pubblicato e la scadenza è fissata per il 26 febbraio. I critici: «Impossibile elaborare idee di qualità in così pochi giorni». Gli entusiasti: «Progetto unico e destinato a cambiare il volto di Ancona. Appello ai migliori lighting consultant del mondo»
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La presentazione del concorso di progettazione Iti Waterfront 3.0

 

L’ingegnere Maria Pia Gerrini intervenuta durante la presentazione del concorso. Accanto, Lucio Clemente, titolare di Nova-Idea Luce

 

di Agnese Carnevali

In attesa della pubblicazione del bando di concorso, architetti e progettisti di Ancona si dividono sul progetto Iti-Waterfront 3.0 per la nuova illuminazione del fronte mare e della parte storica della città presentato l’altra mattina a Palazzo degli Anziani. Platea al completo nella sala del Consiglio, in occasione del lancio del concorso di progettazione, nella quale spiccavano i volti di molti professionisti, esperti ed emergenti del settore, interessati alla proposta, che solletica le menti creative. Ma i 30 giorni di tempo concessi per elaborare l’idea hanno sollevato alcune contestazioni. Il bando non è stato ancora pubblicato, lo sarà in settimana, la scadenza, come annunciato, è stata fissata al 26 febbraio.

Alcuni tra i professionisti presenti a Palazzo degli Anziani per il lancio del concorso di progettazione, a destra Roberto Giacomucci

L’ingegnere Maria Pia Guerrini la prima a sollevare il problema in sala. «Progetto bello ed ambizioso, ma difficile produrre soluzioni della qualità richiesta in così poco tempo». L’invito del sindaco ad aspettare «di vedere nel dettaglio i termini del bando» prima di sollevare la questione. Tra i presenti anche l’architetto e designer, Roberto Giacomucci. «I tempi sono stretti − commenta − ed io ho esperienza in quest’ambito, da 25 anni progetto lampade e punti luce. Due settimane servono solo per maturare l’idea, poi c’è da disegnare e produrre il materiale. Un conto − prosegue − è fare la disposizione dei punti luce, un altro è ideare prodotti dotati di wi-fi ed altre caratteristiche sofisticate delle quali, almeno secondo quanto appreso dalla presentazione, dovranno essere dotati i dispositivi. Si tratta anche di pensare a soluzioni diverse, luce su pali e in sospensione, perché gli ambiti di intervento sono differenti: il fronte mare e le banchine, le vie e le piazze del centro storico, i palazzi monumentali, senza contare i calcoli relativi alla luce. Ho qualche perplessità − aggiunge ancora − o verranno fuori cose che poi non sono realizzabile oppure il dubbio che ci sia già qualcuno con il progetto pronto e chiuso nel cassetto e che aspetta il concorso per tirarlo fuori c’è». Dunque non parteciperà? «Ero presente perché ero interessato, ma a queste condizioni non credo, serviva una finestra di almeno 60, 90. Così, considerando che il lavoro quotidiano non si ferma, mi sembra sia solo una perdita di tempo». Più indulgente l’architetto Emilio D’Alessio, esperto in temi di sostenibilità. «Forse tempi così stretti non lasceranno spazio a grandi sperimentazioni − afferma −, ma potrebbero partecipare cordate che possano unire alla progettazione altamente tecnica aziende specializzate, individuando così per ogni ambito le soluzioni più adatte. L’intervento del resto è necessario ed urgente, questo giustifica i tempi serrati». Si riservano di leggere il bando l’architetto Sergio Roccheggiani e Gianluigi Mondaini, direttore del corso di laurea in Ingegneria Edile-Architettura della Politecnica. «Occorre vedere cosa richiede il bando ed avere esperienza per la partecipazione a gare − sostiene Roccheggiani −. Ci sono bandi anche di 7 giorni, con richieste commisurate al tempo a disposizione». All’attacco Lucio Clementi, titolare di Nova-Idea Luce, intervenuto anche durante il lancio del concorso, che però pensa di accettare la sfida. «Come si può pensare di progettare una cosa così complessa in 20 giorni, un mese. Si va ad agire in luoghi in cui convivono veicoli, merci, persone, edifici storici. Il progetto − continua ancora −, come detto dalla stessa amministrazione, è unico ed ambizioso, destinato a cambiare il volto della città e credo debba rimanere tale per molti anni a venire, non penso vada liquidato così. Il dubbio che qualcuno abbia già gli apparecchi progettati ad hoc viene. Pei per progettare la piramide del Louvre ha impiegato 9 mesi, fatto simulazioni. Non penso che il progetto di Ancona sia meno importante di quello del Louvre, sarebbero serviti almeno 5 mesi. Il concorso − conclude − comunque mi alletta, aspetto la pubblicazione del bando».

La curatrice museale e di eventi, Cristiana Colli, ideatrice di Demanio Marittimo.Km278

Giudizio positivo, quello di Cristiana Colli, curatrice museale, esperta di illuminazione espositiva ed ideatrice della manifestazione Demanio Marittimo.Km 278, presente a Palazzo degli Anziani. «Non entro nel merito dei tempi, ma non c’è che da fare i complimenti ad un progetto del genere. Per due motivi − spiega −. Il primo, perché la riqualificazione urbana attraverso la luce è ormai una tendenza consolidata ed una best practice non solo in Italia, ma nel mondo. E poi perché la città contemporanea è una città per la luce, che è elemento di sicurezza, di socialità, di cultura urbana e monumentale. Così Ancona può compiere un salto di scala, sul piano strategico, sottolineando la centralità del porto. Questo nuovo piano di illuminazione può far raggiungere punte alte sul piano della narrazione dell’identità della città. Si tratta − aggiunge − di un vero progetto di sviluppo a traino culturale, segno che si stanno cominciando a fare i passi formali e gli investimenti necessari per ridare dignità di capoluogo ad Ancona». Parteciperà dunque? «Ho lavorato molto nell’ambito della luce e conosco le filiere professionali che la riguardano, ma no. L’auspicio è però che il bando abbia la più ampia divulgazione, non solo nazionale, ma anche internazionale, perché la sfida è alta e contiene molti elementi che richiedono grande competenza. Spero proprio che i più importanti lighting consultant italiani e non solo partecipino, perché il progetto merita il meglio».

 



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