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Il legale che seguì il caso Cameyi:
«Volevamo cercarla con un detective,
ci fu negato di vedere il fascicolo»

PORTO RECANATI - Luca Sartini è l'avvocato dell'associazione Penelope e all'epoca della scomparsa della 15enne aveva assistito anche la famiglia. «Se è lei lo potrà dire il dna, sperando si possa ricavare dai reperti trovati. Quello della madre era stato acquisito all'epoca. Senza polemiche, ma ci sono indagini di serie A e altre di serie B»
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di Gianluca Ginella

«Se sono i resti di Cameyi ci vorranno comunque diversi giorni per avere gli esiti del Dna, sempre che sia possibile ottenere qualcosa dai reperti trovati. Voglio sperare che ci siano stati controlli, all’epoca della scomparsa, sul terreno dove ora stanno trovando le ossa». A dirlo è l’avvocato Luca Sartini, legale dell’associazione Penelope (che segue i casi di persone scomparse) e che ha assistito anche la famiglia di Cameyi.

Cameyi Mosammet, la 15enne sparita nel 2010

«Per ora, da quello che mi è stato detto, non si può dire che sia la 15enne scomparsa nel 2010 – dice il legale –. Ci vorrà tempo per estrarre il dna, e dopo tanti anni, con i resti che sono rimasti a mollo e nel fango, non è detto che si riesca a trovare un campione idoneo. Nel caso però la comparazione potrebbe essere immediata perché la madre di Cameyi depositò il suo dna. Ci sono poi altri reperti: una scarpa, una maglietta, un cerchietto per capelli che al momento non sono stati mostrati alla madre ma ritengo che se appartenevano alla figlia lei li riconoscerebbe». Il legale aveva seguito le indagini all’epoca della scomparsa. «Avevamo chiesto al pm di vedere il fascicolo perché, come associazione, volevamo nominare un investigatore che potesse aiutare nelle ricerche. Vedere il fascicolo serviva per evitare di andare a cercare dove già erano stati gli investigatori e concentrarci su altri posti. Ma ci è stato negato di visionarlo perché non avevamo individuato gli atti precisi di indagine che chiedevamo di vedere. Un po’ difficile indicarlo visto che non conoscevamo quali indagini avevano fatto».

L’avvocato Luca Sartini

All’epoca, continua il legale «l’idea che si erano fatti era che all’interno della famiglia ci fosse omertà. Per smentire questa cosa ho portato la madre e il fratello a parlare con il pm. Le ricerche erano state svolte anche nel Paese di origine di Cameyi, senza risultati, perché si pensava che questa ragazzina che voleva vivere all’occidentale e giocava a calcio fosse stata riportata nel suo Paese. Forse era meglio concentrare altrove le indagini. Io spero che siano andati a controllare dove oggi sono state trovate le ossa. Non dovessero aver cercato lì, a pochi metri dall’Hotel House, dove è stata vista per l’ultima volta Cameyi, allora sarebbe scandaloso. Mi è capitato di seguire diversi casi e, senza fare polemiche, ho constatato che ci sono indagini di serie A e altre di serie B».

Pozzo dell’orrore, uno dei corpi è di un bambino

 

Il medico legale Roberto Scendoni, a destra, sul pozzo dove sono state trovate le ossa

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